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    Adesso il popolo russo deve accettare la verità: Putin erede del nazifascismo

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    ROMA – L’erede di Hitler e Mussolini? Ha un volto, quello di Vladimir Putin, il dittatore che in Russia grazie a chi vive delle briciole del suo potere terrorizza e tiene sotto scacco un intero popolo. Da più di venti anni il presidente accumula miliardi e si circonda delle cose più preziose depredando la Russia delle sue risorse, scatenando conflitti per spostare l’attenzione.

    LEGGI ANCHE: Putin: “Un attacco nucleare non ha nessun senso per la Russia”

    Ora manda a morire decine di migliaia di giovani in Ucraina e con i suoi amici dittatori si vanta dei successi militari, che nessuno però gli riconosce. Le democrazie occidentali sono da tempo in crisi. È uno dei problemi che si accompagnano a chi vuol essere democratico, devi garantire anche chi rema contro, anche quelli che scendono in campo per attaccare quei principi, quelli che si battono per tornare a far prevalere proprio la voce dell’uomo solo al comando.

    Quello che in tutti questi anni ha fatto e sta facendo Putin e la sua cricca di magna magna, mettendo sempre in risalto le debolezze dei sistemi democratici e della cultura permissiva dell’Occidente, rivendicando l’uso della forza per far abbassare la testa al popolo che deve solo eseguire quanto decide il capo, che deve accettare di soffrire per far godere senza limiti chi comanda, chi ha il potere di uccidere e di far sparire chi dice ‘No’.

    Oggi Putin si è ripresentato al Forum Valdai per riproporre la sua vecchia minestra di luoghi comuni e di propaganda: “La Russia non può essere distrutta o strumentalizzata… Non ci possono imporre il gay pride… L’Occidente dovrà dialogare con la Russia su base paritaria per trovare insieme soluzioni… L’Occidente impone sanzioni contro coloro che non vogliono essere sotto il loro controllo… La Russia non cerca l’egemonia, non sfida l’Occidente, vuole solo il diritto di esistere e di svilupparsi…”. Parole false in bocca al capo dei falsari.

    Come può la democrazia occidentale arginare e sconfiggere chi, di fatto, oggi rappresenta e incarna il volto del nuovo fascismo. Che non è quello di stampo mussoliniano, ma che in chiave moderna risponde a tutti i criteri che hanno favorito e portato alla dittatura nazi-fascista. Il mito della morte legato alla Seconda guerra mondiale per salvare la Patria, il mito di un’eta d’oro rubata dai nemici; il disprezzo per quanti rivendicano l’indipendenza perché considerati sudditi da schiacciare (oggi l’Ucraina, ieri altri Stati, domani chissà); il culto della menzogna, della falsità storica: Putin ha bisogno di  passare come vittima del nazismo, quando la verità da sbattergli in faccia sarebbe quella di ricordare che fu Stalin, dittatore come lui, ad accordarsi con il nazista Hitler per spartirsi la Polonia scatenando così la guerra mondiale.

    Putin è la menzogna, quanti lavorano per lui vivono nella menzogna, non possono accettare la verità perché non l’hanno mai conosciuta. Sanno che i loro destini sono legati al loro dittatore e se questi dovesse cadere loro verrebbero travolti. Altro elemento che smaschera Putin è il suo disprezzo per i giovani militari che vengono mandati a morire e i cui corpi non vengono recuperati e restituiti ai familiari per i funerali. Devono nascondere, devono far capire che chi comanda decide della vita e della morte e che quando si muore basta dire “per salvare la Patria” e tutti devono inchinarsi e non azzardare nessuna protesta.

    Ma la verità saprà trovare la sua strada, non tutto il popolo russo è schiavo di Putin, c’è una parte che da anni sta lottando, protesta e finisce in carcere per riportare la Russia a credere che si possa vivere in libertà, senza il terrore di sparire da un’ora all’altra. Tra questi cittadini coraggiosi, e per noi è un onore essere considerati loro amici, ci sono quelli di Memorial, la ong che ha ottenuto il Nobel per la Pace e che Putin ha dichiarato fuori legge. Perché i dittatori, tutti i dittatori, hanno paura che qualcuno possa ricordare, che con carte alla mano li si possa un giorno chiamare a rispondere dei loro crimini.

    LEGGI ANCHE: In Russia l’ong Memorial è un “Nobel senza pace”: incontro alla ‘Dire’ il 4 novembre

    Memorial era nata dopo il crollo dell’Unione Sovietica, sulla scia della libertà riconquistata, purtroppo per poco, subito repressa. È stata fondata per ricordare tutte le vittime della dittatura comunista, milioni e milioni di persone uccise, fatte sparire e incarcerate nei gulag, grazie ai ricordi e alle testimonianze dei familiari delle vittime. Memorial oggi ha un archivio enorme, con nomi e cognomi e le storie personali delle vittime. Quella storia che Putin ha messo fuori legge perché la verità lo annienterebbe, svelerebbe il suo vero volto di carnefice.

    E non si può nemmeno far finta di niente di fronte al doppio e triplo gioco che sta facendo la Cina che da poco ha incoronato a vita Xi Jinping, un altro dittatore. La Cina, ha fatto sapere in queste ore il ministro degli Esteri Wang Yi, “sosterrà con forza la parte russa, sotto la guida del presidente Putin, per unire e guidare il popolo russo a superare le difficoltà, eliminare i disordini, realizzare gli obiettivi strategici di sviluppo e stabilire ulteriormente lo status della Russia come una grande potenza sul palcoscenico internazionale”. I dittatori si fanno forza l’un con l’altro, tocca all’Occidente unirsi e trovare una risposta comune a chi vuole “eliminare i disordini” e si capisce bene di cosa si tratta.

    Venerdì prossimo nella sede dell’agenzia Dire ci sarà un incontro con i rappresentanti di Memorial. Faremo vedere il loro documentario sulla cui base ci sarà un confronto anche con alcuni esponenti politici. È il tempo del coraggio, è il tempo che la comunità democratica internazionale trovi il modo di fermare quanti hanno la guerra nel sangue, che non possono fare altro che spargere distruzione per distruggere le prove dei loro crimini.

    Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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