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    Leo (Mef): “Entro il 15 febbraio legge delega sul fisco in Parlamento”

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    Diretto (commercialisti): “Nuovo patto fiscale per l’Italia, semplificazione ed equità”

    Sisto (Giustizia): “Lo Stato deve essere amico dei contribuenti e favorire la possibilità di poter onorare i propri debiti in modo sostenibile”

    BARI – “Vogliamo cambiare volto al fisco italiano. Dalla prima metà di gennaio inizieremo a scrivere la nuova legge delega implementando ciò che era previsto nella scorsa legislatura. Lavoreremo affinché entro il 15 febbraio 2023 arrivi all’attenzione del Parlamento la nostra ipotesi di delega per un fisco più equo e giusto.

    L’obiettivo principale è far sì che l’attuale sistema, estremamente complesso per i tecnici, gli operatori, i contribuenti e per il fisco stesso, venga semplificato”. Lo ha annunciato Maurizio Leo, Vice Ministro dell’Economia, intervenuto nel corso del congresso nazionale dell’Unagraco (Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili) “Dalla pandemia al conflitto bellico. Verso una nuova fiscalità” in corso a Bari.

    “La Legge di Bilancio appena approvata dal governo è mirata proprio all’approdo alla riforma fiscale. Abbiamo adottato prioritariamente provvedimenti per imprese e famiglie sul caro bollette – ha proseguito Leo – reperendo le risorse dalla base imponibile degli extra profitti.

    Nelle altre disposizioni, il filo conduttore parte dalla tregua fiscale per introdurre misure di riduzione e rimodulazione dell’Irpef, affrontare i temi della fiscalità internazionale più altre misure di razionalizzazione.

    Nessun condono ma solo una tregua fiscale azzerando le cartelle esattoriali sotto i mille euro, di difficile esigibilità, e prevedendo rateazioni e sanzioni al 5% per aiutare concretamente i contribuenti a onorare i debiti con il fisco”.

    Al vice Ministro Leo arriva l’appello di Giuseppe Diretto, presidente nazionale dell’Unagraco: “Semplificazione, fiducia, equità e garanzie: queste le parole chiave scelte non solo per questa edizione del congresso nazionale ma, più in generale, per ridisegnare una nuova riforma finanziaria.

    Serve un ‘nuovo patto tributario’ per l’Italia che preveda la riduzione della pressione fiscale per famiglie, imprese e lavoratori autonomi, l’introduzione di politiche fiscali ispirate al principio del ‘chi più assume, meno paga’, la semplificazione degli adempimenti tributari, e idee più concrete e tangibili come l’estensione del regime forfettario a tutte le partite Iva fino a 85 mila euro di fatturato annuo, l’abolizione dei micro-tributi, nonché il meccanismo della pace fiscale da realizzarsi mediante il  ‘saldo e stralcio’ delle cartelle esattoriali in essere”.

    “Dopo quanto accaduto nelle due recenti crisi che l’Italia ha vissuto e sta vivendo, quella bellica e quella pandemica, possiamo sicuramente dire che i professionisti hanno rivestito un ruolo importante per assistere imprese e famiglie.

    Per questo il confronto tra politica e professioni è sempre auspicabile per chi ha l’onere di amministrare il Paese. Cosa che avviene per fortuna con regolarità con i commercialisti”.

    Un attestato importante riconosciuto da Francesco Paolo Sisto, Vice Ministro della Giustizia, ai commercialisti presenti al forum nel capoluogo pugliese.

    “Sul piano operativo bisogna distinguere tra provvedimenti emergenziali e programmazione. Di fronte all’urgenza noi siamo stati capaci di dare risposte utili ai professionisti alle famiglie e alle imprese.

    Questo Governo ha tenuto saldamente le redini senza perdere la bussola come dimostrato con l’approvazione della manovra. Siamo riusciti a dare un indirizzo forte – ha proseguito Sisto – partendo dal presupposto che il tributo può avere finalità extra fiscali per indirizzare il comportamento dei consumatori; non è semplicemente un’imposta.

    Per ciò che riguarda la pace fiscale devo dire che anche nella precedente legislatura ci abbiamo sempre creduto, tenendo tuttavia distinti i reati di frode e l’evasione totale da chi, al contrario, vive momenti di estrema difficoltà. Lo Stato deve essere amico dei contribuenti e favorire la possibilità di poter onorare i propri debiti in modo sostenibile”.

    Secondo Andrea De Bertoldi (parlamentare di Fratelli d’Italia in Commissione Finanze a Montecitorio): “Bisogna utilizzare la leva fiscale per favorire gli investimenti nell’economia reale del Paese, ed in particolare nelle Pmi.

    Ricordo, infatti, che il risparmio nazionale, quantificabile in oltre cinque Billion tra liquidità ed investito, potrebbe essere utilizzato, anche in minima parte, per confluire nel capitale ovvero nel private debt delle nostre imprese.

    È evidente che la previsione di vantaggi fiscali favorirebbe questo flusso di denaro, che sarebbe fondamentale per la ripresa del paese. In questo contesto – aggiunge De Bertoldi – ritengo possono essere ricomprese anche le nostre casse di previdenza dei professionisti, che, se solo riuscissero in minima parte ad indirizzare nell’imprese nazionali i loro investimenti, garantirebbero una grande iniezione di crescita ed espansione per l’economia nazionale”.

    Proposta raccolta da Luigi Pagliuca, presidente della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili: “Le Casse hanno il compito di riscuotere i contributi dai professionisti e pagare le pensioni.

    Per questo motivo investono i loro patrimoni dove si ha il miglior rendimento senza esporre a rischi il capitale investito. Se lo Stato defiscalizza gli investimenti gli enti previdenziali professionali guarderanno con maggior interesse a impiegare risorse nell’economia reale.

    Un primo passo necessario e immediato è quello dell’eliminazione della doppia tassazione misura iniqua e fortemente penalizzante”.

    Sulle caratteristiche della riforma fiscale è intervenuto anche Enrico Zanetti (già viceministro al Mef): “La riforma che deve essere fatta non può fermarsi al sistema tributario ma deve guardare in generale alle entrate dello Stato ovvero fisco e contributi. Spostando dai costi del lavoro ad altre forme di consumi un pezzo importante di prelievo contributivo”.

    Sul coinvolgimento dei professionisti nei processi decisionali, è intervenuta anche Barbara Branca (numero uno dell’Odcec di Brindisi): “Occorre istituire un tavolo sulla riforma fiscale, che veda i commercialisti convolti nella fase di formazione delle norme in via preventiva e non successiva. Ciò vale anche per gli altri temi come la lotta all’evasione e la sostenibilità delle attività imprenditoriali”.

    Per Elbano De Nuccio (presidente nazionale dei commercialisti italiani): “La riforma non può limitarsi alla rimodulazione delle aliquote Irpef e alla graduale eliminazione dell’Irap.

    Deve essere una leva per la ripresa economica delle imprese. Come commercialisti diremo la nostra sui dossier più caldi di questi mesi, dal PNNR, alla giustizia tributaria, dalla crisi d’impresa alla delega fiscale”.

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