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    Ricardo (Sou da paz): “In un paese armato la democrazia rischia”

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    SAN PAOLO (BRASILE) – Facilitare l’acquisto delle armi è stata una delle promesse principali fatte del presidente del Brasile Jair Bolsonaro fin dalla sua elezione nel 2018, e negli ultimi quattro anni nel Paese sudamericano si è verificato un grande aumento nel numero delle armi possedute da civili. Stando a una ricerca dell’Instituto Sou da Paz, fra dicembre 2018 e luglio di quest’anno la quantità di armamenti attualmente nelle mani di cacciatori, persone che si dedicano al tiro a segno e collezionisti è passata da 358.683 a 1.006.725 unità. Le categorie di persone citate, racchiuse nella sigla Cacs, possono comprare pistole e fucili automatici. Le persone che hanno il porto d’armi come “shooters”,a esempio, hanno il diritto di possedere fino a 60 armi, di cui 30 con uso limitato, come i fucili. I cacciatori invece possono acquisire fino a 15 armi con alto potere di fuoco. Per i collezionisti, da ultimo, non è previsto un limite.

    AUMENTO DELLE ARMI: LE CONSEGUENZE

    In un’intervista all’agenzia Dire a una settimana dalle elezioni generali del 2 ottobre, Carolina Ricardo, direttrice esecutiva dell’istituto che ha effettuato la ricerca citata, ha affrontato il tema dell’aumento delle armi e ha spiegato quali potrebbero essere le conseguenze per la società brasiliana. La ricercatrice afferma che anche prima degli incentivi e delle facilitazioni all’acquisto di armi introdotte dal capo dello Stato, molte delle armi ottenute dai Cacs finivano nelle mani degli esponenti della criminalità organizzata. Una tendenza questa, che è in aumento. “Recentemente abbiamo fatto una scoperta importante- dice la direttrice- ovvero che molte grandi rapine in banca che si sono verificate negli ultimi mesi sono state eseguite con armi comprate legalmente, attraverso la registrazione per uso civile come Cac”. Ricardo aggiunge: “La polizia dello Stato di Espirito Santo ha condotto un’operazione significativa all’inizio dell’anno, che è servita a individuare un gruppo criminale che stava arruolando delle persone proprio al fine di farle iscrivere ai registri per queste armi più potenti”. La direttrice specifica che ovviamente, “non intendiamo dire che tutte le persone che fanno la richiesta per armi per la caccia, lo sport o la collezione facciano cose di questo genere, assolutamente. Resta il fatto che anche questo escamotage costituisce una fonte di approvvigionamento di armi legali per i gruppi criminali in più”.

    Ricardo approfondisce anche il tema della violenza fra la popolazione. “Anche se ci sono state delle variazioni in positivo negli ultimi anni, con dei cali nel numero degli omicidi, è importante rilevare che si registrano ancora molti omicidi per futili motivi”, afferma l’esperta, che prosegue: “Questo è ad esempio il caso di risse al bar o in strada, che poi degenerano. Le armi, in queste situazioni, finiscono per causare delle morti. Osserviamo inoltre casi di violenza contro le donne: l’Instituto Sou da Paz ha mappato molti di questi tragici episodi”. Al contrario però, diversi gruppi favorevoli alla circolazione delle armi sostengono che potersi armare aumenta le capacità dei cittadini di difendersi o di tutelare la propria famiglia e le sue proprietà.

    In un’intervista alla stampa brasiliana, l’avvocato e militante pro-armi Benedito Gomes Barbosa Jr ha affermato che non esiste prova o studio che dimostri che le restrizioni alla circolazione delle armi e il divieto di comprarle abbiano il potere di ridurre i tassi di criminalità e violenza. “Al contrario, abbiamo esperienza del fatto che questo tipo di condizioni portano a un aumento della criminalità”, ha denunciato l’avvocato. “La possibilità concreta che un criminale si trovi a dover affrontare un uomo armato e che le persone che si trovano ad assistere a un atto delittuoso possano essere armati fa crollare i tassi di violenza”, questa la visione di Barbosa Jr. Nel ragionamento dell’attivista pro-armi il delinquente che sa, anche inconsciamente, di incorrere in questo tipo di reazione si sposterà verso crimini contro il patrimonio dove le possibilità di contatto con le vittime sono molto minori. “I dati che emergono da quei luoghi che hanno permesso di portare armi mostra una riduzione immediata dei numeri nelle aggressioni contro le persone (rapine, sequestri, furti in casa) e un piccolo aumento nella quantità dei furti di altro genere”, conclude l’avvocato.

    IL RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA

    Ricardo avverte però che un’ ulteriore conseguenza dell’aumento delle armi e delle modalità con cui è stato incentivato da parte del presidente è il “rischio per la nostra democrazia”. La direttrice ricorda che il presidente ha detto più volte pubblicamente che le persone devono comprare armi e che un popolo armato non sarà mai schiavizzato. “Di recente abbiamo osservato numerosi episodi di uso delle armi in scenari di violenza politica. Per esempio- spiega la direttrice- a San Polo, un deputato candidato alle rielezione ha sparato nella sede della direzione del Partido da Social Democracia Brasileira (Psdb). O anche a Foz de Iguacu, nel sud, dove un sostenitore del candidato delle opposizione Lula è stato ucciso. O a Recife, capoluogo del Pernambuco- prosegue la ricercatrice- dove un appartamento da cui sventolava un bandiera del partito di Lula è stata oggetto di colpi di arma da fuoco”.

    IL VOTO DEL 2 OTTOBRE

    “In Brasile potrebbe avvenire un episodio simile a quello che è avvenuto a Capitol Hill, negli Stati Uniti?”, si chiede quindi la direttrice esecutiva dell’Instituto Sou da Paz in riferimento all’ingresso violento dei sostenitori dell’ex presidente Donald Trump nella sede del Congresso americano avvenuto il 6 gennaio 2021, durante la cerimonia di proclamazione del successore Joe Biden. “Nessuno lo sa ed è difficile fare previsioni”, continua la ricercatrice. “Il rischio però è alto, soprattutto perché si continua ad alimentare questo processo che delegittima le elezioni”. Il voto del 2 ottobre vedrà confrontarsi otto candidati ma, stando ai sondaggi di tutti i media di Brasilia, si risolverà nella sfida fra il presidente in carica, alla ricerca di un secondo mandato, e Lula, già capo dello Stato fra il 2003 e il 2011.
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