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    Dalla coppa di Euro 2020 alla pipa di Bearzot, la Nazionale in mostra al Coni

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    ROMA – La coppa di Euro 2020 alzata al cielo a Wembley da capitan Giorgio Chiellini, le quattro Coppe del Mondo, il trofeo dell’Europeo del ’68. E poi le maglie storiche come quella dell’esordio di Silvio Piola in Nazionale (1935) o quella indossata da Paolo Rossi al ‘Mundial’ del 1982, o ancora quelle di Rivera, Scirea, Zoff, Baggio e Mancini. Le pipe che Pertini e Bearzot si scambiarono dopo la vittoria al Bernabeu, i palloni utilizzati negli anni ’30, gli scarpini calzati negli anni ’50, la valigia degli Azzurri nella spedizione mondiale a Cile ’62 e quella dell’allora presidente federale Artemio Franchi. Immancabili i cimeli legati a Roma: oltre a Piola, Amadei e Immobile, un focus proprio sui calciatori di Roma e Lazio con le maglie di De Sisti (1967), Re Cecconi (1974), Giordano (1985), Ancelotti (1986), Casiraghi (1994), Totti (1998), De Rossi (2011).

    Si chiama ‘La storia siamo noi’ l’esposizione dedicata alla Nazionale di calcio e allestita nella casa dello sport italiano, la sede del Coni al Foro Italico, nel Salone d’Onore, che permetterà di ammirare da vicino una parte dell’immenso patrimonio di cimeli, trofei, maglie, palloni, scarpini, memorabilia e immagini di ogni tipo legati ai 112 anni degli Azzurri. Un ‘prestito’ dalla sede storica del Museo del Calcio, che sorge dal 1990 accanto al Centro Tecnico Federale di Coverciano.

    A inaugurare la mostra sono stati stamattina il presidente del Coni, Giovanni Malagò, il presidente della Figc, Gabriele Gravina, il presidente della Fondazione Museo del Calcio, Matteo Marani, e l’assessore allo Sport di Roma Capitale, Alessandro Onorato. Un allestimento che ripercorre la storia del calcio italiano dal 6 gennaio 1911, quando la Nazionale indossò per la prima volta la maglia azzurra, in omaggio a Casa Savoia, dopo due partite giocate l’anno precedente in maglia bianca: da lì l’azzurro sarebbe diventato il simbolo sportivo dell’Italia nel mondo, il colore di tutte le rappresentative del Paese nelle competizioni internazionali in ogni sport.

    La storia azzurra si è completata, negli ultimi decenni, con la componente femminile, che ovviamente non poteva mancare: due maglie, quella di Rita Guarino e quella di Sara Gama, per celebrare le due partecipazioni al Mondiale, nel 1991 e nel 2019, in attesa della rassegna iridata del 2023 in Australia e Nuova Zelanda. E poi ancora le divise di arbitri che hanno travalicato i confini nazionali, ergendosi a veri personaggi simbolo della direzione di gara a livello mondiale, come Concetto Lo Bello e Pierluigi Collina, in questo caso la maglia della Coppa del Mondo 2002.

    MARANI: “UN MUSEO CHE CUSTODISCE LA NOSTRA MEMORIA E LA NOSTRA STORIA”

    “Oggi è una giornata molto bella e felice nel posto più importante dello sport italiano, dove portiamo per la prima volta il Museo del Calcio di Coverciano”, ha detto Marani. “La storia siamo davvero noi: 112 anni, quasi mille giocatori e mille partite, 75 governi, 12 presidenti della Repubblica, 10 Papi. Questa è la storia della Nazionale italiana di calcio. Il nostro Museo sta crescendo, non è solo un luogo fisico ma la custodia della memoria del calcio italiano, che vuol dire storia e conoscenza. Noi non viviamo solo dell’attualità ma di tutto quello che abbiamo alle spalle e dobbiamo essere fieri della nostra storia, l’unica vera grande differenza tra l’Italia e gli altri Paesi. Il 6 gennaio 1911 l’Italia diventava azzurra e tingeva del suo colore tutto lo sport italiano, accompagnando la nazione e aiutandola a riprendersi dai suoi momenti peggiori. Anche dopo il Covid il calcio ha dimostrato tutta la sua importanza nella ripartenza del Paese”.

    GRAVINA: “L’AZZURRO È IL NOSTRO ELEMENTO IDENTITARIO”

    Questa mostra, ha commentato Gravina, “ha il duplice significato di diffondere sempre più la cultura calcistica italiana e di far conoscere il nostro Museo del Calcio”. Per il presidente della Figc “è un mondo a cui siamo particolarmente legati e in cui amiamo declinare lo straordinario binomio tra sport e cultura, unito da un colore straordinario che domina le scene dello sport nazionale e internazionale: l’azzurro, un elemento identitario che mette insieme la passione di tantissimi italiani e tantissimi sportivi. Questa piccola mostra è un assaggio del Museo di Coverciano, che riconosce un grande valore alla memoria storica e alle radici su cui vogliamo far crescere l’albero semore più rigoglioso dei nostri valori. 112 anni di storia uniti dall’azzurro che ha contraddistinto la storia di un Paese intero, anche e soprattutto nei momenti di difficoltà e amarezza”.

    MALAGÃ’: “IL CONI DIRÀ SEMPRE GRAZIE AL NOSTRO CALCIO”

    Per Malagò “oggi è una giornata di festa. Queste coppe e questi trofei sono un sigillo di credibilità a questa iniziativa e questa idea, e siamo noi a essere onorati di questa opportunità che nel luogo simbolo e casa dello sport italiano vuole ricordare quanto di meglio il nostro calcio ha fatto in una cavalcata incredibile di così tanti anni. Il presidente del Coni può essere bravo o meno, ma è considerato meglio o peggio se il calcio italiano fa risultati. Ecco perché è il Coni a dire sempre grazie al calcio”.

    IL NUOVO LOGO DEL MUSEO DEL CALCIO

    Nell’occasione, la Fondazione Museo del Calcio, con l’obiettivo di iniziare a portare il proprio patrimonio di storia sportiva nel Paese fuori dai confini fisici di Coverciano, ha presentato un nuovo logo, ideato da Independent Ideas, l’agenzia creativa di Publicis Groupe che aveva già realizzato l’attuale logo istituzionale della Federazione, presentato nell’ottobre 2021. Il nuovo logo Museo del Calcio vuole essere una modernizzazione stilistica dell’attuale logo Figc, rivisitando in chiave attuale il suo pittogramma e mantenendone intatta la riconoscibilità: il segno grafico mostra infatti ancora il pallone, simbolo universale del gioco del calcio, e le stelle, chiaro riferimento alla storia gloriosa della Nazionale italiana di calcio.
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