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    Cinema, al via rassegna del Goethe Institut “Germania a colori”

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    Dal 9 febbraio al 13 luglio, 11 film tra diversità e inclusione

    Roma, 6 feb. (askanews) – Riparte anche nel 2023 l’appuntamento con il cinema tedesco a Roma. Il Goethe-Institut inaugura una nuova rassegna cinematografica dal titolo “Germania a colori. Diversità e inclusione nel cinema tedesco”. La rassegna – dal 9 febbraio al 13 luglio – prevede una proiezione bisettimanale, ogni giovedì alle 19.30 (in estate alle 21 all’aperto), per un totale di 11 film tutti in versione originale con sottotitoli in italiano.

    Ad aprire la rassegna il 9 febbraio è un’anteprima per l’Italia, il film della regista Lisa Bierwirth “Le Prince”. Il film, uscito nelle sale in Germania nel 2021 racconta la storia d’amore a Francoforte tra un congolese e una tedesca. Nel suo film d’esordio, Lisa Bierwirth narra questo difficile legame in modo piacevolmente concreto, aiutata anche dall’ottima interpretazione dei due attori protagonisti. Allo stesso tempo osserva i pregiudizi nei confronti della coppia, pregiudizi alimentati dal razzismo quotidiano. La regista sarà presente in sala intervistata da Enrico Magrelli di Hollywood Party (Radio RAI Tre).

    La rassegna vuole valorizzare temi e autori fino a ieri tenuti spesso ai margini. Fanno irruzione sulla scena una nuova generazione di registi e con loro delle storie diversissime ma raccolte sotto un’unica bandiera, quella dell’inclusività. Dalle battaglie LGBTQ+ al neofemminismo, dalle culture migranti alla lotta al razzismo e al bullismo, alcuni degli argomenti più caldi del dibattito pubblico, capaci ancora di causare conflitti spesso radicali, grazie al cinema diventano corpi, volti e voci, si trasformano in un racconto in cui è più facile identificarsi, riuscendo a comprendere davvero il punto di vista dell’altro.

    Nel programma si alternano film di finzione e documentari, drammi struggenti e spunti imprevedibili di tenerezza e ironia, ma non manca l’ispirazione di alcuni classici del passato né l’attenzione alle domande più urgenti poste dalle nuove tecnologie e da un panorama geopolitico sempre più complesso, la cui influenza sulla vita quotidiana di molte persone sta crescendo a dismisura.

    E se quello dell’inclusione rimane spesso un ideale ancora impossibile da realizzare nell’accezione più piena, la forza dei titoli in rassegna è nel mostrare senza retorica la fatica di un percorso irto di ostacoli e ritardi, ma anche il coraggio e la pazienza necessari per affrontarlo.

    Ecco il calendario delle proiezioni: dopo “Le prince”, il 23 febbraio “Ivie wie Ivie” (tr. lett. Ivie come Ivie), regia Sarah Blasskjewitz (Germania 2021, 109 min, v.o. con sott. It), sulla storia di Ivie e l’arrivo improvviso in Germania della sua sorellastra che, non solo le racconta dell’imminente funerale del padre in Senegal, ma aumenta la sua consapevolezza del razzismo quotidiano a cui è esposta da afro-tedesca; il 9 marzo “After Spring comes fall”, diretto da Daniel Carsenty (Germania 2015, 90 min, v.o. con sott. It.) su una giovane donna curda che fugge dalla Siria e arriva a Berlino; il 30 marzo “Angst Essen Seele Auf” (tit. ital. “La paura mangia l’anima”) diretto da Rainer Werner Fassbinder (Germania 1974, 93 min. v.o. con sott. It.) su Emmi, un’anziana donna delle pulizie, che ama e sposa Ali, un immigrato marocchino molto più giovane di lei; il 13 aprile “Atlas” diretto da David Nawrath (Germania 2017, 100 min., v.o. con sott. it.) sulla storia del traslocatore Walter, un anziano ex sollevatore di pesi, che deve eseguire lo sfratto di un appartamento, dove pare vivere il figlio da lui abbandonato anni prima.

    Il 27 aprile è la volta di “Hyperland” di Mario Sixtus (Germania 2021, 109 min., v.o. con sott. It.), il quale racconta un futuro in cui i social media hanno preso completamente il sopravvento; l’11 maggio “Futur Drei” (tit. intl. No Hard Feelings) diretto da Faraz Shariat (Germania 2019, 92 min., v.o. con sott. it.) sulla spensierata esistenza alla deriva tra villette a schiera, rave e appuntamenti galanti del giovane Parvis, giovane iraniano di seconda generazione, il quale cambia atteggiamento quando incontra un fratello e una sorella appena fuggiti dall’Iran.

    Il 25 maggio è il turno di “Berlin Alexanderplatz”, regia di Burhan Qurbani (Germania 2020, 183 min., v.o. sott. Ital.) ispirato al celebre romanzo di Alfred Doeblin, ma invece di essere ambientato durante la crisi economica della Repubblica di Weimar, ci si ritrova nella Germania di oggi: il protagonista Franz Biberkopf si chiama Francis ed è fuggito dalla Guinea-Bissau per rifarsi una vita in Europa.

    L’8 giugno tocca a “Kokon” diretto da Leonie Krippendorff (Germania 2020, 99 min., v.o. sott. Ital.) storia di un coming out, quello della quattordicenne Nora in una calda estate nel quartiere berlinese di Kreuzberg. Il 22 giugno “Schwimmen” (trad. lett. Nuotare), regia di Luzie Loose (Germania 2018, 102 min., v.o. sott. ital.), che parla di bullismo ai danni della timida Elisa.

    Il 13 luglio la rassegna si conclude con “Toubab”, regia di Florian Dietrich (Germania/Senegal 2021, 96 min., v.o. con sott. ital.) con Farba Dieng, Julius Nitschkoff, Seyneb Saleh: protagonista del film il giovane Babtou che, rilasciato di prigione, vuole voltare pagina con il passato e non avere più niente a che fare con la polizia tedesca.

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