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Venezia e le origini di Inge Morath in mostra a Palazzo Grimani

AttualitàVenezia e le origini di Inge Morath in mostra a Palazzo Grimani

Con il magnifico reportage del 1955 dalla città lagunare

Venezia, 31 gen. (askanews) – Un’occasione per scoprire il momento in cui lo sguardo di una grande fotografa come Inge Morath ha cominciato a prendere forma, nel luogo in cui è successo. Il Museo di Palazzo Grimani a Venezia, spazio di cultura dinamico e brillante, ospita una retrospettiva sulla fotografa austriaca, prima donna ammessa nell’agenzia Magnum degli anni d’oro e la cosa più interessante è proprio la ricca esposizione del reportage che Morath ha realizzato nella città lagunare nel 1955, quando aveva 32 anni.

Due sale nelle quali si trova la storia di una città unica, che resta fondamentalmente sempre uguale a se stessa, ma dove cambia profondamente la geografia umana, che poi è il centro dell’interesse dalla reporter. Accanto a questo, anche nel confronto con le altre sale della mostra, dove sono esposti molti degli scatti più celebri e celebrati di Inge Morath, si può apprezzare la freschezza e una sorta di ingenuità che fa da sottofondo al reportage veneziano, realizzato da una fotografa già molto consapevole del mezzo, ma ancora nella fase di costruzione del proprio stile, ancora non completamente codificato. Questo aspetto rende molto vive le fotografie veneziane, le rende a volte vagamente imprecise, ma è un’imprecisione che ricorda il “leggermente fuori fuoco” di Robert Capa e che offre all’immagine una forza ulteriore, un elemento sottile di mistero che ne alimenta il fascino e l’intensità.

È però poi interessante notare come nel reportage veneziano si possano anche trovare in modo evidente le tracce delle due grandi lezioni che la giovane Morath portava nel suo lavoro: quella della ricerca umanistica, figlia dei traumi della Seconda guerra mondiale unita a quella dell’istante decisivo teorizzata da Henri Cartier-Bresson, di cui lei è stata assistente tra il 1953 e i 1954. Il risultato, se mai questa espressione avesse un senso, è una sorta di “tenerezza fotografica”, un modo di prendersi cura dei soggetti (e del luogo), senza dimenticare la ricerca del tempismo della ripresa e della sua fulminea rivelazione. In questa intersezione si può già sentire tutta la consapevolezza e la portata del lavoro di Inge Morath, di cui il resto dell’esposizione di Palazzo Grimani offre un ricco e affascinante repertorio.

La mostra “Inge Morath – Fotografare da Venezia in poi” è aperta al pubblico fino al 4 giugno.

(Leonardo Merlini)

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