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Meloni contro i gufi: “Ce la tirano, sorprendiamoli”

PoliticaMeloni contro i gufi: “Ce la tirano, sorprendiamoli”

ROMA – Giorgia Meloni atto primo. Ai ministri raccomanda “serietà, senso di responsabilità, lealtà”. Il momento “è complicato” e l’accoglienza della stampa non è delle migliori, dice. Troppi “uccelli del malaugurio” aleggiano sull’esecutivo. Ai gufi diamo una risposta corale “siamo una bella sorpresa per l’Italia”, è il senso del suo discorso ai ministri, aprendo i lavori del consiglio numero uno. Con il passaggio di consegne in corso, sul tavolo del cdm di insediamento ci sono pochi provvedimenti formali, a cominciare dalla nomina di Alfredo Mantovano a sottosegretario alla presidenza del consiglio, e dalla formalizzazione dei due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Il governo del nuovo centrodestra oggi si mostra compatto. Dare una risposta sul fronte dell’energia è la priorità per tutti. Meloni annuncia che l’ex ministro del governo Draghi sarà consulente gratuito all’Ambiente. Si tratta di una mossa che ha un preciso sbocco: il primo atto del governo sarà con ogni probabilità un decreto per aiutare le famiglie alle prese con il caro energia. A Cingolani, poi, tocca anche istradare l’esecutivo al prossimo Consiglio europeo dell’energia, martedì prossimo.

Ma se il cdm è durato venti minuti, un’ora di più il colloquio con Mario Draghi: il passaggio di consegne più lungo della storia. A parte i contatti dei giorni scorsi, il faccia a faccia che ha preceduto la cerimonia della campanella ha toccato tutti i dossier urgenti, dalla guerra in Ucraina, alla questione energetica, al pnrr. Su questi temi i due governi si muoveranno in continuità. La confidenza tra Draghi e Meloni lo traduce in termini di rapporti. “Ciao Mario”, è il saluto di Meloni al premier uscente, congedandolo da palazzo Chigi. Con l’opposizione divisa, le difficoltà possono nascere dalla tenuta della coalizione e dall’accoglienza dell’establishment. Da questo punto di vista il governo non nasce sotto una buona stella. Meloni vuole che i ministri l’abbiano ben chiaro. “È un momento molto difficile, tra recessione, guerra e inflazione. E in tanti si aspettano che noi falliamo”, dice Meloni a quanto riferiscono alla Dire i partecipanti, richiamando i commenti sulla possibile fine anticipata dell’esecutivo.

Sono “gufi” che vanno smentiti alla prova dei fatti. “Dobbiamo essere una bella sorpresa, la dimostrazione di un altro modo di fare politica, con senso di responsabilità, serietà, spirito di squadra e soprattutto lealta’”. E lealtà è la parola che ricorre più spesso nel suo discorso. Non è un richiamo astratto. Il governo mette sotto la lente la coesione della maggioranza. A cominciare dalla tenuta dei gruppi parlamentari. Con la nomina all’esecutivo di 9 senatori potrebbe crearsi un problema di presenza, in particolare nelle commissioni. Per questo i senatori indicati al governo verranno sostituiti con altri. “Parlamento e governo sono due facce della stessa medaglia”, dice il neo ministro ai rapporti col Parlamento Luca Ciriani. Se qualcuno pensava che una volta eletto a Roma poteva fare il ‘turista della democrazia’, nel senso letterale del termine, può rassegnarsi. Tocca pedalare e serrare i ranghi.

Lo stesso vale per la nomina dei sottosegretari e viceministri e dei presidenti di commissione. Tema ostico, che rischia di sguarnire la maggioranza nei lavori parlamentari. Per questo la partita sarà affrontata in due tempi. Prima – in una settimana-dieci giorni- sarà completata la compagine di governo, poi si affronterà quella dei presidenti di commissione. È il secondo tempo della partita sui ministri. L’occasione per tappare i buchi aperti nei 27 giorni di travaglio del Meloni 1.

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