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    Jovanotti in concerto nel deserto: “Il Sahara Blues è una figata pazzesca, e ferma anche il jihadismo”

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    ROMA – Il “Sahara blues” può essere la barriera contro il jihadismo. Un tesoro che i giovani, le comunità e gli artisti tuareg potranno esportare nel mondo, contribuendo a sviluppo e inclusione sociale. Parole di Lorenzo Jovanotti, raggiunto dall’agenzia Dire in Niger, prima di un concerto sotto le stelle del deserto del Teneré.

    SOTTO LE STELLE DEL DESERTO DEL TENERE’

    Un viaggio di migliaia di chilometri per partecipare, già questa sera, al Festival de l’Aïr. “Sono qui ospite di grandi musicisti e amici e sono onoratissimo” racconta Jovanotti. “Suoneremo dal tramonto all’alba sotto le stelle del Tenerè: direi che si tratta di una figata pazzesca per me”. Con Lorenzo ci sarà anche l’artista tuareg Bombino, vincitore di Grammy e compagno sia di concerti sia di solidarietà: l’impegno di entrambi, promosso dall’associazione Ara Pacis attraverso l’iniziativa Sahara Peace Hubs, è costruire nella capitale nigerina Niamey la “Casa per la musica”. “E’ un’idea di cui parlammo con Bombino anni fa, quando mi disse che il suo sogno era contribuire alla formazione dei giovanissimi e gli dissi che lo avrei aiutato volentieri” racconta Jovanotti. “Il ‘Sahara Blues’ è una musica bellissima con un grande potenziale di esportazione; come gli argentini col tango e gli spagnoli con il flamenco i tuareg hanno in mano una pietra preziosa culturale”. E c’è di più: “La musica è una barriera alla fascinazione per il jihad da parte dei giovanissimi, e qui questa è una questione molto sentita”.

    Di “Sahara blues” si parla spesso come di “blues del deserto”, versione internazionale di uno stile di tradizioni e contaminazioni, noto a livello locale anche con le parole “tishoumaren” e “assouf”.

    UNA CASA DELLA MUSICA A NIAMEY

    Ma cosa farete nel concreto per la Casa della musica a Niamey? “Ho contattato i miei amici di Eko, che sono disponibili a donare strumenti musicali e attrezzature per registrare” risponde Jovanotti. E nel progetto sono coinvolti anche i Tinariwen, pure vincitori di Grammy, nel nome una parola tuareg che vuol dire “deserti”. “Si tratta di una musica che amo e della mia fede nella forza delle arti e e della musica popolare” spiega Jovanotti. Che poi allarga lo sguardo, all’intera regione del Sahel, colpita ormai da anni da incursioni di gruppi ribelli e segnata da colpi di Stato, due in Mali e due in Burkina Faso in meno di due anni. A Niamey, invece, non ci sono stati golpe. Il presidente Mohamed Bazoum è stato eletto nel 2021, con consultazioni giudicate in modo positivo sia dall’Unione Africana che dall’Unione Europea. Sorride accanto a lui Jovanotti, nelle foto scattate in Niger. “Oggi”, dice Lorenzo, “il Paese è una speranza per questa area e qualsiasi varco verso l’educazione l’inclusione e la libertà è da tentare”.

    CON IL PRESIDENTE MOHAMED BAZOUM

    È una coincidenza che dopo l’incontro con Jovanotti il presidente sia volato a Roma, ospite di un incontro all’università Luiss Guido Carli dal titolo ‘Italia-Niger, Europa-Africa. Due continenti, un solo destino’.

    In primo piano nell’intervento di Bazoum la sfida per l’istruzione, ad esempio con la costruzione di collegi femminili annessi alle scuole di campagna, con l’obiettivo di creare un ambiente protetto e consentire a tutte di frequentare le lezioni, magari anche riducendo i rischi di gravidanze precoci. Sono impegni condivisi da Sahara Peace Hubs, un’iniziativa sostenuta anche dalla fondazione Noor della “premiere dame” nigerina Khadija Bazoum.

    CON ARA PACIS, PER VALORIZZARE UN PATRIMONIO

    Con la Dire ne parla Nicoletta Gaida, la presidente di Ara Pacis, in viaggio con Jovanotti e Bombino: “L’obiettivo è valorizzare la storia e il patrimonio musicale locale, e di creare opportunità per i giovani talenti tramite una scuola, coordinata da maestri”. Parte del progetto rappresentazioni teatrali, concerti, proiezioni di film, mostre e laboratori di arti e mestieri della tradizione. La Casa della musica avrà una seconda sede ad Agadez, città-oasi sulla via della Libia, raccontata dai media europei quasi solo come tappa per le persone migranti in cammino verso l’Europa. Quella di Iferouane, dove il Festival ritorna dopo uno stop forzato, è un’altra storia. E tra le dune potrebbe risuonare il brano ‘Si alza il vento’, collaborazione tra Jovanotti e Bombino dall’anima tuareg.

    Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it continua a leggere sul sito di riferimento

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