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Medio Oriente, l’appello: “Aiutateci a fermare la spirale della violenza”

MondoMedio Oriente, l’appello: “Aiutateci a fermare la spirale della violenza”

ROMA – “Dopo i morti di Jenin c’era da aspettarselo; in Israele oggi c’è un governo irrazionale e fascista e solo pressioni internazionali forti potranno permetterci di uscire da questo circolo vizioso di violenza”: a parlare con l’agenzia Dire, dopo l’attentato in una sinagoga a Gerusalemme est, è Meir Margalit.Già consigliere comunale della città, animatore di iniziative di pace e contro ogni discriminazione, insegna all’Ono Academic College, un’istituzione che mira a includere negli studi superiori chi è meno rappresentato: palestinesi, ma anche israeliani con origini etiopi, beduini o drusi.

L’intervista si tiene dopo che un giovane palestinese ha aperto il fuoco sui fedeli in una sinagoga nel quartiere ebraico di Neve Yaakov, uccidendo almeno sette persone, tra le quale anche una donna di 70 anni. L’episodio ha seguito di alcuni giorni un’operazione “anti-terrorismo” delle forze israeliane a Jenin, in Cisgiordania. Almeno nove le vittime in questo caso, tra le quali pure una donna anziana. “Quello che è accaduto ieri è terribile ma in qualche misura dovevamo aspettarcelo” sottolinea Margalit, al telefono da Gerusalemme. “Violenza chiama violenza e la domanda oggi è come fare a interrompere questo ciclo vizioso”.

Secondo l’attivista, origini ebraiche, giunto in Israele dall’Argentina nel 1972, già militante del partito Meretz, l’unico aiuto possibile contro un aggravarsi del conflitto mediorientale potrà arrivare dalle pressioni internazionali. “Il governo di Netanyahu cosa pensava succedesse dopo i morti di Jenin?” chiede Margalit. “Che ci sarebbe stata una reazione, purtroppo, era già evidente”.

A condannare l’attentato a Gerusalemme è stato anche il segretario di Stato americano Anthony Blinken, che ha parlato di “attacco terroristico terribile”. In una conversazione telefonica con Netanyahu il presidente Joe Biden ha invece offerto disponibilità a garantire all’esecutivo di Tel Aviv “tutti gli strumenti di supporto”. Ieri sul luogo delle uccisioni a Gerusalemme si è recato il ministro della Sicurezza nazionale di Israele, Itamar Ben-Gvir. “Dobbiamo reagire”, le sue parole: “Le cose non possono continuare così”.L’attentato non è stato finora rivendicato né da Hamas, né da Jihad islamica né da altre organizzazioni palestinesi, che pure lo hanno in qualche caso definito “una risposta” ai fatti di Jenin.
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