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    Meloni ha rassicurato l’Ue, ma si prepara scontro su ambiente

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    Governo e Confindustria contro nuove norme su rifiuti da imballaggi
    Bruxelles, 7 nov. (askanews) – La visita della premier Giorgia Meloni ai vertici delle istituzioni Ue, la settimana scorsa a Bruxelles, ha rassicurato quanti temevano possibili discontinuità del governo di centro destra rispetto alle posizioni dell’Italia sui dossier più strategici dell’Unione e sulle sfide più importanti che sta affrontando: sostegno all’Ucraina e condanna della Russia, Nato, “autonomia geostrategica” europea, conti pubblici, attuazione del Pnrr; persino sul dossier divisivo dell’immigrazione, Meloni ha messo l’accento sul rafforzamento delle frontiere esterne, che vede tutti gli Stati membri d’accordo. Fin qui, le posizioni del nuovo governo italiano restano perfettamente integrate nel quadro Ue, compatibili con le “regole del gioco” del dibattito europeo. Ma non è affatto escluso che la rottura avvenga su altri temi, più “interni” e più tecnici, come, in particolare, le politiche comunitarie dell’ambiente. E’ noto che nel centrodestra si è soliti accusare di “ideologia” le istanze ambientaliste, soprattutto quando hanno conseguenze sugli interessi immediati e sui costi delle imprese. Ed è proprio su una importante nuova normativa ambientale, quella sui rifiuti da imballaggi, che si sta preparando il primo vero scontro. E’ su questo terreno che il governo Meloni potrebbe invocare il principio di sussidiarietà (l’Ue deve agire solo quando ha valore aggiunto rispetto a quanto possono fare i governi e i parlamenti degli Stati membri) per opporsi a decisioni legislative europee considerate troppo “intrusive”, e lesive degli interessi di alcuni settori economici nazionali. E non è un caso che il nuovo regolamento sugli imballaggi sia stato menzionato dalla premier nei suoi incontri a Bruxelles, insieme al sistema di etichettatura alimentare “Nutriscore” (che non è una norma europea, ma c’è il rischio che lo diventi), e alla normativa sulle dimensioni minime delle vongole perché le si possa pescare, come esempi di decisioni Ue che penalizzano l’Italia. La proposta per un nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggi sarà presentata dalla Commissione, salvo imprevisti, il 30 novembre. Il regolamento (di cui ha già cominciato a circolare una bozza a Bruxelles), farà parte della seconda parte del pacchetto sulla “Economia circolare” (la Commissione ha presentato la prima parte il 30 marzo), e prevede un significativo rafforzamento dell’attuale quadro di regole, introdotto con una direttiva specifica nel 1994 e poi modificato nel 2008 e nel 2018. Secondo lo studio d’impatto della Commissione, le precedenti direttive non sono riuscite a conseguire gli obiettivi previsti: dal 2009 al 2019, i rifiuti da imballaggio generati dall’economia Ue non solo non sono diminuiti, ma sono aumentati del 19%, più del Pil complessivo dell’Unione nello stesso periodo. Un vero e proprio “fallimento del mercato”. Non solo: il riciclaggio è diventato in certi casi più difficile a causa dei materiali impiegati per gli imballaggi, per la cui produzione, d’altra parte, spesso si usano materie prime “vergini” e non si fa abbastanza ricorso a materiali riciclati. La Commissione vuole correre ai ripari: proporrà un regolamento Ue in sostituzione della direttiva in vigore (il regolamento ha applicazione diretta in tutti gli Stati membri, senza i margini di flessibilità previsti dalla direttiva) con nuovi obiettivi obbligatori non solo per la riduzione dei rifiuti e il loro riciclaggio, ma anche per il ri-uso e le riconsegne di bottiglie e lattine, la minimizzazione in origine degli imballaggi, il contenuto minimo di materiale riciclato nelle loro composizione, la responsabilità dei produttori, le riciclabilità dei materiali nella progettazione, le informazioni ai consumatori. Il regolamento riaffermerà la centralità e l’obbligatorietà della “gerarchia” dei modi di gestione dei rifiuti, prevista fin dal 2008 dalla legislazione comunitaria, che dà chiara priorità alla “prevenzione” (ovvero la riduzione degli imballaggi immessi sul mercato) e al ri-uso rispetto al riciclaggio, a sua volta considerato prioritario rispetto all’incenerimento con recupero di energia. Nei giorni scorsi, proprio su questo punto, prima Confindustria e poi il Ministero della Transizione ecologica (Mite), hanno già reagito duramente. In Italia sta andando molto bene il riciclo dei rifiuti da imballaggi, che è ormai al 73%, ben oltre l’obiettivo nazionale del 65% che era stato fissato per il 2025, ma poco è stato fatto sul fronte della prevenzione e del ri-uso. Dal punto di vista italiano, il nuovo regolamento Ue, imponendo la priorità per il ri-uso degli imballaggi, ne penalizza il riciclaggio, che ha portato allo sviluppo di una filiera ormai diventata un’eccellenza del Paese. Confindustria ha annunciato di stare tessendo alleanze con le organizzazioni omologhe degli Stati membri più importanti, per cercare di ritardare la presentazione della proposta e modificarne il contenuto, come spiega il delegato per l’Europa Stefano Pan in un’intervista al Sole 24 ore del 2 novembre, e come ha confermato il presidente Carlo Bonomi su Radio Rai lo stesso giorno, tirando l’allarme sull’impatto che il nuovo regolamento potrebbe avere sulle imprese italiane e su 7 milioni di posti di lavoro. Inoltre, c’è allarme per la sorte degli investimenti, già previsti nel Pnrr, per l’impiantistica a supporto del riciclaggio. Bonomi definisce “molto ideologico” l’approccio della Commissione, e sostiene che la sostenibilità non deve essere solo ambientale e sociale, ma anche economica. Il Mite, da parte sua, con una nota del 4 novembre ha annunciato di avere, su indicazione del nuovo ministro Gilberto Pichetto, “aperto un confronto affinché si intervenga nelle sedi opportune a livello comunitario”. Il ministero ha espresso la sua perplessità sia sulla scelta dello strumento del regolamento Ue, “che non lascia alcuna flessibilità in fase di applicazione”, che sui contenuti della proposta. “Se un modello nazionale funziona” come nel caso del riciclaggio degli imballaggi in Italia, “la normativa comunitaria deve supportarlo e non sostituirlo con un altro dall’efficacia incerta”, afferma il Mite. Confindustria e il nuovo governo italiano, insomma, vorrebbero cancellare l’obbligatorietà del ri-uso, dove è appropriato, e la priorità data dall’Ue alla riduzione della generazione dei continua a leggere sul sito di riferimento

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