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    Dal Regno Unito all’Italia, il rischio dei migranti “buoni e cattivi”

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    ROMA – Oggi in Gran Bretagna il focus della politica è tutto sull’immigrazione “legale”, al fine di aumentare la produttività all’interno del Paese, alimentando una narrazione del “migrante buono e del migrante cattivo”. A suggerire questa riflessione è Nazlican Cebeci, della redazione di Black Post, testata che in Italia dà spazio a persone con background migratorio.

    SOLO TALENTI PER SALVARE L’ECONOMIA

    Nel periodo post-Brexit, continua la giornalista, il Paese continua ad affrontare un forte aumento dell’inflazione e un calo della crescita. Il primo ministro britannico, Rishi Sunak, ha annunciato di voler attrarre i professionisti migliori di tutto il mondo per far diventare il Regno Unito uno dei Paesi più allettanti nel campo della tecnologia. Il premier rivendica la sua battaglia in favore della Brexit e sull’immigrazione “illegale” e giustifica la sua nuova politica: “Parte del motivo per cui abbiamo posto fine alla libera circolazione dei lavoratori è stato quello di ricostruire il consenso pubblico nel nostro sistema di immigrazione”.

    Ma staccarsi dalla politica comune dell’Ue è davvero una via valida per ricostruire il consenso pubblico, come sostiene Sunak? Secondo alcuni analisti, diventare la nuova attrazione per i “migliori talenti” non salverà da sola l’economia britannica. La carenza di competenze ha colpito vari settori e il commercio in generale. Nel Paese serve manodopera, quindi – si chiedono in molti – perché non integrare gli immigrati cosiddetti illegali già presenti sul territorio?

    IN ITALIA L’INVASIONE CHE NON C’È

    È una domanda che, secondo Cebeci, ci si dovrebbe porre anche in Italia. Durante la campagna elettorale si è registrata una invasione di notizie nei media mainstream sull’emergenza migranti. In realtà, evidenzia la giornalista del Black Post, questa emergenza non c’è. Infatti, secondo i dati dell’Ispi, dal 2014 al 2021, includendo anche gli stranieri irregolari, la loro presenza è aumentata solo del 6%. Forse, conclude Cebeci, il problema è solo la narrazione del “migrante buono vs. il migrante cattivo”, quando invece potrebbe essere più utile costruire un sistema che sappia valorizzare le qualità delle persone senza cadere in pregiudizi.

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