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    Addio alle ‘norme omofobe’, voto storico a Verona

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    VERONA – Niente più norme omofobe a Verona. Come quella che impegnava l’amministrazione comunale scaligera a “non deliberare provvedimenti che tendano a parificare i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle famiglie naturali costituite da un uomo e una donna”. Tutto cancellato. Il Consiglio comunale, ieri sera, con un voto storico, ha dato il colpo di spugna a tre mozioni approvate 27 anni fa, in contrasto con le norme contro l’omofobia.

    IL SINDACO TOMMASI: ERA NOSTRA PROMESSA ELETTORALE E NON CI SONO STATI CONTRARI, SEGNALE SIGNIFICATIVO

    “Il voto di ieri sera era parte del nostro programma e appartiene alla storia attuale di Verona”: sono state cancellate “mozioni ampiamente superate dalle normative vigenti, ma era significativo dare questo segnale. Guardiamo ora avanti con la nostra idea di città europea, aperta e inclusiva. Non c’è stato nessun voto contrario, questo credo che sia significativo”, dice il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, sottolinea l’esito del voto ‘storico’ di ieri in Consiglio comunale: 27 anni dopo la loro approvazioni sono state definitivamente cancellate tre mozioni del 1995, in contrasto con le norme contro l’omofobia. L’ordine del giorno di revoca (approvato con 21 voti favorevoli ed un astenuto), di cui è prima firmataria la consigliera comunale Jessica Cugini (Verona in Comune), è stato presentato dai capigruppo di maggioranza di Pd , Lista Tommasi Sindaco, Verona in Comune e Traguardi. In un’aula in cui erano rimasti solo componenti della maggioranza, dopo che quelli di centrodestra erano usciti (unico rappresentante presente il consigliere di Verona Domani Paolo Rossi),

    +EUROPA CANTA VITTORIA: CI SONO VOLUTI 27 ANNI…

    Ci sono voluti 27 anni per arrivare ieri in Consiglio comunale alla cancellazione delle mozioni omofobe che respingevano le risoluzioni europee in tema di pari dignità delle persone con diverso orientamento sessuale e di genere, distinguendo tra coppie omosessuali e coppie eterosessuali unite dal vincolo del matrimonio e ponendo l’accento solo sulla famiglia tradizionale”, ma ora Verona volta pagina. E più Europa canta vittoria. “Non c’è altro da aggiungere su chi non si è voluto neppure pronunciare“, ma oggi si ‘nota’ soprattutto che “il Comune di Verona non è più omofobo. L’abbiamo tanto aspettata questa revoca delle mozioni omofobe, specialmente noi di Più Europa che della difesa dei diritti abbiamo fatto il nostro DNA politico e il cardine di tante battaglie anche sul territorio veronese”, afferma Anna Lisa Nalin, della segreteria nazionale di Più Europa e portavoce in Veneto. “Sono orgogliosa– sottolinea- che Più Europa abbia sostenuto Damiano Tommasi e il progetto politico di Rete che hanno portato a questa svolta”. Nel periodo pre-elettorale, Più Europa diede anche un contributo al tavolo della coalizione sui diritti presieduto da Jessica Cugini, firmataria della mozione di revoca. “La cancellazione delle mozioni omofobe risalenti al 1995, così come la recente introduzione delle procedure ‘Ready’ per il Comune di Verona a tutela delle diversità di genere, rappresentano dunque passi fondamentali per un importante cambiamento culturale e sociale nei rapporti tra l’amministrazione e i cittadini e tra i cittadini e il loro modo di porsi verso gli altri”. Azioni come queste, insiste Nalin, “fanno girare pagina nei confronti della politica intollerante e discriminatoria delle destre veronesi“.

    C’ERANO UNA VOLTA TRE MOTIZIONI OMOFOBE

    La storia. E’ necessario ritornare con la memoria a quasi 30 anni fa, più precisamente all’8 febbraio 1994, giorno in cui il Parlamento europeo approvò la Risoluzione A3-0028/94, con la quale veniva chiesto agli Stati membri, nonché alle istituzioni, di adottare provvedimenti per porre fine ad ogni tipo di discriminazione contro lesbiche e omosessuali, e a ogni disparità di trattamento in temi quali previdenza sociale, adozione e successione. L’anno successivo, in seguito alla mozione 383 del 13 giugno 1995, la prima delle tre mozioni cosiddette “omofobe”, in cui si chiedeva al Comune di Verona di impegnarsi a “non consentire discriminazioni a carico di convivenze diverse da quelle fondate sul matrimonio” -salvo poi far riferimento alla sola famiglia intesa come “società naturale fondata sul matrimonio”-, veniva presentata il 30 giugno la mozione 393 in cui si sottolineava che “la sola famiglia è quella costituita dall’unione uomo e donna e non dalla convivenza”. Due settimane dopo, il 14 luglio, fu infine approvata dal Consiglio comunale la mozione 336, con la quale veniva respinto il contenuto della risoluzione del Parlamento europeo, impegnandosi a “non deliberare provvedimenti che tendano a parificare i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle famiglie ‘naturali’ costituite da un uomo e una donna”.

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