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    Ennesimo rinvio per l’udienza di Zaki. “Libertà è quando sarò a Bologna”

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    ROMA – E’ stata nuovamente rinviata, questa volta al 29 novembre, l’udienza del processo di Patrick Zaki, attivista e studente dell’Università di Bologna Alma Mater Studiorum, a lungo detenuto in carcere in Egitto e rilasciato lo scorso dicembre, ancora sotto processo con l’accusa di aver diffuso “false notizie” in merito a un articolo pubblicato nel 2018 sulle violenze contro i cristiani copti in Egitto. Lo ha comunicato lo stesso attivista sul suo profilo Facebook. A confermarlo anche il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury, che segue la vicenda di Zaki fin dall’arresto dello studente, avvenuto nel febbraio 2020.

    “Rinviata al 29 novembre, grazie a tutti del sostegno”, ha scritto in arabo l’attivista sul suo profilo Facebook, aggiungendo nella versione italiana del messaggio: “Libertà quando sarò a Bologna”.”Ennesimo rinvio per Zaki. Prossima udienza il 29 novembre. Come se stesse già scontando una condanna senza mai essere stato condannato”, ha commentato Noury.

    ZAKI: “ATTENDO UDIENZA E LOTTO PER MIA PACE, SFIDA PIÙ DURA”

    “Impiego appieno ogni momento della mia vita come se fosse l’ultimo”, consapevole che “la battaglia per mantenere la pace e la sanità mentale è quella più difficile”: lo scrive su Facebook Patrick Zaki.”Oggi una nuova udienza, ovviamente provo sempre della preoccupazione in queste occasioni: da quando sono uscito cerco di lavorare su me stesso per riabilitarmi dopo una lunga esperienza di reclusione che ha avuto un impatto non facile su anima e corpo”, ha raccontato sul suo profilo social l’attivista, 31 anni, collaboratore della ong Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr).

    Zaki ha riferito inoltre di alcuni suoi programmi per il prossimo futuro, come l’iscrizione a un torneo di calcio e l’inizio di un corso per apprendere una nuova lingua, per “potermi adattare alla ibertà ritrovata e sviluppare tutte le mie competenze”. Resta però sempre una traccia d’ansia che “non permette a nessuno di godersi questi momenti fino alla fine”.

    Da ultimo, lo studente dell’università di Bologna “si è detto grato a tutti coloro” che lo hanno sostenuto per “l’amore e la simpatia” espressi, che “mi hanno permesso di adattarmi più velocemente” di quanto si aspettasse. L’attvista ha chiesto infine a tutti di “augurargli buona fortuna” in vista dell’udienza.

    LA DOCENTE: “NUOVO RINVIO E’ TORTURA PSICOLOGICA”

    L’ennesimo rinvio dell’udienza per Patrick Zaki è “una tortura psicologica”. A sostenerlo è Rita Monticelli, docente dell’Alma Mater di Bologna, commentando con l’agenzia ‘Dire’ il nuovo slittamento al 29 novembre del processo a carico dello studente egiziano deciso oggi dal tribunale di Mansura. “E’ l’ennesimo rinvio che procrastina il processo- ribadisce Monticelli- è una tortura psicologica per Patrick, perchè su di lui pendono ancora le accuse. Lo ricordiamo: non è più in carcere ma non è ancora libero”. Zaki, continua la sua docente, al momento quindi “non può riprendere gli studi. Verrà fatto il possibile perchè possa farlo a distanza, ma per la sua attività di ricercatore è fondamentale poter frequentare le biblioteche, gli archivi e i luoghi di studio”. E finchè non verrà assolto, sottolinea Monticelli, “non potrà farlo. Non può neanche lasciare l’Egitto”.

    Non a caso lo stesso Zaki, nel suo tweet al termine dell’udienza, ha scritto che “sarà libero solo quando sarà a Bologna- sottolinea la docente- ed è così anche per noi”. Oltre al rinvio, ragiona ancora Monticelli, “fa male vedere che viene ancora una volta leso il suo diritto a difendersi. E’ una strategia, che mette a dura prova la sua psiche”. Per questo, insiste la docente, “bisogna sollecitare le Istituzioni perchè prendano una posizione forte: anche per loro questa situazione è una sconfitta. La difesa di Patrick è la difesa generale dei diritti umani. Se non continuassimo a sostenerlo sarebbe come abdicare alla difesa dei diritti umani”, ammonisce Monticelli.
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