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La strage dei Testimoni di Geova: 4.200 inviati nei campi, 1.600 uccisi e centinaia bimbi sottratti

PoliticaLa strage dei Testimoni di Geova: 4.200 inviati nei campi, 1.600 uccisi e centinaia bimbi sottratti

ROMA – “Pochi sanno che tra le vittime dei nazisti ci furono migliaia di testimoni di Geova, gli unici a essere perseguitati unicamente sulla base delle loro convinzioni religiose. Il regime nazista li bollò come nemici dello Stato perché erano politicamente neutrali, non facevano il saluto ‘Heil Hitler’ e si rifiutavano di arruolarsi nell’esercito tedesco perché non volevano uccidere”. I Testimoni di Geova per la Giornata della Memoria ricordano lo sterminio di tanti di loro condannati a morte durante il nazismo per ragioni di fede.

“I Testimoni furono tra i primi a denunciare i campi di concentramento nella Germania nazista sin dal 1934. Furono anche tra i primi a essere internati nei campi dove portavano un simbolo sull’uniforme che li distingueva dagli altri: il triangolo viola. Dei circa 35.000 Testimoni presenti nell’Europa occupata dai nazisti, più di un terzo subì una persecuzione diretta. La maggior parte fu arrestata e imprigionata. Questi alcuni dati aggiornati grazie ai più recenti studi storici: circa 4.200 Testimoni di Geova furono inviati nei campi di concentramento nazisti, circa 1.600 vennero uccisi (548 per esecuzione, ad esempio fucilazione o decapitazione), tra cui almeno 39 minorenni. Centinaia di bambini- scrivono i Testimoni di Geova- furono sottratti alle loro famiglie e portati nei riformatori nazisti”.

“Soltanto ai Testimoni di Geova il regime nazista offrì, a partire dal 1938, l’opportunità di evitare l’esecuzione e di essere liberati se avessero firmato una dichiarazione di abiura. Con essa però si sarebbero impegnati a rinunciare alla loro fede, e a difendere la Patria con le armi. La stragrande maggioranza di loro non firmò: una fermezza che i nazisti cercarono di infrangere usando spesso la tortura e il digiuno”, ricordano nella nota stampa. “I Testimoni di Geova non vollero rinunciare alla loro fede, anche se con una semplice firma potevano essere liberati. Ci insegnano che la dignità vale più della vita”, commenta Emma Bauer, una testimone di Geova sopravvissuta alla persecuzione nazista che oggi vive a Roma, ed è tra le protagoniste del documentario di Giorgio Treves ‘La Croce e la Svastica’, presentato alla scorsa edizione della Festa del Cinema di Roma.

In Italia vi fu un unico campo di concentramento provvisto di forno crematorio, la Risiera di San Sabba a Trieste. All’interno è stata posta una targa in memoria dei testimoni di Geova perseguitati sotto il nazifascismo. Tra loro si ricordano anche due italiani. Salvatore Doria, di Cerignola, deportato a Dachau e, in seguito, a Mauthausen, e Narciso Riet di Cernobbio, condotto a Dachau quindi a Plotzensee, e infine giustiziato a Brandeburgo.

“Ricordare queste vittime è un dovere non solo per la loro memoria, ma anche per il nostro presente”, commenta Alessandro Bertini, portavoce nazionale dei Testimoni di Geova. “Purtroppo- conclude- le persecuzioni religiose continuano ad accadere. In Russia, ad esempio, i Testimoni di Geova sono al bando dal 2017 e continuano a subire arresti e condanne fino a 7 anni di carcere, e in alcuni casi perfino torture, solo a motivo della loro fede. È importante imparare dal passato così che ognuno di noi faccia la propria parte perché non ci sia più nessuna forma di persecuzione”.
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