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    Bologna, via i manifesti ‘no gender’: ma perché è scaduto il contratto

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    BOLOGNA – Sotto le Due torri è partita la rimozione dei manifesti Pro Vita. Ma non perché il Comune di Bologna abbia ottenuto il via libera dopo il parere legale richiesto (che deve ancora arrivare). Più semplicemente perché, nel frattempo, è scaduto il contratto di concessione. La battaglia di Palazzo D’Accursio però va avanti comunque. A confermarlo oggi sono, quasi in contemporanea, sia il sindaco Matteo Lepore, a margine di una conferenza stampa in Città metropolitana, sia la vicesindaca Emily Clancy, in risposta alle interrogazioni di Fdi e Fi in Consiglio comunale. “I manifesti che erano stati esposti hanno visto ultimato il periodo di affissione- spiega Lepore- quindi di fatto al momento non sono esposti o comunque sono in fase di rimozione, perché è finito il contratto di concessione”.

    LEPORE CONFERMA: VOGLIAMO INTERVENIRE SUI REGOLAMENTI

    Detto questo, conferma il sindaco, “stiamo chiedendo un parere legale ed è nostra intenzione intervenire anche sui nostri regolamenti, qualora ci fosse questa possibilità, perché riteniamo che quelle immagini strumentali nei confronti dei bambini non siano degne di una città come Bologna”. La rappresentazione contenuta nei manifesti “di fatto accusa neanche tropo velatamente una categoria di persone di far soffrire i bambini e le bambine e lo fa, per altro- afferma intanto Clancy durante il Question time- strumentalizzando un bambino per far passare un messaggio per cui la liberà espressione di genere è sbagliata e va fermata. Curioso, per un’associazione che si dovrebbe occupare di famiglia”. Anche Clancy, dunque, tiene il punto e conferma la possibilità di rivedere i regolamenti: “Le proposte di modifica saranno vagliate e valutate a seconda del parere tecnico-giuridico che riceveremo in merito all’interpretazione delle normative”.

    E CLANCY DIFENDE I POSTER DI CHEAP: “DI ALTO VALORE ARTISTICO”

    La vicesindaca, infine, respinge ogni paragone tra i manifesti di Pro Vita e quelli affissi sul fianco dell’autostazione dalla campagna Cheap. Questi ultimi il Comune “non li ritiene in alcun modo lesivi del pubblico decoro”, afferma Clancy, aggiungendo che “personalmente la ritengo una cartellonistica di alto valore artistico, capace di indurre riflessioni importanti e significative di cui la nostra città ha bisogno”. Di più: “Sono fiera che questa amministrazione porti avanti questa collaborazione”, aggiunge Clancy, perché “se gli interventi di Cheap fanno discutere e suscitano domande, riuscendo a farlo senza limitare i diritti di nessuno, credo si sia centrato uno degli obiettivi più importanti che l’arte pubblica si prefigge”.

    LE OPPOSIZIONI NON MOLLANO: “NO ALLA CENSURA POLITICA”

    Ma, tornando ai poste Pro Vita, neanche le opposizioni indietreggiano. No all’introduzione di “sovrastrutture che abbiano il potere di giudicare e inserire in una valutazione puramente amministrativa, cioè quella che dovrebbe fare la Giunta- afferma in aula Stefano Cavedagna, di Fdi- un tema di opinione personale che sia del sindaco, del vicesindaco o di chiunque altro”. Un regolamento “esiste già e prevede esattamente quello che auspica il sindaco”, replica Nicola Stanzani di Fi, aggiungendo che “pluralismo e libertà di espressione devono essere cari e a tutti”. Cogliere l’occasione dei poster Pro Vita introducendo nuove limitazioni nei regolamenti “costituirebbe un esercizio arbitrario delle potestà pubbliche. Crediamo invece che su tematiche così delicate sia del tutto legittimo misurarsi su opinioni e visioni diverse”, affermano in una nota Samuela Quercioli e Gian Marco De Biase (Bologna ci piace), parlando di vera e propria “censura politica”.

    Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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