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    “Vi racconto Bolsonaro, estremista cristiano violento”

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    ROMA – Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, si è recato in Gran Bretagna per partecipare alle esequie della regina Elisabetta II accompagnato da due religiosi, “probabilmente l’unico capo di Stato al mondo a farlo”: un pastore evangelico e un sacerdote cattolico. Una scelta rivelatrice di una delle dinamiche chiave in vista delle elezioni generali del 2 ottobre, che cela “un legame che propizia violenza e mette le democrazia a rischio”, al punto che la magistratura del Paese sudamericano “ha dovuto istituire tribunali ad hoc per processare le aggressioni che stanno caratterizzando questa fase elettorale”. L’analisi è della scrittrice italo-brasiliana Claudiléia Lemes Dias, autrice di un libro dedicato al rapporto fra religione e destra brasiliana e all’influenza delle organizzazioni religiose cristiane, dai pentecostali ai cattolici: ‘Le catene del Brasile. Un Paese ostaggio delle religioni’, edito dall’Asino d’oro.

    Con l’agenzia Dire Lemes Dias parla del voto presidenziale che vedrà contrapporsi otto candidati ma che, stando ai sondaggi, si risolverà nella sfida fra Bolsonaro, in cerca di un secondo mandato, e il leader dell’opposizione Luiz Inácio Lula da Silva, già capo dello Stato fra il 2003 e il 2011.

    Lemes Dias parte dalla fine e dal viaggio di Bolsonaro a Londra, a inizio settimana. Il presidente è stato accompagnato da Silas Malafaia, leader della chiesa pentecostale Assembleia de Deus Vitória em Cristo, un ramo del più ampio movimento Assembleias de Deus, e da Paulo Antônio de Araújo, esponente della congregazione cattolica Servos da Eucaristia. “È stato un messaggio chiaro inviato al suo elettorato cristiano”, dice la scrittrice, laureata in Legge presso la Pontificia Università Cattolica e titolare di Master in Tutela internazionale dei diritti umani e in Mediazione familiare.

    LEGGI ANCHE: Brasile, il sociologo Mara: “La crisi pesa sulla coscienza degli elettori”

    I GRUPPI CATTOLICI E LA PROPAGANDA SENZA SOSTA PER BOLSONARO

    I segnali inviati da Londra si iscrivono in un rapporto ben consolidato, “chiave nell’elezioni di Bolsonaro alle consultazioni del 2018”. Lemes Dias articola la sua visione: “Molti gruppi pentecostali e diversi anche cattolici, soprattutto quelli legati al cosiddetto Rinnovamento carismatico cattolico, fanno una vera e propria campagna elettorale nei loro templi”. Si tratta, avverte la scrittrice, di una mobilitazione “difficile da battere per qualsiasi partito di sinistra o di opposizione: parliamo di milioni di volontari che lavorano senza sosta e gratuitamente per promuovere Bolsonaro, ritenuto l’uomo prescelto dal Signore per portare il Brasile alla prosperità nell’ambito di una visione che si centra sull’identificazione della ricchezza come canale privilegiato per arrivare a Dio”.

    Il capo dello Stato, un ex militare, prosegue Lemes Dias, “ha ricambiato apertamente con una serie di misure ad hoc per il mondo cristiano durante i suoi cinque anni di governo, come quelle che hanno tagliato le tasse sui compensi ai pastori”. Un “forte matrimonio di interesse” quindi, secondo la scrittrice, “che mira all’istaurazione di un regime autoritario guidato da Bolsonaro”.

    ELEMENTI IN COMUNE? VIOLENZA E ODIO VERSO LA STAMPA

    Trait d’unione fra questi due mondi sarebbe “la violenza”, secondo l’autrice italo-brasiliana, che il 2 ottobre voterà nell’ambasciata di Roma, nella centrale piazza Navona. “I pastori e alcuni sacerdoti impiegano un linguaggio molto simile al presidente, parlano di eliminare gli oppositori” dice Lemes Dias. “La quadra si trova anche sull’odio nei confronti della stampa, e soprattutto delle giornaliste donne, sistematicamente silenziate in malo modo, anche con violenza”.

    Da inizio anno a oggi in Brasile ci sono stati “più di 40 omicidi politici e circa 1800 reati legati sempre alla violenza politica”, afferma la scrittrice. “Da qui- prosegue Lemes Dias- la decisione dalla magistratura brasiliana di permettere alle corti locali di istituire tribunali ad hoc per giudicare i crimini politici, annunciata a inizio settembre”.

    LEGGI ANCHE: Il tribunale blocca Bolsonaro: niente immagini del bicentenario del Brasile per la sua campagna elettorale

    CHI VINCERÀ ALLE ELEZIONI DEL 2 OTTOBRE?

    I sondaggi e le rilevazioni sul voto rilanciate dai media brasiliani, come quella del gruppo Datafolha, indicano che Lula mantiene oltre dieci punti percentuali di vantaggio su Bolsonaro. “Difficile credere che il capo di Stato possa vincere dopo la disastrosa gestione della pandemia di Covid-19”, aggiunge Lemes Dias. “Non c’è un brasiliano che non sia stato toccato dalle infauste politiche del presidente, il tasso di morti fra donne incinta e bambini è fra i più alti al mondo”.

    Lo scenario, a pochi giorni dal voto, è complesso. Tornando alla dimensione religiosa della questione, ci sarebbero però alcune certezze. “Ci sono sacerdoti cattolici, come il seguitissimo padre Paulo Ricardo, che fanno espliciti richiami alla violenza, e il Vaticano tace”, denuncia Lemes Dias. “Con la teologia della liberazione, movimento di emancipazione religioso progressista forte in tutto il Sudamerica e anche in Brasile negli anni ’70, il comportamento della Santa Sede è stato molto diverso: i sacerdoti che condividevano questa visione sono stati attaccati e ostacolati in tutti i modi”.
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