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    Ai Med 2022 Italia si candida a ruolo da “protagonista positiva”

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    Meloni: atteggiamento “non predatorio”. Tajani: dialogo e confronto

    Roma, 3 dic. (askanews) – In un Mediterraneo sempre più scosso dagli effetti delle crisi internazionali, che stenta a trovare una piattaforma e un metodo di dialogo tra sponde e confini, che vanno ben al di là di quelli convenzionali, l’Italia si propone per un ruolo da protagonista. Un ruolo positivo, “non predatorio”, come ha sottolineato la premier Giorgia Meloni. Un ruolo che possa contribuire a rendere l’area un “soggetto di relazioni internazionali e non un oggetto”, con le parole del presidente dell’Ispi Giampiero Massolo. Una regione in cui Roma possa essere la protagonista del “dialogo”, nelle intenzioni del ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani.

    A fare il punto della due giorni dell’ottava edizione dei Med Dialogues è stato l’ambasciatore Massolo che con il suo Ispi co-organizza insieme alla Farnesina l’evento diventato forum dialettico tra gli attori del Mediterraneo e piattaforma per superare le crisi internazionali attraverso la diplomazia e l’incontro tra governi, imprenditoria e società civile. Per Massolo al termine di questa edizione, però, emerge che “purtroppo la regione del Mediterraneo allargato è timorosa di essere lasciata a se stessa, con l’attenzione del mondo che va da un’altra parte, alle conferenze sull’Ucraina, al rapporto transatlantico, agli Stati Uniti sempre percepiti più lontani, all’Indopacifico, a un’Europa che stenta ad ingaggiarsi”.

    L’obiettivo, invece, per Massolo, che ha anche elencato otto punti, temi e obiettivi da consegnare al governo Meloni, è di “rendere l’area sempre più soggetto di relazioni internazionali e non un oggetto, perché quando si ha a che fare con oggetti si ha a che fare con l’occasionalità, con lo sfruttamento, con la creazione di aree vuote che prima o poi qualcuno riempie e non è detto che la progettualità di chi le riempie coincida con la nostra”.

    Sulle intenzioni e le mete della politica estera del governo in quest’area così centrale ha dato un’ampia panoramica il ministro degli Esteri Tajani: “L’Italia vuole essere protagonista nel Mediterraneo, protagonista di dialogo e di confronto”, “siamo europei, certo, vogliamo essere protagonisti in Europa. Ma anche protagonisti positivi nel Mediterraneo e in Africa” e “il nuovo governo vuole fare di più”, proprio perché, ha insistito Tajani questa regione “non può essere lasciata come punto secondario nell’agenda della politica internazionale”.

    “Dalla stabilità del Mediterraneo dipendono molte cose: la pace, la lotta al terrorismo, anche la soluzione ai problemi dell’immigrazione dipende tantissimo da ciò che vogliamo fare nel Mediterraneo”, ha aggiunto il titolare della Farnesina, seguito poco dopo sullo stesso tema dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha voluto sottolineare l’impostazione del suo esecutivo nella gestione delle problematiche del Mediterraneo, da quella energetica a quella migratoria, dalla questione di genere alle relazioni con i Paesi delle sponde del Mediterraneo, dalla Tunisia alla Libia, dall’Iran a Israele e Palestina.

    “Alle Camere ho parlato della necessità che l’Italia si faccia promotrice di un piano Mattei per l’Africa, un piano virtuoso di cooperazione che prendendo esempio proprio da Enrico Mattei” faccia sì che “l’Italia non abbia una postura predatoria nei confronti delle altre nazioni ma invece cooperativa”, ha dichiarato Meloni. Inoltre, ha ricordato la presidente del Consiglio, l’Italia “è e può essere molto di più” anche nel settore dell’energia, una vera e “propria cerniera energetica” nel Mediterraneo che è “la colonna della sicurezza energetica italiana con il 40% delle forniture che arriva al 60% grazie al gas dall’Azerbaigian”. Per questo, ha detto Meloni, “è corretto che i Paesi africani abbiano l’ambizione di essere protagoniste nella transizione ecologica”.

    Nel corso della due giorni di eventi ai Med Dialogues il Mediterraneo è stato l’asse portante di panel e interventi dei leader. Primi tra tutti i presidenti di Niger e Mauritania, che hanno dato voce alle preoccupazioni e alle proposte che vengono dal continente africano sia in termini di migrazione sia in termini di possibili nuovi accordi con la sponda europea.

    “Serve un accordo assai diverso da quello siglato a La Valletta nel 2015 per contenere in maniera legale il flusso di migranti attraverso il Mediterraneo”, ha dichiarato il presidente del Niger, Mohamed Bazoum. “La nuova frontiera dell’Europa non si limita al Mar Mediterraneo, ma va ben oltre, e si estende nei paesi del Maghreb, nei paesi dell’Africa, e nel Sahel. E’ in questo nuovo spazio che l’Europa si trova ad affrontare nuove sfide per la sua sicurezza”, ha aggiunto Bazoum, spiegando che “l’Europa non deve percepire l’Africa come una fonte di problemi, ma come vantaggio competitivo”.

    “La Mauritania non si affaccia direttamente sul Mediterraneo, ma rimane il primo cancello verso il Sahel. La sicurezza della nostra vita oggi è in grande pericolo a causa dell’espansione delle tensioni e dei conflitti armati, del disagio sociale, dell’estremismo e del terrorismo. Stiamo affrontando una situazione che richiede un grande sforzo per risolvere tali sfide”, ha detto il presidente della Mauritania, Mohamed Cheikh El Ghazouani ricordando che sebbene la Mauritania sia “un paese di transito, la migrazione illegale rappresenta una sfida” per cui sono state adottate misure per “ridurre flussi illegali e impedire il traffico di esseri umani e altre pratiche illegali”.

    (Di Daniela Mogavero)

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