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    “La pena non è sempre il carcere”, il programma di Nordio per la Giustizia

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    ROMA – Il neo ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si insedia in Via Arenula e traccia a grandi linee quello che sarà il suo programma. Stamane, prima di recarsi in Senato per il discorso di Giorgia Meloni per la fiducia al Governo, l’ex magistrato ha fatto tappa nella sede del ministero per salutare e ringraziare Raffaele Piccirillo, per due anni capo di Gabinetto con Marta Cartabia. A lui e al suo staff il Guardasigilli ha voluto ufficialmente esprimere gratitudine per “l’eccellente lavoro svolto”. All’uscente Piccirillo subentra Alberto Rizzo, attuale presidente del Tribunale di Vicenza, che ora lavorerà a stretto contatto con Nordio.

    “BENE CARTABIA, RIFORME IN GIUSTA DIREZIONE”

    Nordio ha spiegato: “Abbiamo avuto proprio in questa sede un incontro molto lungo ed estremamente cordiale con la presidente Cartabia, con la quale abbiamo concordato continuità anche di colloqui. Perché – come detto in tempi non sospetti – la direzione che aveva assunto nelle riforme era secondo me quella giusta. Naturalmente, le maggioranze politiche e i programmi governativi cambiano e quindi – come tutti sanno – il nostro cercherà di portare avanti in modo ancora più avanzato queste riforme”.

    “LA PRIORITÀ È UNA GIUSTIZIA EFFICIENTE”

    “L’obiettivo, soprattutto in un primo tempo – spiega il neo ministro – è quello di rendere la giustizia più efficiente. La priorità assoluta è avere una giustizia efficiente, in modo che abbia impatto favorevole sull’economia. In questo momento, è la sofferenza maggiore in cui versa il Paese. Ogni altro indirizzo sarebbe affrontato in un secondo tempo. Tutti conoscono le mie idee che ho scritto negli ultimi 20 anni”.

    L’AUMENTO DEGLI ORGANICI, TROPPI VUOTI

    Per Carlo Nordio, una lunghissima esperienza nei tribunali, una delle cose più importanti è anche “trovare una concordia, una armonia tra magistratura, avvocatura, tra personale penitenziario e personale amministrativo, per implementare gli organici e colmare dei vuoti che fino ad adesso, per varie ragioni, sono stati perniciosamente sguarniti e quindi rendere la giustizia più efficiente”.

    “LE ALTERNATIVE AL CARCERE PER RIEDUCARE I CONDANNATI”

    Per il guardasigilli scelto da Giorgia Meloni alla guida del dicastero di Via Arenula, rendere la giustizia più efficiente “non significa abbreviare a tutti i costi, non significa un efficientismo che non tenga conto dei due aspetti fondamentali del garantismo di cui si parla tanto che consistono da un lato nella presunzione di innocenza, ma dall’altro nella certezza dell’esecuzione della pena. Pena che, come ho già detto varie volte nei miei scritti, non coincide necessariamente con il carcere”. Secondo Nordio, “l’esecuzione della pena, che deve essere certa, deve essere proporzionata, deve essere soprattutto equa, perché il primo giudice del giudice è l’imputato o il condannato. Se tu sei troppo blando ti disprezza, se tu sei troppo severo ti odia; se tu sei equo non dico che ti onori, ma certamente rispetta te e l’istituzione”. Insomma, ricorda, “la pena deve essere orientata alla rieducazione del condannato”.

    “NON SONO UN BUONISTA, LA PENA SIA EQUA”

    “Tutto questo – conclude il ministro – noi cercheremo di farlo attraverso la riorganizzazione del sistema carcerario che a me sta molto a cuore”. Poi annuncia: “Le prime visite pastorali, se così le possiamo chiamare, saranno fatte contemporaneamente, se non prioritariamente nelle carceri. Questo non significa essere buonisti significa applicare la Costituzione. E quindi la certezza della pena che, ripeto, non deve necessariamente coincidere con il carcere. Il progetto Nordio, della commissione che io ho presieduto venti anni fa, anticipava la riforma Cartabia, dove la applicazione di misure alternative poteva essere disposta direttamente dal giudice della cognizione, anticipando tutte quelle cose che poi in parte anche per merito vostro sono state recepite”.

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