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    Salute, intelligenza artificiale e scienze psicologiche

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    Convegno promosso da Campus Biomedico e Policlinico Gemelli
    Roma, 24 ott. (askanews) – Un confronto sui nuovi modelli sanitari in linea con l’era digitale che impattano sulla qualità della vita dei cittadini e sul rapporto sanità-malato-famiglie, attraverso un dialogo a più voci con le discipline coinvolte in questo processo di trasformazione è stato al centro del convegno promosso da l’Università Campus Bio-Medico, la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Gemelli Isola e Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e che si è svolto a Roma venerdì 21 ottobre. La professoressa Daniela Chieffo, responsabile dell’Unità operativa di Psicologia Clinica Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ricercatrice dell’Università Cattolica, ha spiegato: “Negli ultimi anni la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale sono cresciute in modo significativo permeando numerosi campi di conoscenza e saperi tra cui quello della sanità. Anche la missione 6 del Piano per la ripresa e la resilienza prevede, tra gli investimenti in ambito sanitario, un rafforzamento della prevenzione e dell’assistenza ed un ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del Servizio sanitario nazionale”. La docente ha poi aggiunto: “Negli ospedali dove sono state introdotte l’intelligenza artificiale e la medicina digitale stiamo vivendo una profonda trasformazione nei sistemi organizzativi e gestionali, nei modelli di cura, nei percorsi clinico-assistenziali, in un complesso equilibrio con i valori dell’ospitalità, dell’umanizzazione delle cure e della centralità del malato”. Inoltre “si stanno immaginando una varietà di azioni per abbattere le barriere all’accesso alla cura psicologica e contemporaneamente favorire un approccio attento alla prevenzione del disagio e alla promozione della salute, a livello europeo (e, in parte, anche in Italia). Solo per fare alcuni esempi: i programmi di stepped care con accesso graduale alle cure in ambito sanitario, l’introduzione su ampia scala della figura dello psicologo in ambito scolastico, le politiche per l’applicazione delle scienze comportamentali a supporto di obiettivi di salute pubblica (il cosiddetto nudging) in ambito governativo”. La professoressa Chieffo ha poi spiegato: “C’è un altro ambito che è centrale oggi per il benessere delle persone ma non è ancora oggetto di un approccio strutturale da parte della comunità professionale psicologica: quello legato all’uso e all’impatto delle tecnologie. Una delle mission centrali della professionalità psicologica deve diventare quella di affrontare il continuo cambiamento imposto dalla trasformazione digitale tenendo insieme obiettivi e persone coinvolte nel processo di cura. La tecnologia digitale, fino ad oggi, si è sviluppata prevalentemente nei termini del ‘cosa è possibile fare’, piuttosto che del ‘cosa è bene fare’. È ora di iniziare a chiedersi: In che modo desideriamo vivere? Di cosa abbiamo veramente bisogno? Come le tecnologie possono favorire la nostra autonomia, la nostra autoefficacia, le nostre relazioni?”. Perché “non si tratta di un generico richiamo all’etica, ma molto più concretamente di operare per definire criteri e vincoli affinché tecnologie e algoritmi siano autenticamente utili alle persone, affinché vadano oltre la visione dell’essere umano come elaboratore di informazioni e problem-solver e inizino a coglierne e valorizzarne le risorse creative e le potenzialità”. Chieffo ha anche detto: “Accanto all’applicazione dei modelli cognitivi dei processi mentali e delle neuroscienze per migliorare l’ergonomia, l’usabilità e la user experience di prodotti e servizi tecnologici, si creano lo spazio e la necessità per applicare modelli e processi tradizionalmente di ambito più “clinico”, come quelli derivati dalle teorie dei bisogni, della motivazione, della personalità dell’individuo”. E “nel corso di questa giornata si sono affrontati temi inerenti la grande opportunità di nuove direzioni professionali per la psicologia nei processi di cura nelle strutture sanitarie e non solo, che contribuiranno a superare la contrapposizione fra l’approccio scientifico-tecnologico e una cornice meritevole di etica e umanistica distante dai contesti reali dalla vita umana, garantendone il ‘supplemento di umanità’. In questa nuova direzione si muove l’antronomia che ripone l’uomo in un processo di creazione legato ad una trasformazione digitale, con un atto di co generazione di pensiero e progettazione”. “Si intende immaginare o confrontarsi sul rapporto tra digitalizzazione e scienze psicologiche nel processo di cura, presidiato da timori di questo tempo, dando forma a quante più alternative possibili perché in una realtà più importante dell’idea, come si legge in Evangelii gaudium ‘Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nelle società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti’. Occorre impegnarsi per riportare l’uomo in una posizione centrale, accompagnato dal cambiamento a fianco delle nuove tecnologie che queste siano concepite e costruite nel rispetto e a supporto dei bisogni e dei valori della persona. Il congresso è stato immaginato dalle quattro realtà ospedaliere in un’ottica di riflessione sulla persona intesa in un processo di creazione legato ad una trasformazione digitale, con un atto di co generazione di pensiero e progettazione. Digitalizzazione e scienze psicologiche nel processo di cura, la genesi di un rapporto che possa favorire delle linee di cura che siano antropologicamente accettabili se non desiderabili, economicamente sostenibili, tecnologicamente efficaci ed efficienti ma non sostitutivi della funzione che sempre va custodita: l’esercizio del divenire dell’umano”. continua a leggere sul sito di riferimento

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