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    Tra Milano e Bologna la prima voluntary disclosure di criptovalute in Italia

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    Obiettivo ricondurre legalità patrimoni attribuendo valore fiscale certo
    Roma, 7 nov. (askanews) – Lo scorso 13 ottobre 2022 a Milano, presso l’Agenzia delle Entrate di Milano e con i rappresentanti della Direzione Centrale – Settore contrasto illeciti (Ucifi) si è concluso il contraddittorio del primo accertamento volontario per la regolarizzazione di un capitale costituito integralmente da criptovalute. Non vi sono precedenti certamente in Italia. L’obiettivo dell’operazione è ricondurre nella legalità i patrimoni in criptovalute costituiti nel passato e attribuirgli un valore fiscale certo. In effetti, fino ad oggi, l’interesse degli studiosi del tema fiscale legato alle criptovalute, per lo più, si è diretto alla tipologia del reddito, alla tassazione (quale aliquota applicare) e alla compilazione del Quadro RW (c.d. ‘monitoraggio fiscale). In particolare, ci si è concentrati sul futuro; su ciò che dovrà essere, trascurando, viceversa, i problemi del passato. Quelli di chi, nel tempo, ha accumulato portafogli di tutto rispetto. Una omissione essenziale poiché non risanare il passato inibisce l’ingresso nel futuro, impedisce alla ricchezza accumulata di frequentare i circuiti dell’economia reale, innovarla, farla crescere. Infatti, in un contesto normativo inadeguato e in relazione al quale, ragionevolmente, possono svilupparsi salti d’imposta e consumarsi – pur inconsapevoli – condotte reprensibili sotto il profilo penale, i patrimoni in criptovalute illegali sono destinati a contaminare tutti i patrimoni con cui vengono in contatto. Insomma, una efficace disciplina giuridica per le criptovalute implica, necessariamente, l’emersione legale dal passato e ci si augura che l’operazione posta in essere con l’Agenzia delle Entrate possa rappresentare un valido spunto per il Legislatore. Si tratta di un procedimento ricavato da una parziale rilettura delle norme sull’accertamento tributario, dalla vecchia voluntary disclosure e da alcuni solidi principi dell’ordinamento. In sintesi il soggetto interessato (chi ha patrimoni formati nel passato, non dichiarati al Fisco e, perciò, inutilizzabili) chiede all’Agenzia delle Entrate di essere assoggetto ad accertamento e questa, in cambio di tale ‘spontaneità’ e volontà collaborativa sceglie di applicare – perché i presupposti di fatto e giuridici lo consentono – un trattamento premiale, di speciale favore (anonimato nella istruttoria; criteri di determinazione del reddito; drastica riduzione della sanzione; rigorosissima riservatezza). Aspetto preliminare del procedimento, tuttavia, è la dimostrazione – al di là della buona volontà dell’interessato – che il patrimonio sia meritevole di entrare nella legalità, non vi siano, cioè, sospetti di irregolarità che non siano di tipo fiscale o penale fiscale. L’operazione è stata concepita dal Prof. Vittorio Emanuele Falsitta, la sua squadra e i rappresentanti della Direzione Centrale dell’Agenzia delle Entrate – Settore contrasto illeciti (Ucifi) e provocata da Decentra, Accademia dei Registri Distribuiti di Bologna, nella persona del presidente Fabrizio Tonelli. continua a leggere sul sito di riferimento

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