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    Per Meloni lista coperta fino all’ultimo (con pasticcio finale)

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    Roma, 21 ott. (askanews) – La lista per intero l’ha condivisa soltanto con i suoi fedelissimi, gli stessi che ha poi voluto nel governo accanto a sé. Agli alleati, quasi fino all’ultimo minuto, ha comunicato unicamente le caselle che li riguardavano direttamente. Anche con questa scelta Giorgia Meloni, la prima premier donna della storia d’Italia, ha voluto dare un segnale di come intende guidare l’esecutivo. Il tempo dirà quanto Matteo Salvini e Silvio Berlusconi riusciranno a sopportare questo equilibrio. Di certo, il centrodestra – dopo giorni di turbolenze sui ministeri e di audio che hanno fatto traballare la compattezza sulla politica internazionale – riesce a ritrovare quel tanto di unità necessaria a presentarsi in unica delegazione alle consultazioni al Quirinale e a fare il nome della leader di Fratelli d’Italia come futura presidente del Consiglio. Il colloquio con Sergio Mattarella dura sette-otto minuti: niente spazio per considerazioni, battute, frasi che potessero generare l’ennesima “sgrammaticatura” di questi giorni. Stesso discorso al termine dell’incontro nello studio alla Vetrata: a parlare è solo Giorgia Meloni e il messaggio è chiaro: sono pronta. Parole che confermano da subito l’intenzione di presentarsi al Colle, una volta convocata per il conferimento dell’incarico, con la lista dei ministri già in tasca. Un modo per non perdere tempo e trasferire all’esterno l’idea di una leader che vuole mettersi al lavoro appena possibile, ma anche per chiudere senza ulteriori indugi o spostamenti di caselle la partita del governo. Alla fine i ministri sono 24 (solo 6 le donne) di cui 13 affidati a parlamentari, ex parlamentari o comunque tecnici di area di Fratelli d’Italia a cui va aggiunto Alfredo Mantovano nel ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Nella squadra, un po’ a sorpresa, non c’è quel Giovanbattista Fazzolari che lei considera il suo braccio destro più fidato: per lui potrebbe arrivare un altro ruolo a palazzo Chigi o l’elezione a presidente dei senatori, vista la scelta di assegnare a Luca Ciriani il ministero dei Rapporti con il Parlamento. Basta comunque vedere i nomi scelti, per capire che la premier ha voluto accanto a sé gente che considera assolutamente affidabile: Francesco Lollobrigida, Guido Crosetto o Raffaele Fitto solo per dirne alcuni. Perché Meloni sa che saranno mesi di navigazione difficile, che i problemi con gli alleati non sono certo chiusi qui, che ci sarà insomma bisogno di persone che remeranno con lei nella stessa direzione. Alla Lega vengono attribuiti sei ministeri, tra cui il Viminale al tecnico d’area Matteo Piantedosi, il Mef a Giancarlo Giorgetti e le Infrastrutture al segretario Matteo Salvini. Sono cinque invece i dicasteri che toccano a Forza Italia: non c’è il tanto desiderato ministero della Giustizia (dove Meloni ha da sempre voluto Carlo Nordio), ma c’è quello dell’Ambiente in cui resta tutta la delega per “la sicurezza energetica”. Ed è proprio sulla guida di questa casella che in serata si consuma un episodio di cui la premier in pectore avrebbe fatto volentieri a mano. Fonti di Fratelli d’Italia fanno infatti sapere che “per un errore di trascrizione nella stesura della lista” sono stati “invertiti due nomi”. Dunque, a differenza di quanto sostenuto davanti alle telecamere, per quella casella il nome è quello di Gilberto Pichetto Fratin mentre per la Pubblica amministrazione è Paolo Zangrillo. In realtà, viene spiegato da fonti di maggioranza, non ci sarebbe stato alcun errore. Secondo una versione abbastanza grottesca dei fatti, sarebbe stato lo stesso Zangrillo a chiedere fuori tempo massimo di cambiare ministero. Tuttavia, resta sempre il fatto che Forza Italia è una polveriera e tutti i movimenti degli ultimi giorni sono frutto anche della lotta tra le due fazioni interne: il neo ministro della Pa, infatti, è considerato nel giro di Licia Ronzulli mentre il responsabile dell’Ambiente è vicino ad Antonio Tajani. Domani alle 10 è previsto il giuramento, poi domenica il passaggio di consegne con Mario Draghi e il primo Consiglio dei ministri. Martedì si dovrebbe svolgere la fiducia alla Camera, mercoledì al Senato. Ma già lunedì mattina Meloni potrebbe avere il suo primo impegno istituzionale ufficiale: un incontro con il presidente francese Emmanuel Macrron. continua a leggere sul sito di riferimento

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