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    Uccise leader anti-apartheid: l’estremista polacco Walus sarà libero ma deve restare in Sudafrica

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    ROMA – Dovrà scontare la libertà provvisoria in Sudafrica Janusz Walus, il militante dell’estrema destra di origini polacche che nel 1993 uccise il leader del Partito comunista sudafricano e militante anti-apartheid Chris Hani a cui la scorsa settimana è stato accordato – fra critiche e proteste – il rilascio dal carcere, dove scontava l‘ergastolo.

    In una nota il ministero degli Interni ha reso noto che a Walus, a cui è stata revocata la cittadinanza sudafricana nel 2017, è stata concessa un’esenzione alle legge sull’immigrazione vigente in Sudafrica che permette all’imputato di ottenere la residenza nel Paese. La decisione è motivata dal fatto che “è nell’interesse della giustizia nazionale” che l’uomo “sconti pienamente la sua pena, inclusa la libertà condizionale, in Sudafrica”. Nel comunicato si evidenzia inoltre che “l’esenzione contiene una condizione secondo la quale Walus non può utilizzare alcun documento di viaggio e/o passaporto rilasciato dall’ambasciata della Polonia“.

    Il governo del presidente Cyril Ramaphosa ha così voluto fugare ogni dubbio che il condannato possa essere trasferito in Polonia, come ipotizzato sui media locali, anche alla luce del fatto che in Polonia “Walus non sconterebbe alcuna condizionale perché nel Paese la sentenza della Corte costituzionale sudafricana non è vincolante”. Secondo l’avvocato di Walus, Julian Knight, l’uomo dovrebbe essere trasferito in Polonia comunque.

    Icona dell’estrema destra polacca

    L’autore dell’omicidio di Hani, che negli anni della sua prigionia è diventata un’icona per i movimenti di estrema destra polacchi, che hanno anche fatto diverse campagne per il suo rilascio, era stato condannato a morte nel 1993. La sua pena è stata commutata in ergastolo nel 2000 dopo l’abolizione della pena capitale nel Paese.

    La decisione del governo arriva dopo le proteste scatenate dalla sentenza che ha concesso la libertà condizionale. Anche il partito di governo, l’African national congress (Anc) a cui Hani era molto legato, ha organizzato delle manifestazioni contro il verdetto. Il rilascio di Walus era stato rifiutato diverse volte negli anni, l’ultima volta dal ministro della Giustizia, Ronald Lamola, nel marzo 2020.

    L’omicidio di Hani è avvenuto in una delicata fase di transizione fra la fine dell’apartheid e la democrazia ed è ritenuto particolarmente grave proprio perché, secondo analisti e storici concordanti, portò il Paese sull’orlo della guerra civile.

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