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    Da ‘toubab’ a ‘brouteur’, ma quant’è africano il francese

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    (Foto credits Pixabay)

    ROMA – Il francese è globale e pure tropicale. E infatti, con il 59 per cento dei parlanti di questa lingua concentrati in Africa, cambiano pure i dizionari, costretti a stare al passo con i tempi. Nelle pagine del popolare Le Robert spunta ora “toubab”, una parola nata in Senegal, Gambia e Guinea per indicare una persona bianca o a volte per estensione formata in Europa o semplicemente all’estero. Altra “nouvelle entrée” è il termine ivoriano “brouteur”, come dire colui che bruca, beninteso sul web, dove inganna bianchi e pure neri con truffe romantiche e sextortion.

    NON UNA NOVITA’ MA UNA TENDENZA

    I nuovi innesti in dizionario non sono una novità ma una tendenza, che continua e si rafforza anno dopo anno come documentano sia il Le Robert che altri testi sacri come il Larousse. Lo sanno pure i ragazzi: “girafer” vuol dire allungare il collo, come fossi una giraffa, per copiare dal vicino di banco.

    Dei nuovi innesti ha scritto il vignettista franco-burkinabé Damien Glez, in un articolo per la rivista Jeune Afrique. La sua tesi è che il continente dia un contributo essenziale anche perché il francese conservi il proprio posto come quinta lingua più parlata al mondo dopo inglese, cinese, spagnolo e arabo.

    ANDARE AL “BUKA” COL “DANFO”

    A livello globale, le contaminazioni lessicali sono ormai all’ordine del giorno. Solo nel 2020 per esempio 29 parole ed espressioni di inglese-nigeriano sono entrate nell’Oxford English Dictionary. Ce n’è per tutti i gusti: dai “danfo”, i minibus gialli che fanno muovere la megalopoli Lagos, ai “buka”, i ristoranti di strada; fino alle “k-leg”, le gambe storte, anche intese come gli inciampi della vita.
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