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    G7, Tajani rassicura Blinken ma chiede “una strategia comune” sul gas

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    “Nessuno ha dubbi sull’Italia”. Con Cina cooperazione costruttiva
    Munster, 4 nov. (askanews) – Quaranta minuti di colloquio per confermare la posizione salda dell’Italia nel G7, nella Nato e nell’Ue. Dalla parte dell’Occidente e a difesa della libertà e dell’indipendenza dell’Ucraina. Antonio Tajani incontra Antony Blinken nel secondo e conclusivo giorno della riunione dei ministri degli Esteri del G7 a Munster, in Germania. Il colloquio è giudicato “molto positivo” dal nuovo titolare della Farnesina, perché ha permesso di “rinforzare l’alleanza tra Stati Uniti e Italia”, trovando nuovi “punti di comune accordo sulla politica estera e industriale”. Non è solo l’impressione di Tajani. Il segretario di Stato americano si è detto “grato per la forte partnership” tra i due Paesi. Su molti temi, Roma e Washington “parlano con una sola voce”, ha precisato Blinken. Non ancora sul gas, però. Sul tema dell’energia le posizioni sono ancora distanti. Lo si capisce dalle parole dello stesso Tajani: l’Italia chiede che ci sia “una strategia comune” sul fronte dell’energia “affinché non ci sia un costo troppo alto del gas che acquisteremo da altri paesi, compresi gli Stati Uniti”. Per il governo italiano non è una questione di poco conto, visto che in consiglio dei ministri dovrà essere deciso “come aiutare famiglie e imprese”. Il ministro degli Esteri italiano, comunque, appare soddisfatto dei due giorni di lavoro nella città della pace di Westfalia. “L’Italia esce rafforzata dal G7 di Munster”, dirà quasi a conclusione della riunione. E quasi si schermisce quando afferma di avere ricevuto “non lui personalmente, ma come rappresentante dell’Italia”, “un’accoglienza affettuosa” dai suoi colleghi di Germania, Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Giappone e Canada. Eppure Tajani ci mette molto del suo per accreditare il governo italiano con i suoi principali partner e alleati, raccogliendo “la fiducia di tutti”. Nessuno ha avanzato dubbi o “fatto cenno a possibili o ipotetiche posizioni di distinguo nell’ambito della maggioranza dell’esecutivo italiano” sulla guerra in Ucraina. Non sono emerse neppure le preoccupazioni americane per le posizioni di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. C’è stata solo l’impressione di “una grande attenzione per le posizioni” dell’Italia. “E le ho ribadite in modo molto chiaro”, ha confermato Tajani: “Noi siamo dalla parte dell’Europa, della Nato, dell’Occidente e delle relazioni transatlantiche, e siamo per difendere l’indipendenza dell’Ucraina, puntando però a raggiungere la pace”. Diversi i temi in cui i ministri hanno registrato “ampia convergenza”. Sulla difesa degli interessi industriali, ad esempio. E sulla questione delle “materie prime e delle terre rare”, di cui Tajani ha parlato nell’incontro bilaterale con Blinken. “Sono indispensabili per la produzione industriale di alta qualità”, ha precisato poi il titolare della Farnesina, ricordando che l’Italia è il “secondo paese manufatturiero d’Europa”. Impossibile non pensare alla concorrenza della Cina, “un competitor, anche per quanto riguarda la politica industriale e commerciale”, a cui “non si possono vendere i nostri porti e le nostre infrastrutture”. Ne va anche della “sicurezza nazionale”, che va “tutelata” anche in presenza di “libero mercato”. Con Pechino, comunque, l’Italia e gli alleati del G7 puntano a “una cooperazione costruttiva”. E non si tratta solo di aree commerciali o finanziarie. Il riferimento, emerso chiaramente anche nella Dichiarazione finale del vertice, è soprattutto a sfide globali come “la pace, la sicurezza, la salute, il clima, la biodiversità e la conservazione delle risorse naturali”. La Cina, concordano i ministri, dovrà però sostenere i principi della Carta delle Nazioni Unite sulla risoluzione pacifica delle controversie e dovrà “astenersi da minacce, coercizione, intimidazione e uso della forza”. Chiaro il riferimento a Taiwan, su cui la posizione del G7 resta immutata e contraria a ogni tentativo unilaterale di cambiare lo status quo con l’uso delle armi. Durante i due giorni di colloqui, Tajani ha poi portato a Munster la posizione italiana sulla crisi dei migranti, dopo le tensioni della vigilia con Berlino che ha sollecitato il nostro governo a consentire l’approdo in uno dei suoi porti alla nave Humanity One, battente bandiera tedesca, con decine di persone a bordo. “Il problema è il rispetto delle regole, non la Germania”, ha subito chiarito il ministro, che ha chiesto un processo di “identificazione delle persone a bordo”. “La regola è questa”, ha spiegato con fermezza: “Se si vuole entrare nelle acque territoriali italiane, per una questione di sicurezza nazionale, bisogna sapere chi c’è a bordo, quante sono le persone, quante le donne e i bambini, se hanno diritto d’asilo, dove e quando sono state salvate”. Insomma, l’Italia pone “un problema legale, un problema di diritto” e sollecita un intervento “da protagonista” dell’Europa. L’Ue, è la posizione espressa da Tajani durante il suo incontro con la ministra tedesca Annalena Baerbock, deve fare quello che da soli gli stati nazionali non possono fare. “E’ questo che chiediamo alle istituzioni comunitarie, assumere delle decisioni che tutelino i singoli cittadini e i singoli paesi. Serve una strategia comune, concordata, che risolva il problema perché non si possono lasciare i migranti tutti nel paese di approdo”. E secondo Tajani, questa strategia deve prevedere anche un vero “Piano Marshall per l’Africa”, per risolvere il problema “a monte”, ovvero facendo accordi con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, intervenendo contro il terrorismo e sui cambiamenti climatici, agendo per il benessere e la salute degli africani. (di Corrado Accaputo) continua a leggere sul sito di riferimento

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