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    L’attivista Koundougoumi: “Preghiamo per le vittime, in Ciad la repressione continua”

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    (Foto credits: Profilo Twitter di Abdelkarim Yacoub Koundougoumi)

    ROMA – “Altro che svolta democratica, anche con il nuovo primo ministro la repressione non si ferma”: a denunciarlo in un’intervista con l’agenzia Dire è Abdelkarim Yacoub Koundougoumi, direttore per l’Africa dell’ong Internet sans frontieres e dirigente del partito Projet pour une Alternance Crédible au Tchad (Pact).Secondo il capo del governo, il giornalista nonché ex candidato di opposizione alla presidenza Saleh Kebzebo, negli scontri tra dimostranti, poliziotti e militari ieri a N’Djamena e in altre città del Paese sono state uccise “una cinquantina” di persone. I feriti sarebbero invece “circa 300”.

    A PARIGI DOPO IL DIALOGO NAZIONALE IN QATAR

    Tra questi figurerebbe Rais Kim, un dirigente di riferimento del Pact. “E’ grave, preghiamo per lui” ha scritto Koundougoumi sui social network.

    Nell’intervista si parte dalla sua conoscenza diretta con Kebzebo, passata per incontri e partecipazioni congiunte a iniziative a Parigi, la città dove l’attivista oggi risiede. “Nei mesi scorsi sono stato però a Doha, in Qatar, per partecipare al dialogo nazionale convocato dalla giunta del generale Mahamat Idriss Deby” sottolinea Koundougoumi. Il riferimento è a un’iniziativa promossa dal capo dello Stato, salito al potere nell’aprile 2021 alla morte del padre. E proprio le modalità degli incontri nell’emirato avrebbero evidenziato quali sono gli equilibri politici in Ciad. “Mahamat Deby ha dimostrato che può fare qualunque nomina o licenziare chiunque senza che nessuno possa opporglisi” accusa l’attivista. “Anche Kebzabo è stato nominato, non certo eletto dai partecipanti al dialogo: ecco perché è così debole e perché non potrà mai avere una vera autonomia”.

    Secondo Koundougoumi, la scelta del primo ministro di accettare l’incarico è dovuta a considerazioni di opportunità, anche a vantaggio del suo partito, il Rassemblement National des Démocrates Tchadiens. “Ha 75 anni e per lui questa era l’ultima occasione” sottolinea l’attivista. “Può avere accesso ai media, viaggiare e stabilire rapporti diplomatici con la comunità internazionale: chiunque dovesse sostenerlo sappia che non potrà imprimere alcuna svolta”.

    DA OPPOSITORE A PRIMO MINISTRO

    Più volte ministro durante la presidenza di Deby padre, Kebzabo era stato candidato per la massima carica dello Stato nel 1996, nel 2001, nel 2006 e ancora nel 2016. Cronista per l’Agenzia di stampa nazionale del Ciad, collaboratore di testate come Jeune Afrique e poi fondatore della rivista Ndjamena bi-hebdo, negli ultimi mesi si è distinto per la disponibilità al dialogo con la giunta di Deby figlio.Mahamat Deby ha assunto il potere nell’aprile 2021, dopo il ferimento in battaglia e la morte del padre Idriss Deby Itno, per oltre 30 anni un riferimento politico nel Sahel per la Francia, l’ex potenza coloniale.

    LE PROTESTE E LE VIOLENZE

    “Una cinquantina” di morti e “circa 300 feriti”: questo il bilancio, stando al primo ministro di transizione del Ciad, Saleh Kebzabo, dei disordini a N’Djamena cominciati ieri durante manifestazioni convocate dall’opposizione.Le stime delle conseguenze delle violenze sono state diffuse nel corso di una conferenza stampa. Kebzabo ha anche comunicato l’entrata in vigore di un coprifuoco in quattro città, dalle sei di sera alle sei di mattina, e ha accusato dei disordini gli organizzatori dei cortei.Le manifestazioni erano state convocate per contestare il ruolo come presidente della transizione del generale Mahamat Idriss Deby, che ha assunto il potere nell’aprile 2021 alla morte del padre Idriss Deby.Secondo Kebzabo, quello di ieri “è stato un tentativo di colpo di Stato”. Il primo ministro, in passato candidato dell’opposizione contro Idriss Deby e poi pronto a dialogare con la giunta guidata dal figlio, ha accusato Succès Masra e Yaya Dillo, figure di spicco rispettivamente del movimento Les Transformateurs e del Parti socialiste sans frontières.
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