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Imballaggi, tutti gli obiettivi del nuovo regolamento Ue

AttualitàImballaggi, tutti gli obiettivi del nuovo regolamento Ue

Tutti i rifiuti dovranno essere riciclati o riusati entro il 2030

Bruxelles, 30 nov. (askanews) – La Commissione europea ha presentato oggi a Bruxelles una proposta di regolamento sui requisiti che dovranno rispettare gli imballaggi usati nel mercato interno e sulle modalità della loro gestione nel ciclo dei rifiuti dopo la prima utilizzazione, con una serie di obiettivi obbligatori destinati a fare di questo settore un modello di economia circolare, in linea con il Green Deal europeo.

L’obiettivo principale è ridurre entro il 2040 i rifiuti da imballaggi pro capite per Stato membro del 15% rispetto al 2018. Tenendo conto che la generazione di rifiuti in questo settore è cresciuta del 20% negli ultimi 10 anni, e che in assenza di misure per contrastare questa tendenza aumenterebbe ancora del 19% entro il 2030 (e del 46% solo per la plastica), questo obiettivo porterà a una riduzione complessiva dei rifiuti del 37% circa rispetto allo scenario a legislazione costante, afferma la Commissione nella presentazione della proposta di regolamento.

Il 100% dei rifiuti prodotti dal settore degli imballaggi, comunque, dovrà essere riusato o riciclato entro il 2030, e questo è il secondo obiettivo, non meno importante. Per realizzarlo, la Commissione propone anche degli obiettivi cifrati al 2030 e al 2040 per riutilizzare, gli imballaggi e contenitori (bottiglie di plastica, lattine e anche, in misura minore, bottiglie di vino) per i quali è possibile e sostenibile creare dei sistemi di vuoti a rendere su cauzione, e fissa al 2030 un terzo obiettivo: entro quella data, tutti gli imballaggi dovranno essere progettati e fabbricati in modo che i loro materiali siano totalmente e facilmente riciclabili. Oggi, solo il 65% dei rifiuti da imballaggi è riciclato, mentre il 35% finisce in discarica, negli inceneritori o disperso nell’ambiente e in mare.

Un quarto obiettivo, declinato in target progressivi differenziati secondo la tipologia degli imballaggi (dal 30% al 35% nel 2030 e 65% nel 2040), riguarda la percentuale di materiali riciclati che dovrà essere impiegata nella fabbricazione delle bottiglie di plastica monouso e degli altri imballaggi in plastica. Gli imballaggi dovranno essere anche minimizzati, ridotti cioè all’indispensabile, in particolare per i prodotti alimentari e per le consegne delle vendite online nel commercio digitale.

Verranno vietati gli imballaggi e i contenitori monouso nei settori della vendita al dettaglio (ad esempio per frutta e verdura) della ristorazione (per esempio, per i cibi preparati da asporto) e alberghiero (per esempio le mini confezioni di shampoo o di bagnoschiuma negli hotel). Inoltre, vengono individuati quattro casi in cui imballaggi e contenitori dovranno essere pienamente compostabili: le bustine di thé, le cialde di caffè, le etichette adesive poste su frutta e verdura, la bioplastica ultraleggera che avvolge gli alimenti.

La Commissione propone anche una parziale standardizzazione dei formati degli imballaggi e una chiara etichettatura degli imballaggi riutilizzabili. La proposta mira anche a eliminare la confusione su quali contenitori per il riciclaggio utilizzare per gli imballaggi: ogni imballaggio dovrà essere munito di un’etichetta che indichi di quali materiali si compone e in quale categoria di rifiuti dovrà essere conferito. I contenitori per la raccolta dei rifiuti avranno le stesse etichette e in tutta l’Ue si utilizzeranno gli stessi simboli.

Oggi, in media, ogni europeo produce quasi 180 kg di rifiuti da imballaggi all’anno. Gli imballaggi, inoltre, sono tra i principali prodotti che impiegano materiali vergini: il 40% della plastica e il 50% della carta utilizzate nell’Ue sono infatti destinati a questo settore.

Secondo l’Esecutivo comunitario, entro il 2030 le misure proposte dovrebbero ridurre le emissioni di gas a effetto serra derivanti dagli imballaggi a 43 milioni di tonnellate rispetto alle 66 milioni di tonnellate di emissioni che verrebbero liberate a legislazione invariata (una riduzione che equivale grossomodo alle emissioni annue della Croazia). Il consumo di acqua si ridurrebbe di 1,1 milioni di metri cubi. I costi dei danni ambientali per l’economia e la società si ridurrebbero di 6,4 miliardi di euro.

Le nuove norme richiederanno che le industrie degli imballaggi monouso investano nella transizione; ma avranno anche, sempre secondo la Commissione, ripercussioni positive complessive sull’economia e sulla creazione di posti di lavoro nell’Ue: si calcola che, entro il 2030, la sola promozione del riutilizzo dovrebbe generare oltre 600.000 posti di lavoro nel settore del riutilizzo, molti dei quali presso piccole e medie imprese locali. Sono attese, inoltre, molte innovazioni che rendano conveniente ridurre, riutilizzare e riciclare gli imballaggi.

La proposta di regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio sarà ora esaminata dai colegislatori, il Parlamento europeo e il Consiglio Ue, per essere approvata nell’ambito della procedura legislativa ordinaria.

La Commissione ha presentato oggi anche una comunicazione volta a fornire maggiore chiarezza ai consumatori e all’industria riguardo alle plastiche definite “a base biologica”, “compostabili” e “biodegradabili”, stabilendo per quali applicazioni queste plastiche sono realmente vantaggiose sul piano ambientale e come dovrebbero essere progettate, smaltite e riciclate.

Le plastiche a base biologica, compostabili e biodegradabili dovranno soddisfatte diverse condizioni, per non aggravare l’inquinamento, i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità: la biomassa utilizzata per produrre queste plastiche deve provenire da fonti sostenibili, che non danneggino l’ambiente, con priorità all’uso di rifiuti organici e sottoprodotti come materie prime.

Per combattere il “greenwashing”, i produttori dovranno specificare la percentuale esatta e misurabile del contenuto di plastiche a base biologica nel prodotto. Le plastiche “biodegradabili” non dovrebbero in alcun modo essere considerate un’autorizzazione a disperdere rifiuti. Le loro etichette devono indicare in quanto tempo, in che circostanze e in quale ambiente si biodegradano. I prodotti che corrono un rischio elevato di essere dispersi nell’ambiente non potranno essere definiti o etichettati come “biodegradabili”.

Le plastiche compostabili, infine, dovranno essere utilizzate solo se presentano benefici ambientali, non incidono negativamente sulla qualità del compost e quando esiste un adeguato sistema di raccolta e trattamento dei rifiuti organici.

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