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    La strada per la pace passa dalle donne in diplomazia

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    ROMA – Sono passati oltre 20 anni dalla Risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che per prima ha messo al centro il ruolo delle donne come agenti di risoluzione e prevenzione dei conflitti, eppure il loro coinvolgimento in questo senso resta minimo: rappresentano solo il 6% dei firmatari di accordi di pace, solo per citare un dato. Delle prospettive e le strategie per andare verso una diplomazia più giusta sul piano dell’equità di genere, e quindi più efficace, se ne è parlato oggi in un incontro a Roma.

    SEGRE: VALORIZZARE LE DONNE, LE CRISI IN IRAN E UCRAINA CE LO CHIEDONO

    “Il punto di vista delle donne, specifico e autonomo, e la loro sensibilità di genere, è centrale per trovare soluzioni giuste ed eque alle situazioni di crisi tanto diffuse nel mondo”. Una consapevolezza importante, questa, ancor di più adesso, “davanti alle drammatiche immagini che arrivano dall’Ucraina e dall’Iran, e ricordando quanto è avvenuto e sta avvenendo in Afghanistan”. Ad affermarlo è la senatrice a vita Liliana Segre in un messaggio inviato all’incontro organizzato dall’Idi, una due giorni di lavori che parte oggi.La senatrice ha affermato che è necessario “affidare maggiori responsabilità alle donne” e “riconoscere maggiormente il loro ruolo di promotrici attive della pace e dell’accoglienza”.

    PAROLIN: LE DONNE SONO LA CHIAVE PER FERMARE LE SCELTE DI MORTE

    “Alle donne andrebbero affidate più responsabilità a livello politico: quante scelte di morte si sarebbero evitate se queste fossero state maggiormente coinvolte nei processi decisionali”. Così il Segretario di Stato della Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin, intervenuto in video collegamento alla conferenza.Il porporato ha detto che le donne, “in quanto custodi della vita, possono essere portatrici di un cambiamento dalla logica della sopraffazione a quella della cura”.

    Parolin ha poi ricordato le parole pronunciate da Papa Francesco in occasione del recente Settimo congresso dei leader delle religioni mondiali e tradizionali, che si è tenuto in Kazakistan il mese scorso. “Il Santo Padre ha affermato che la guerra sopraggiunge quando mancano la tenerezza e la capacità di generare vita” ha detto il segretario di Stato. “Queste sono tutti elementi che si ottengono coinvolgendo le donne”.

    FERRARA (FARNESINA): SERVONO PIÙ DONNE NELLE MEDIAZIONI, ORA SONO SOLO IL 6%

    Tredici per cento dei negoziatori di pace, sei per cento dei mediatori, sei per cento dei firmatari degli accordi di pace, 21 per cento dei rappresentanti permanenti alle Nazioni Unite. Sono alcune delle cifre della presenza femminile nella diplomazia a più di 20 anni dall’approvazione della Risoluzione 1325 su Donne, pace e sicurezza da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu. “Tanto ancora”, quindi, “il lavoro da fare”, secondo Pasquale Ferrara, direttore Generale per gli Affari politici e di sicurezza del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.

    Nel corso del suo intervento alla conferenza organizzata dall’Idi il dirigente della Farnesina ha ribadito la centralità della risoluzione 1325, che “per prima ha posto l’enfasi sul ruolo delle donne non solo come vittime dei conflitti, ma anche come protagoniste nei processi di risoluzione e di riconciliazione”, ma ne ha denunciato la scarsa implementazione, citando dati compresi fra il 1992 e il 2019, che mette di fronte a “una strada ancora lunga da percorrere”.

    Le donne, ha proseguito Ferrara, “rappresentavano l’un per cento del personale delle missione di peacekeeping nel 1993 e costituiscono solo il cinque per cento dei caschi blu ancora nel 2020”.Il direttore ha ricordato l’impegno dell’Italia in questo campo. “Implementare la risoluzione del Consiglio dell’Onu è una priorità” ha detto Ferrara. “Rispetto a questo, nel 2020 abbiamo lanciato anche il quarto piano nazionale su donne, pace e sicurezza fino al 2024, stanziando un fondo da tre milioni di euro per la sua attuazione”.
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