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    Nigeria e Italia, oltre al petrolio un grande potenziale, ma serve conoscenza

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    ROMA – La Nigeria presenta un potenziale enorme per gli investitori italiani in termini demografici, commerciali ed economici, ma anche politici, vista la stabilità che ne ha caratterizzato lo scenario negli ultimi anni, segnato invece da diversi colpi di Stato in varie nazioni dell’Africa occidentale. Rafforzare i legami con questo Paese è quindi possibile e necessario, a patto però di “diventare più nigeriani, ovvero di radicarsi il più possibile sul territorio”. Valutazioni e prospettive che sono emerse dalla seconda edizione del Nigeria-Italy Business Forum, che si è tenuta oggi nella sede romana di Confindustria.

    L’iniziativa è stata promossa dalla divisione Assafrica e Mediterraneo di Confindustria, principale rappresentanza del mondo industriale e imprenditoriale italiano, in collaborazione con l’Ambasciata nigeriana nel nostro Paese, Andersen – Studio internazionali di avvocati e advisor finanziari, e con la partecipazione dell’Università internazionale degli studi sociali Luiss Guido Carli.

    RELAZIONI COMMERCIALI MA NON SOLO

    Il Forum offre anche l’occasione di mettere in contatto le aziende dei due Paesi. Sebbene la parola chiave sia quindi “business”, questo “non è l’unico ambito in cui si sviluppano i legami” fra Roma e Abuja. Lo sottolinea Giuseppe Mistretta, direttore centrale per l’Area subsahariana presso il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.

    “Siamo orgogliosi di aver promosso negli ultimi anni diverse attività di ‘capacity building’ in collaborazione con le autorità nigeriane, dalla governance del territorio al controllo delle acque territoriale nel golfo di Guinea, colpite dal tema della pirateria”, afferma il dirigente della Farnesina, che poi, guardando alle elezioni presidenziali che si svolgeranno nel Paese il prossimo febbraio, ricorda un’altra iniziativa: “Nel dicembre 2020 abbiamo lanciato lo strumento europeo ‘InnovElections’”, sviluppato dalla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa (Sssa), che “contribuirà a migliorare la gestione delle procedure elettorali, piuttosto complesse in un Paese da 200 milioni di abitanti” Il contesto politico generale del Paese, a detta di Mistretta, “presenta una stabilità che per noi è un punto di forza, visti i golpe che si sono verificati negli ultimi anni nella regione”.

    L’IMPEGNO PER FAVORIRE GLI INVESTIMENTI

    La visione dell’ambasciatore della Nigeria nel nostro Paese, Mfawa Omini Abam, è invece rivolta al contesto globale, in costante evoluzione. “La pandemia di Covid-19 e l’insicurezza causata dai conflitti ci spingono a rimodellare il nostro sistema economico, andando anche oltre le grandi possibilità offerte dal settore petrolifero”, afferma il diplomatico in riferimento a uno dei comparti chiave dell’economia della Nigeria, nono esportatore di greggio al mondo. “Il Paese si è impegnato molto per creare un ambiente favorevole per gli investimenti non connessi al petrolio, anche nell’ambito del Piano nazionale di sviluppo 2021-2025 promosso dal governo del presidente Muhammadu Buhari, e ritiene la diplomazia economica uno dei pilastri della sua politica estera”.

    I legami commerciali fra Italia e Nigeria, il più grande mercato del continente con 200 milioni di abitanti e il secondo maggior cluster di aziende con almeno 500 milioni di fatturato, ben 56, dicono di un interscambio commerciale che negli anni non è diminuito nonostante la pandemia: l’export italiano, per fare un esempio, è passato dai 739 milioni del 2019 al 1,03 miliardi di dollari del 2021. Le esportazioni dal Paese africano, allo stesso modo, si sono mantenute stabili intorno a due miliardi, in deciso aumento rispetto alla prima metà degli anni ’10, con una flessione solo nel 2020, primo e più duro anno di pandemia.

    Fra le prospettive che si delineano all’orizzonte c’è anche quella della transizione digitale. A evidenziarlo la ministra nigeriana dell’Industria, il commercio e gli investimenti, Maryam Yalwaji Katagum. “Il settore dell’e-commerce è uno di quelli in più rapida ascesa nel Paese: la prospettiva è che entro il 2025 passi a 75 miliardi di ricavi annuali dagli attuali 14 miliardi”, spiega la dirigente dell’esecutivo, che cita il contributo di attori internazionali nel processo di crescita del settore digitale. La parola d’ordine è quindi diversificazione, anche nell’ottica dell’export. “In questo senso abbiamo messo a punto un sistema nazionale di stoccaggio delle merci da inviare all’estero, il Domestic Export Warehouse (Dew). Si tratta di un’infrastruttura chiave per rendere più efficiente il settore”.

    PUNTARE SU FORMAZIONE E CONOSCENZA

    Opportunità da cogliere, quelle presentate dall’economia nigeriana, anche partendo da una concezione dello scambio che trascende la dimensione meramente commerciale. Ne è convinto Carlo Nicolais, vice presidente di Confindustria Assafrica e Mediteraneo. “La sfida è quella di diventare più nigeriani, nel senso di accrescere e radicare maggiormente sul territorio la nostra presenza. Del resto il settore imprenditoriale italiano è noto per la qualità dei prodotti che esporta ma anche per l’apertura mentale dei suoi protagonisti”, afferma il dirigente.

    “Un’altra direttrice centrale- conclude Nicolais- è quella della conoscenza e del trasferimento di know-how: ecco perché con noi collaborano anche diverse università come la Luiss. La cooperazione più fruttuosa passa soprattutto per l’investimento nella formazione”.
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