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    Il ministro Valditara: “L’umiliazione è un fattore di crescita”. Il Pd: “Modello che fa rabbrividire”

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    ROMA – “Evviva l’umiliazione, che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità”. Un’altra polemica investe il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che due giorni fa è intervenuto a Milano all’evento ‘Italia, Direzione Nord’, e ha parlato della necessità di “ripristinare non soltanto la scuola dei diritti ma anche la scuola dei doveri”. Dopo la proposta di eliminare i cellulari nelle classi e quella di abolire il reddito di cittadinanza per gli studenti che non hanno portato a termine il loro percorso di studi, le frasi del ministro tornano a far parlare il mondo della scuola ma anche quello della politica.

    Parlando di un episodio avvenuto in un istituto tecnico di Gallarate, dove uno studente avrebbe sferrato un pugno ad una docente, Valditara si è detto soddisfatto del comportamento del preside, che ha messo l’alunno di fronte alle sue responsabilità. Valditara ha poi aggiunto che limitarsi a sospendere lo studente per un anno non è utile, perché c’è “il rischio è che quel ragazzo vada poi a fare fuori dalla scuola altri atti di teppismo, o magari addirittura si dia allo spaccio o magari si dia alla microcriminalità”. Per questo la soluzione individuata dal ministro è quella di “fare i lavori socialmente utili, perché soltanto lavorando per la collettività, per la comunità scolastica, umiliandosi anche, evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità. Di fronte ai suoi compagni è lui, lì, che si prende la responsabilità dei propri atti e fa lavori per la collettività. Da lì nasce il riscatto. Da lì nasce la maturazione. Da lì nasce la responsabilizzazione».

    LE RIPOSTE DELLA POLITICA. MALPEZZI (PD): MODELLO CHE FA RABBRIVIDIRE

    I commenti del mondo politico non si sono fatti attendere. “Umiliazione fattore di crescita nella
    scuola? Vabbè che il ministero della Giustizia in via Arenula 70 dista un chilometro dal Ministero dell’ Istruzione in viale Trastevere 76/a ma ho come l’impressione, leggendo le incredibili esternazioni del ministro Valditara, che si sia confuso tra i due ministeri. E confonda quindi scuole e carceri del secolo scorso“, ha scritto su Twitter il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, parlamentare dell’Alleanza Verdi.

    La presidente dei senatori del Pd Simona Malpezzi si è detta “preoccupata per le ennesime parole
    fuori luogo pronunciate dal ministro Valditara
    sintomatiche di un’idea di scuola fondata sulla punizione, la repressione e la coercizione. Anche nel caso del bullismo, noi siamo sempre dalla parte di chi subisce violenza, ma siamo anche quelli che pensano di dover recuperare ‘il bullo’ e mettere in atto azioni di
    prevenzione. Prevenire è la risposta ed è per questo che vogliamo una scuola in grado di includere tutti. La vera scuola del merito è quella che rimuove tutti gli ostacoli che impediscono alle nostre studentesse e ai nostri studenti di coltivare le proprie aspirazioni”.

    “Immaginare che un ragazzo possa crescere dopo aver subito un”umiliazione’ descrive un modello educativo, formativo e pedagogico che fa rabbrividire – aggiunge Malpezzi – La scuola democratica
    è inclusiva, recupera le fragilità, si preoccupa di affrontare le diseguaglianze e di offrire prospettive e opportunità a tutti. Non posso credere che il ministro la veda come uno strumento riabilitativo”.

    Anche il senatore Ivan Scalfarotto (Iv), componente della commissione Giustizia, ha scritto: “Dopo l’abominio, l’umiliazione. Ne abbiamo una al giorno. Ma non potrebbero rimboccarsi le maniche e
    lavorare invece di dire scemenze?”.

    LA RISPOSTA DEGLI STUDENTI A VALDITARA

    Pronta anche la risposta degli studenti. Il sindacato Unione degli studenti ha parlato di “un’idea di scuola fatta di classismo, merito, umiliazione e repressione. Siamo indignati e arrabbiatissimi, non possiamo più accettare modelli di scuola calati dall’alto e che ignorano le necessità degli studenti”.
    “Il ministro vede come migliore forma di provvedimenti disciplinari quella dei lavori socialmente utili, in modo che gli studenti attraverso l’umiliazione evitino di ripetere gli stessi errori e, seguendo la sua idea di una scuola classista e del merito, ha affermato di voler togliere il reddito di cittadinanza a chi non assolve l’obbligo scolastico- ha detto Alice Beccari, dell’esecutivo nazionale dell’Unione Degli Studenti- tutto questo seguendo la linea della repressione, con scuole dove vince il concetto di merito su quello di libertà e benessere, supportando misure come quelle delle telecamere a scuola o della proibizione dell’uso dei cellulari durante l’orario scolastico”.

    “Ci opponiamo fortemente a questo modello di scuola che vuole reprimere, che vuole premiare un’idea di studente modello lasciando indietro tutti gli altri- continua l’Unione Degli Studenti- Vogliamo un diritto allo studio garantito e un reddito di formazione per tutti senza criteri di merito o di censo, per una scuola accessibile e gratuita. Vogliamo una didattica ed una valutazione formative e narrative, a scopo formativo e non punitivo e repressivo”.

    Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it continua a leggere sul sito di riferimento

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