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    Italia e Niger, un solo destino. E tra dieci anni ci sarà l’Eurafrica

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    ROMA – Non c’è sicurezza senza cooperazione e dialogo. Parole pronunciate all’università Luiss Guido Carli, in occasione di un incontro al quale ha partecipato il presidente del Niger, Mohamed Bazoum. “Anni fa il mio Paese aveva sei milioni di abitanti, gli stessi della Danimarca” ha detto il capo di Stato, dialogando con gli studenti dell’ateneo: “Adesso siamo 25 milioni, mentre la Danimarca è rimasta a sei”. In primo piano Bazoum pone le sfide della crescita demografica, dei cambiamenti climatici e del contrasto ai trafficanti, di esseri umani, armi e droga. Accanto a lui il presidente della fondazione Med-Or, Marco Minniti, che lo ha conosciuto quando a Niamey era ancora ministro dell’Interno; e poi esponenti del governo italiano di primo piano, Matteo Piantedosi, Guido Crosetto e Anna Maria Bernini.

    MINNITI (MED-OR): IL NOSTRO DESTINO È L’EURAFRICA

    “Nessun muro o barriera potrà mai proteggere l’Europa; a farlo saranno solo il dialogo e la cooperazione con l’Africa”: così all’agenzia Dire Marco Minniti, presidente della fondazione Med-Or, a margine di un incontro all’università Luiss Guido Carli al quale ha partecipato anche il capo di Stato del Niger, Mohamed Bazoum.
    Il punto chiave, guardando al futuro, sarebbe quello del reciproco riconoscimento. “Questi sono due continenti diversi, ma i cui destini sono già adesso molto intrecciati” sottolinea Minniti. “Tra dieci anni saranno così inestricabilmente intrecciati che dovremo cominciare a parlare di un nuovo continente, l’Eurafrica”.
    Tra gli spunti di riflessione i golpe che si sono verificati nell’area del Sahel a partire dal 2020, in particolare in Burkina Faso e in Mali. Secondo il presidente di Med-Or, “l’Europa non ha compreso per tempo, forse non lo ha compreso neanche adesso, che l’Africa è e sarà lo specchio dell’Europa sempre di piu’”. Minniti scandisce: “Se l’Africa sta bene, l’Europa sta bene; se l’Africa sta male, l’Europa sta male”.

    Secondo il presidente di Med-Or, in un’area critica ma fragile come il Sahel “il capo di Stato del Niger rappresenta un faro di stabilità, di democrazia e di cooperazione con la comunità internazionale e potenzialmente con l’Europa”. Quello di Minniti, dopo l’incontro alla Luiss, è un appello: “Oggi Bazoum ha messo in campo una visione, l’idea che l’Africa e l’Europa, l’Italia e il Niger debbano camminare insieme; sarebbe un drammatico errore se l’Italia e l’Europa non lo ascoltassero”.

    IL PRESIDENTE BAZOUM: “TRIPLICE SFIDA AI TRAFFICANTI

    La Libia è divenuta “un negozio di armi a cielo aperto” e continua ad alimentare così un triplice fenomeno criminale, segnato anche dal traffico di droga e da quello di esseri umani: lo ha detto il presidente del Niger, Mohamed Bazoum, ospite dell’università Luiss Guido Carli a Roma.
    Il capo di Stato ha fatto riferimento al conflitto dilagato dalla Tripolitania alla Cirenaica, sfociato nella caduta e nell’uccisione del colonnello Muammar Gheddafi nel 2011. Proprio il 2011 sarebbe l’anno, secondo Bazoum, nel quale per il Niger si è definita una sfida triplice. “Il traffico della droga che arriva dall’America Latina a bordo degli aerei ha sviluppato un’economia criminale che non si limita ad armare i terroristi ma che stravolge l’economia nel suo complesso e favorisce il fenomeno del terrorismo” ha detto il presidente. “Il nostro impegno allora è su tre livelli: contro il traffico di armi, contro quello di droga e contro quello dei migranti”.

    (Il presidente nigerino, Mohamed Bazoum, a fianco del ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto)

    Secondo Bazoum, “il Niger non è un Paese di partenza ma dal 2011 con le ripercussioni della crisi libica è divenuto la strada piu’ importante della migrazione verso l’Europa”.
    Il presidente è intervenuto a un incontro ospitato dalla Luiss, sul tema “Italia, Niger. Europa, Africa. Due continenti. Un unico destino”.

    CROSETTO: “LA COOPERAZIONE AUMENTI IL REDDITO PRO CAPITE”

    Nei confronti dell’Africa serve “una politica pratica”, fondata su risultati misurabili, a partire dal reddito pro capite, che deve essere fatto crescere, in Niger e altrove, dove “resta oggi inferiore all’equivalente di mille euro”: lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ospite di un incontro all’università Luiss Guido Carli.
    Al centro dell’intervento, la critica ad approcci europei di tipo “burocratico”. “Non misuriamo mai il risultato di programmi di cooperazione dai nomi bellissimi” ha detto Crosetto. “L’Europa investe sette volte quello che investe la Cina in Africa, ma la Cina ha una presenza significativa, mentre l’Europa no”. Secondo il ministro, fatta salva la centralità del sostegno alla formazione e alla cultura, “la risposta è una politica pratica”. Crosetto ha chiesto: “Dopo un anno di impegno, la cooperazione europea quanto ha fatto aumentare il reddito del Niger, che oggi è ancora sotto i mille euro?”

    PIANTEDOSI: “SUPERARE GLI STEREOTIPI SUI NOSTRI FRATELLI AFRICANI”

    Un appello a “superare stereotipi consolidati” nei rapporti con “le Afriche”, realtà complessa di oltre 50 Stati, è stato rivolto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ospite di un incontro all’università Luiss Guido Carli.
    Al centro del suo intervento, seguito a quello del presidente del Niger, Mohamed Bazoum, un’analisi dei temi delle migrazioni e però anche della cooperazione globale e delle opportunità economiche da cogliere a sud del Sahara.

    (Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, al centro)

    “Bisogna superare stereotipi consolidati che hanno rischiato di minare la fiducia tra noi europei e i fratelli africani” ha detto il ministro. “Dal lato europeo, sono state troppo evidenziate difficoltà di sviluppo e meno invece il dinamismo e il percorso di crescita”. Secondo Piantedosi, “ragionare di Africa al singolare è riduttivo, perché parliamo di oltre 50 Stati”.
    Il ministro ha aggiunto: “E’ innegabile che i nostri partner siano condizionati dall’immagine di Paesi europei sempre concentrati su interessi specifici e meno su una equilibrata collaborazione”. Di nuovo, poi, un appello: “Non dobbiamo restare ancorati a rigidi cliché perché ogni continente ha bisogno degli altri”.

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