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In Israele torna Netanyahu, “Si teme un aumento della violenza in Palestina”

MondoIn Israele torna Netanyahu, “Si teme un aumento della violenza in Palestina”

ROMA –  “Il circolo vizioso di violenza che si osserva nei territori palestinesi occupati non si fermerà a meno che Israele non metta fine alla sua occupazione, ma i risultati elettorali lasciano intravedere, al contrario, la formazione di un governo che mira a mantenere in modo permanente il controllo sulla Palestina”. A denunciarlo in una nota è il segretario generale del Norwegian Refugee Council (Nrc) Jan Egeland, di ritorno da un viaggio nella regione che si è svolto la scorsa settimana.

I risultati che emergono dalle elezioni legislative israeliane che si sono tenute ieri, con circa l’85 per cento dei voti scrutinati, indicano una vittoria del blocco di centro-destra guidato dal Likud, che è il primo partito, e dal già più volte primo ministro Benjamin Netanyahu. Il voto, il quinto negli ultimi tre anni e mezzo, è stato caratterizzato anche dall’exploit di alcune formazione dell’estrema destra di ispirazione sionista. Sono ancora da conteggiare però alcune aree abitate a maggioranza da popolazione araba e altre ritenute roccaforti dell’opposizione a Netanyahu.

“Sono allarmato dall’aumento delle tensioni nei territori palestinesi occupati a cui ho assistito in prima persona in questi giorni”, afferma Egeland nel comunicato. “Quando guardo la vita quotidiana dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania vedo che semplicemente non hanno tregua. Le loro speranze per un futuro normale diminuiscono ogni giorno di più sotto un’occupazione prolungata e repressiva. Abbiamo bisogno di un’azione internazionale determinata per garantire che ciò non si intensifichi ulteriormente”, ha aggiunto il segretario.

Nella nota si denuncia inoltre che “Israele, in quanto potenza occupante, ha la responsabilità del benessere dei palestinesi, ma invece distribuisce discriminazioni e oppressioni sistematiche e istituzionalizzate che lasciano i palestinesi espropriati e indigenti”. “L’occupazione significa che gli adolescenti di Gaza hanno passato tutta la loro vita sotto assedio e che non hanno conosciuto nessun’altra realtà perché non possono uscire. Significa che gli abitanti dei villaggi della Cisgiordania rischiano di essere detenuti senza accusa o che la loro casa venga abbattuta. Significa che la violenza dei coloni è in costante aumento, spesso nella totale impunità e sotto la protezione delle forze israeliane”, afferma Egeland.

Attualmente, informa il comunicato, Nrc “sta supportando oltre 4mila famiglie con cause legali per demolizioni, sgomberi forzati o revoca della residenza. Questi episodi rappresentano solo una parte del numero crescente di che si verificano nei territori, mentre le autorità israeliane continuano con le loro pratiche illegali”.

“Israele e i suoi alleati negli Stati Uniti, in Europa e nel mondo arabo continuano a liquidare le sofferenze di milioni di palestinesi”, scandisce il segretario generale, che poi lancia un appello: “Il nostro messaggio a Israele è chiaro: ponete fine alla vostra ingiustificata occupazione del territorio palestinese. Come ogni trasgressore dei diritti umani e del diritto internazionale, Israele deve essere ritenuto responsabile dei suoi atti. Senza giustizia non ci può essere soluzione”.

La nota fornisce anche alcuni dati sul contesto in cui si è svolto il voto. “Le elezioni israeliane di martedì – si legge – sono arrivate nel pieno di un’ondata di violenza. Nella Cisgiordania occupata, 118 palestinesi sono stati uccisi da quando l’esercito israeliano ha lanciato la sua nuova operazione il 31 marzo, inclusi 29 bambini di età inferiore ai 18 anni. Questo numero indica che il 2022 sarà l’anno più mortale mai registrato per i palestinesi della Cisgiordania”.

Le autorità israeliane, continua il comunicato, “hanno anche demolito 697 edifici in Cisgiordania nei primi dieci mesi del 2022, comprese case, infrastrutture civili e strutture agricole. Un dato questo, che farà del 2022, probabilmente, l’anno peggiore dell’ultimo quinquennio. Questi atti costituiscono delle violazioni del diritto internazionale. A Gaza, che è sotto l’assedio israeliano da 15 anni – aggiunge la nota -, almeno 48 palestinesi sono stati uccisi nel corso di tre giorni di escalation di ostilità tra le forze israeliane e la Jihad islamica palestinese (Pij) ad agosto”.

“Questa settimana ho incontrato delle madri a Gaza. Mi hanno raccontato di come avevano perso la casa che avevano costruito con la loro famiglia dopo che era stata colpita da attacchi missilistici. Di come i loro figli non sappiano che aspetto ha il mondo esterno. Di come non possano viaggiare per più di un’ora in macchina a causa dell’assedio imposto da Israele”, riferisce Egeland.

Nrc, si legge quindi nel comunicato, “esorta il governo israeliano a revocare le sue restrizioni alla circolazione di persone e merci in linea con gli obblighi legali internazionali per consentire una ripresa e uno sviluppo economico sostenibili. La comunità internazionale deve spingere le autorità israeliane a cessare immediatamente il trasferimento forzato delle comunità nell’Area C della Cisgiordania, dove si continua ad assistere a un uso eccessivo della forza, distruzione di proprietà e violenza dei coloni. L’Nrc incoraggia ulteriormente il Segretario generale delle Nazioni Unite Guterres a dare la priorità a una visita urgente nella zona e ad esortare le parti, in primo luogo Israele, la potenza occupante, a prevenire ulteriori perdite di vite umane, ulteriori sofferenze e lesioni a palestinesi e israeliani”. “Nrc continua a sostenere migliaia di famiglie palestinesi nel tentativo di riprendersi da tutta una serie di shock, come la violenza, gli sfratti, il tracollo economico e l’occupazione”, afferma Egeland. “Ma questo non è né sufficiente né sostenibile se Israele continua la sua brutale occupazione”.

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