martedì, 23 Aprile , 24

Proteste in Cina, sui fogli bianchi “quello che non si può dire”

AttualitàProteste in Cina, sui fogli bianchi "quello che non si può dire"

Si allarga fronte anti-restrizioni, smentito ritiro dei lotti di A4

Roma, 28 nov. (askanews) – Mentre continuano a crescere i contagi di coronavirus in Cina, che oggi hanno raggiunto un nuovo record con 40.052 casi in 24 ore, si allarga il fronte delle proteste contro la rigida politica Zero Covid delle autorità che costringe larghe fette di popolazione a lockdown improvvisi, estesi e prolungati, oltre che a test di massa. Proteste dirette esplicitamente in maniera inedita contro Pechino e il presidente Xi Jinping e che hanno come simbolo i fogli A4 bianchi, segno di sfida specialmente tra gli studenti delle università che li sventolano alle manifestazioni, una forma di protesta silenziosa e un modo per evitare la censura o l’arresto. E per questo ha fatto scalpore la notizia, subito smentita dallo stesso produttore di carta Shanghai M&G, di un ritiro dei lotti per motivi di sicurezza nazionale.

Lunedì, la società ha pubblicato un avviso di emergenza alla Borsa di Shanghai affermando che un documento contraffatto sta circolando online. I funzionari di M&G hanno affermato che la produzione e il funzionamento degli stabilimenti sono normali e che hanno informato la polizia dell’accaduto.

Intanto, anche se la situazione è più tranquilla di ieri, proseguono gli arresti a Shanghai, dove a chi prova a fotografare le aree delle manifestazioni la polizia chiede di cancellare le immagini pena l’arresto. Da ieri sul web sono emersi molti video e foto di studenti che hanno tenuto veglie per le vittime di Urumqi, città dello Xinjiang dove sono morti 10 cittadini della minoranza uigura, costretti in lockdown, e hanno protestato gli allievi delle università di Pechino e Nanchino. Anche nella elitaria Università Tsinghua della capitale, centinaia di studenti hanno preso parte a dimostrazioni di protesta.

La Cina ha accusato oggi “forze con secondi fini” di avere collegato l’incendio mortale avvenuto nella regione occidentale dello Xinjiang alle rigide misure contro il Covid imposte da Pechino. Numerosi post che circolano su social media cinesi ed esteri riferiscono che i lunghi blocchi imposti per limitare i contagi del Covid nella capitale della regione autonoma uigura avrebbero ostacolato i tentativi di salvataggio dei residenti di un immobile in fiamme giovedì notte, provocando la morte di 10 persone.

In risposta a una domanda durante una regolare conferenza stampa sul disastro, il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian ha dichiarato: “Sui social media ci sono forze con secondi fini che mettono in relazione questo incendio con la risposta locale al Covid-19”.

Per cercare di tenere sotto controllo la situazione il governo cinese ha istituito gruppi di lavoro speciali per assicurarsi la corretta applicazione delle restrizioni sul Covid-19 nel Paese. L’obiettivo è quello di controllare l’attuazione delle misure, monitorare i test PCR della popolazione e assistere gli investigatori epidemiologici nella raccolta e condivisione delle informazioni sulla situazione nel paese.

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