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    Gli Usa bloccano lo zucchero della Repubblica Dominicana. “Viene dal lavoro forzato”

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    ROMA – Gli Stati Uniti hanno sospeso a partire da oggi l’importazione dei prodotti realizzati dall’azienda della Repubblica Dominicana Central Romana, la più grande del Paese stando a quanto afferma la stessa società, a causa del presunto impiego di lavoro forzato.

    L’impresa, nota anche per impiegare numerosi migranti haitiani, produce principalmente zucchero e derivati. L’imposizione del provvedimento è stato comunicato dallo U.S. Customs and Border Protection (Cbp), l’ente che gestisce confini e dogane degli Usa. Come spiega lo stesso Cbp, la misura è stata introdotta “sulla base di informazioni che ragionevolmente indicano l’uso del lavoro forzato” da parte di Central Romana. L’ente statunitense ha reso noto di aver “identificato cinque degli 11 indicatori del lavoro forzato stabiliti dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) durante una sua indagine” sull’operato dell’azienda. Fra questi, “abuso di condizioni di fragilità” e “trattenimento dei salari”.

    L’azienda respinge ogni accusa

    Central Romana, circa 100 anni di storia e 25mila dipendenti secondo quanto affermato dalla stessa azienda, ha rifiutato totalmente le accuse partite dal governo nordamericano evidenziando in una nota i progressi e gli investimenti fatti sul fronte dei diritti dei lavoratori.

    La decisione Usa è solo l’ultimo di una serie di indagini e misure volte a documentare e penalizzare i presunti sfruttamenti che si registrano nel Paese dei Caraibi. A settembre la canna da zucchero prodotta nella Repubblica domenicana è stata catalogata dal governo americano fra i “beni realizzati tramite sfruttamento minorile e lavoro forzato”. A luglio tre grandi aziende dominicane del settore, fra le quali Central Romana, hanno respinto accuse di abusi contenute in un report di un organismo del Congresso di Washington.

    Nelle stesso ore in cui il Cbp rendeva nota la misura contro Central Romana, il presidente dominicano Luis Abinader ha inaugurato il terminal turistico di un porto insieme ai vertici dell’azienda, che ha riferito di avere investito 115 milioni di dollari.

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