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Nuove emergenze climatiche e vecchie norme inefficaci: Idos fa il punto sull’immigrazione

MondoNuove emergenze climatiche e vecchie norme inefficaci: Idos fa il punto sull’immigrazione

In Italia arriva un numero sempre maggiore di migranti in fuga da alluvioni e siccità. Il contesto di accoglienza è segnato da una politica “fallimentare”, figlia di un Paese “che nega se stesso”, ma chi lotta c’è.

DI SCIULLO (IDOS): SEMPRE DI PIÙ I MIGRANTI CLIMATICI

“Il Dossier statistico sull’immigrazione di quest’anno è dedicato ai migranti che esistono ma che in Italia non ci sono: non ci sono perchè la mancanza di mezzi li ha bloccati nelle loro terre d’origine, rese invivibili da guerra e povertà; perchè morti di stenti e violenze lungo il cammino che porta fino all’Europa; perchè intrappolati in quell’assurdo ‘gioco dell’oca’ che si svolge ai confini dell’Unione; e poi arrivati qui ma invisibili, sequestrati in sacche di sfruttamento e assenza di diritti”. Luca di Sciullo, presidente di Idos, ha aperto così a Roma la conferenza di presentazione del Dossier statistico sull’immigrazione 2022, la 32esima edizione. Il Dossier viene prodotto da Idos in collaborazione con il Centro Studi Confronti, l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e l’otto per mille alla Chiesa valdese.

A emergere dal rapporto di quest’anno, come evidenzia Idos in una nota, il profilo di un’immigrazione “sempre più climatica”. Nel 2021 infatti “i primi Paesi di origine delle persone arrivate nella nostra penisola erano tra quelli più colpiti da siccità e alluvioni. E il numero di migranti ambientali nel mondo è in continua crescita: secondo la Banca mondiale diventeranno 220 milioni nel 2050”.

Nel Dossier si evidenzia che il pianeta vive una fase di “grande sofferenza, dove una persona su 78 è costretta a lasciare la propria abitazione. Alla fine del 2021 – si legge ancora -, il mondo contava 89,3 milioni di migranti forzati, in aumento dell’8 per cento rispetto all’anno precedente, arrivati a superare la soglia dei 100 milioni dopo l’invasione russa dell’Ucraina dello scorso 24 febbraio”.

A questi, denuncia il comunicato, “si aggiungono i migranti forzati per cause climatiche, il cui numero resta per lo più non dichiarato, visto che in Italia e in Europa ai migranti climatici in quanto tali non viene riconosciuto lo status di rifugiato. Secondo l’Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc), negli ultimi 15 anni i disastri naturali sono stati la causa principale della maggior parte degli sfollamenti interni. Solo nel 2021 – riferisce il dossier – sono stati registrati 23,7 milioni di nuovi sfollati per cause ambientali, contro i 14,3 milioni prodotti dai conflitti. Tra i Paesi più colpiti: Cina, Filippine e India. Secondo la Banca mondiale, entro il 2050 i migranti ambientali potrebbero arrivare a 220 milioni di persone”.ù

DI SCIULLO (IDOS): POLITICHE VESSATORIE DA 30 ANNI

“Trent’anni di mancata riforma su una legge di cittadinanza che esclude un milione di giovani nati e cresciuti qui; 20 anni di mancata abolizione della legge Bossi-Fini che ancora oggi, dopo tre crisi economiche globali, continua a richiedere la stipula e la vigenza di un contratto di lavoro continuativo per il rilascio di un permesso di soggiorno; 14 anni di mancata pianificazione di programmi triennali di ingressi nel Paese, con il risultato di 11 decreti flussi sottodimensionati rispetto alle necessità reali dell’Italia”. Sono alcuni degli “anniversari” che segnano “anni di una cosciente volontà politica vessatoria e inferiorizzante” nei confronti dei migranti, secondo il presidente di Idos.Secondo Di Sciullo, mantenere i migranti in una condizione di svantaggio sociale “fa comodo ai governanti, che fanno affidamento sul vecchio metodo del capro espiatorio”. Alcuni dei dati che emergono dal Dossier sembrano mostrare i risultati di politiche che tengono i migranti ai margini della vita produttiva del Paese. In un video di presentazione del documento si parla di “segregazione lavorativa”. I cittadini stranieri rappresentano il 10 per cento del totale della forza lavoro italiana ma il 16 per cento delle persone disoccupate. Più della metà di queste persone senza occupazione, il 52 per cento, è costituito da donne. Circa il 64 per cento di questi lavoratori è impiegato in settori a bassa qualificazione, contro il 31 per cento che si riscontra fra i cittadini italiani. Un terzo dei lavoratori stranieri è occupato in comparti vulnerabili e privi di garanzia standard.

DON ZERAI: BASTA IGNORARE LA GUERRA NEL CORNO D’AFRICA

“Nel nord dell’Etiopia c’è un conflitto che prosegue da due anni e che si stima abbia causato la morte di 500mila persone, eppure non vedo grande allarmismo sui media occidentali, direi che praticamente non se ne parla. E poi in tutto il Corno d’Africa ci sono una carestia e una siccità molto forti, che spingono le persone alla fuga per sopravvivere, non per migliorare le proprie condizioni”. La denuncia è di don Mussie Zerai, sacerdote eritreo e attivista, fondatore dell’agenzia Habeisha.

Il direttore di Habeshia, nel corso del suo intervento, ha premesso che la migrazione “è un fenomeno che non può essere arrestato ma che deve essere governato con intelligenza, pragmatismo ma soprattutto umanità”.

Don Zerai ha poi dedicato una riflessione alla migrazione dall’Africa subsahariana e in modo particolare dal Corno d’Africa, sua regione di provenienza. “In Somalia si verificano circa tre attentati al giorno”, ha detto il religioso. “La gente ha bisogno di tranquillità e di pace, e non può che andare via”Il percorso verso l’Europa è spesso reso complesso “da politiche come quelle maturate nel contesto del processo di Khartoum”, spiega don Zerai in riferimento a una piattaforma di cooperazione fra Paesi europei e africani nata nel 2014 a Roma, con l’omonima dichiarazione. “L’obiettivo non è quello del raggiungimento della dignità e dell’integrazione, quanto quello di creare una barriera che blocchi i migranti in Africa senza farli arrivare in Europa”.

Spesso molte delle persone che tentano di raggiungere i Paesi dell’Unione restano in campi profughi, “situati in luoghi desolati e isolati, come quelli del Sudan”, denuncia il direttore di Habeshia. “Questo sistema va superato”, l’appello del religioso. “L’Uganda ad esempio ha scelto una politica diversa, lascia che i profughi possano muoversi, in molti casi facilita anche l’acquisto di terreni”, argomenta don Zerai parlando del Paese africano, che a oggi, stando a dati delle Nazioni Unite, ospita 1,5 milioni di rifugiati.Secondo il Dossier di Idos, nel mondo, nel 2021, l’83 per cento dei continua a leggere sul sito di riferimento

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