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    Giappone, Kishida ammette irregolarità in rendicontazione campagna

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    Mancano nomi su ricevute finanziamenti

    Roma, 24 nov. (askanews) – Un’altra tegola è caduta sulla testa del primo ministro giapponese Fumio Kishida, in calo di consensi molto consistente tra l’elettorato: dopo che tre ministri del suo esecutivo sono stati costretti alle dimissioni, oggi ha dovuto ammettere che ci sono state lacune nelle rendicontazioni economiche della sua campagna elettorale dello scorso anno, dopo che martedì il settimanale Shukan Bunshun aveva scritto che 94 ricevute di spese e entrate non riportavano i nomi dei beneficiari o dei donatori.

    “Ho verificato che una parte delle registrazioni delle ricevute sono insufficienti”, ha ammesso il primo ministro davanti ai giornalisti, dopo aver detto di essersi consultato col suo comitato elettorale che ha sede a Hiroshima. “Ho dato indicazioni al mio ufficio affinché una cosa del genere non si ripeta mai più”.

    La rivelazione viene in un momento particolarmente delicato per il governo giapponese e per il suo primo ministro. Proprio la scorsa settimana è stato costretto alle dimissioni il ministro dell’Interno Minoru Terada proprio per uno scandalo collegato al finanziamento politico.

    I sondaggi sul sostegno al governo e al primo ministro sono in caduta libera. Una recente rilevazione da parte dell’agenzia di stampa Jiji Press, ha segnalato come questo dato sia al 27,7 per cento, ben sotto il livello di guardia che solitamente porta il Partito liberaldemocratico, la formazione che esprime il premier quasi ininterrottamente dal dopoguerra, a ragionare su un cambio di cavallo.

    La caduta libera nei consensi del governo è iniziata dopo l’assassinio dell’ex primo ministro Shinzo Abe per mano di un uomo che accusava l’ex premier di essere collegato al movimento religioso della Chiesa dell’Unifiazione.

    In seguito a un’inchiesta interna al Partito liberaldemocratico è emerso che metà dei parlamentari di questa formazione aveva dei rapporti con l’organizzazione religiosa, per la quale il governo ha attivato una procedura che potrebbe portare alla revoca dello status di religione riconosciuta. Il ministro della rivitalizzazione economica Daishiro Yamagiwa è stato costretto a dimettersi proprio per aver intrattenuto rapporti col gruppo.

    Infine, in un altro rovescio, il ministro della Giustizia Yasuhiro Hanashi ha dovuto rinunciare al suo ruolo dopo una battuta piuttosto infelice sulla pena di morte, che in Giappone è ancora applicata e sulla quale la decisione finale spetta proprio al titolare alla giustizia.

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