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Vino, collezione di biodiversità microbica del Crea diviene europea

AttualitàVino, collezione di biodiversità microbica del Crea diviene europea

Ammessa in Organizzazione delle collezioni microbiche europee (Ecco)
Milano, 20 ott. (askanews) – La collezione di microorganismi di habitat viticolo enologico del Consiglio per la ricerca in agricoltura (Crea) è stata ammessa nell’European culture collections’ organisation (Ecco), una delle più importanti organizzazioni internazionali che si occupano di biodiversità microbica. Lo ha riferito lo stesso Crea, spiegando che “i microrganismi svolgono un ruolo fondamentale ma ancora sottovalutato per la definizione di ‘terroir’ e in generale per la qualità del vino”. Dal 2017 la collezione è censita dal Culture collection information worldwide (Ccinfo) del World data centre for microorganisms (Wdcm). Il Crea Viticoltura ed Enologia di Asti mantiene una delle più importanti collezioni di microorganismi di interesse viticolo-enologico a livello nazionale. La conservazione di questi microorganismi è iniziata negli anni Settanta ed è gestita dal gruppo di Microbiologia enologica del centro. In circa 40 anni di attività di ricerca, sperimentazione e mantenimento, la collezione è stata arricchita con svariati ceppi e specie di microorganismi, sia in termini di organismi utili ai processi di produzione del vino sia di ceppi contaminanti il vino stesso e gli ambienti di cantina. Ad oggi, la collezione conta circa 1.400 isolati (ceppi conservati come coltura pura) di lieviti e 280 isolati di batteri lattici, conservati in tripla copia a -80 gradi. Recentemente, è stata inserita una piccola collezione di batteriofagi, virus che attaccano i batteri lattici. La collezione è stata corredata con il Dna purificato estratto da tutti i ceppi e completamente riesaminata con metodi molecolari basati su analisi genetiche, arrivando alla discriminazione oggettiva delle singole specie e, addirittura, alla distinzione di un singolo ceppo all’interno della specie con metodi molto simili a quelli utilizzati dalla polizia scientifica. Gli isolamenti più recenti sono frutto delle attività di ricerca scientifica, dalla sperimentazione relativa alla selezione di lieviti e batteri ecotipici, alla valutazione della biodiversità in vigneto, alle analisi conto terzi rivolte all’identificazione di contaminanti del vino ritrovati nelle bottiglie o nelle attrezzature di cantina. “La biodiversità microbica presente in natura, di cui la collezione Crea non è che un’infinitesima frazione, permette di andare oltre la standardizzazione derivante dall’uso di uno o pochi microrganismi per ogni tipo di produzione enologica, abbracciando l’idea di un’enologia di precisione di tipo ‘sartoriale’ dove ogni vino, ogni singola denominazione, ha un suo microrganismo, selezionato ‘su misura’” ha precisato il Crea, aggiungendo che “la collezione di microrganismi enologici ricopre un ruolo importante come fonte di ‘biodiversità metabolica’ che si riflette sulle qualità di un vino prodotto”. “Grazie a determinate capacità enzimatiche presenti nei ceppi della collezione – conclude il Consiglio per la ricerca in agricoltura – si possono ottenere, ad esempio, profumi migliorati o accentuati, maggiore struttura o colore più stabile nei rossi e si potrebbero risolvere diversi problemi tecnologici legati alle produzioni enologiche”. continua a leggere sul sito di riferimento

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