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    Bigot: chi ha lavorato bene in vigna avrà risultati anche quest’anno

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    Agronomo a askanews: troppo stress idrico porta a vini poco eleganti
    Milano, 20 ott. (askanews) – “I vigneti d’Italia, con delle differenze da zona a zona, hanno avuto generalmente meno vigoria, più stress idrico e grappoli con acini più piccoli, questi i motivi di una produzione più concentrata, con un calo di circa il 10%, certamente minore rispetto a quello che ci si aspettava, perché si temeva un calo del 25%. Quindi superiore a quella dello scorso anno ma rispetto alla media degli ultimi cinque anni o di quello che la vite dovrebbe produrre, la resa è stata più bassa. In tutta Italia, i terreni con minore capacità idrica naturale (quelli più superficiali o con una % di sabbia maggiore) hanno avuto un perdurare del deficit idrico che ha provocato degli effetti sulla vite e sulle uve, con concentrazioni importanti e una riduzione della vigoria: condizioni che porteranno a vini ‘di impatto’, difficilmente eleganti”. Così il noto agronomo Giovanni Bigot commenta ad askanews la vendemmia 2022. L’esperto friulano ha brevettato un metodo di valutazione del potenziale qualitativo di un vigneto (“Indice Bigot”) che prende in considerazione nove parametri che hanno influenza diretta sulla qualità del vino: produzione; superficie fogliare esposta (SFE); rapporto tra metri quadri di foglie e quantità di uva per ceppo (quantità di foglie per kg di uva); sanità delle uve; morfologia del del grappolo; stato idrico della pianta; vigore vegetativo; biodiversità e microrganismi; età del vigneto. Bigot legge dunque l’annata attraverso il suo Indice, applicato insieme con il suo team di Perleuve “in circa 3.500 vigneti di una cinquantina di aziende presenti in dieci regioni d’Italia”. “Sono figlio di viticoltori e capisco bene quanto sia difficile per un produttore dire ‘quest’anno non è andato bene'” tiene a ricordare Bigot, aggiungendo “chi parla di bell’annata si riferisce alla sanità delle uve, che ci ha aiutato tanto: non c’era peronospora ma soprattutto non c’erano marciumi del grappolo, due fattori finali che incidono davvero tanto sul risultato, perché ne basta quel 2-3% che magari passa inosservato ma che poi nel vino si sente”. “Insieme con la sanità delle uve, ci sono però anche le scottature, un fattore che pochi valutano ma che invece io considero al pari di una malattia perché è un’altra forma di riduzione della qualità in quanto aumenta la concentrazione con in più una variazione dei sentori olfattivi, perché senti maggiormente gli effetti del calore” prosegue l’agronomo, ricordando che “i vini prodotti nelle annate calde con stress idrico come questa, hanno innanzitutto una longevità inferiore e delle note non sempre eleganti, tanto che alcuni produttori preferiscono non fare le riserve: una scelta che, in alcune zone d’Italia, ritengo corretta”. “Nella mia esperienza la longevità del vino è compromessa anche dalla vigoria (quanta massa riesce a fare la vite, tessuti e foglie nuove), che in questa annata è stata indiscutibilemnte più bassa in tutta Italia – continua – perché se non c’è acqua la vite non si sviluppa: è un dato di fatto e chi dice il contrario, dice una bugia”.”Se il suolo (pedologia) e il clima hanno un ruolo centrale, è ovvio che a parità di pedologia, il clima che cambia, cambia il risultato: ad esempio in Toscana, a parità di precipitazioni, c’è un effetto diverso sui miei parametri tra le zone con terreni più superficiali, con meno dotazione idrica naturale (quindi sabbia al 60%-70%) e quelli collinari con le argille” precisa Bigot, sottolineando che “chi da almeno cinque anni ha avuto cura del suolo, puntando su una minima lavorazione superficiale e sul risveglio dell’attività microbica del sottosuolo, facendo attenzione a come gestire la chioma e magari mettendo in discussione tecniche, anche conservative, utilizzate per anni come ad esempio il sovescio, ha ottenuto un’incredibile resistenza del vigneto, con importanti ricadute sulla vigoria e la disponibilità idrica, quindi sulla qualità delle uve”. “Soprattutto nelle annate difficili – evidenzia l’agronomo friulano – chi ha avuto un approccio più attento e riflessivo a partire dal basso della pianta, dalle radici, dal fondo, come il biologico e il biodinamico fatti cura, ha una marcia in più e ottiene generalmente dei risultati migliori”. Anche per l’annata 2022 Bigot premierà prossimamente “i vigneti con Indice sopra i 90 punti”. “Quest’anno ci sarà chi ottiene i 92-93 punti – conclude – perché ci sono delle combinazioni uniche dove i nove fattori sono andati tutti al meglio ma ovviamente ci sono anche quelli con punteggio 50-60, perché c’erano zone dove era davvero difficile riuscire a tirare fuori un gran risultato perché le temperature giocano un ruolo davvero fondamentale”. continua a leggere sul sito di riferimento

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