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    La rabbia degli iraniani in piazza a Bologna: “Non lasceremo morire i nostri fratelli”

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    BOLOGNA – Cantano a squarciagola “azadi azadi azadi”, cioè “libertà” in persiano. Urlano “donna vita libertà”, “abbasso il dittatore” e “freedom for Iran”. Sono le iraniane e gli iraniani che oggi hanno manifestato a Bologna contro la morte di Mahsa Amini (la 22enne deceduta dopo essere stata arrestata a Teheran perché non indossava correttamente il velo) e la reazione del Governo alle proteste che stanno agitando il Paese. “Non ci fermeremo mai, non lasceremo le nostre sorelle e i nostri fratelli morire nelle strade. E’ mio fratello che sta morendo nelle strade”, dice scoppiando in lacrime uno degli animatori del presidio che si è tenuto sotto le Due torri.

    IL MANIFESTANTE: “FORSE NON POTRÒ TORNARE NEL MIO PAESE”

    Come lui, gran parte dei manifestanti sono studentesse e studenti iraniani dell’Alma Mater. “C’è un regime nel nostro Paese che controlla le persone e ci dice cosa dobbiamo fare e come dobbiamo vestirci”, afferma lo studente parlando con la ‘Dire’. Le autorità iraniane “costringono le mie sorelle e miei fratelli ad agire come musulmani ma molti di loro non ci credono”, continua il ragazzo, preoccupato per le conseguenze che potrebbero comportare anche le manifestazioni fuori dall’Iran: tra gli studenti dell’Ateneo bolognese “ci sono qui persone che supportano il regime, che sono assolutamente contro di noi e danno i nostri nomi. Il mio per esempio, quelli di chi sta protestando ora qui, finiscono nelle fottute liste del Governo e forse non potrò tornare nel mio Paese”. Queste persone “sono dei terroristi e supportano dei terroristi”, aggiunge lo studente. Ma nonostante questo ci sarà un’altra manifestazione domani (alle 18 in piazza VIII Agosto), così come seguiranno ulteriori proteste “la prossima settimana e le settimane successive. Non ci fermeremo mai”, promette il ragazzo iraniano.

    LEGGI ANCHE: Cossutta (Casa delle donne): “L’Occidente ora è muto sull’Iran come sull’Afghanistan”

    L’APPELLO: IL GOVERNO ITALIANO DEVE PRENDERE POSIZIONE

    “Viviamo in Italia e chiediamo al Governo italiano di prendere posizione per questa situazione”, dichiara Sohyla Arjmand dell’associazione Donne per Nasrin, che ha promosso ufficialmente la manifestazione di stamattina: “Dobbiamo salvare questo popolo che da 40 anni vive sotto la dittatura e la tortura. In 40 anni hanno ammazzato migliaia e migliaia di ragazzi, abbiamo bisogno dell’aiuto dell’Europa”. Perché “abbiamo voglia di camminare con piedi liberi nel nostro Paese”, aggiunge Arjmand.

    IL SINDACO LEPORE IN PIAZZA: “QUI PER MAHSA E TUTTE LE DONNE”

    Al presidio, tra moltissimi cartelli e cori senza sosta, ha partecipato anche il sindaco Matteo Lepore. “Questa è una manifestazione libera per i diritti, una manifestazione importante per dare voce a chi in questo momento dev’essere ascoltato. Bologna è una città che in questi anni si è sempre sempre battuta ogni qualvolta i diritti umani erano messi in discussione e oggi in Iran è così”, sottolinea il primo cittadino. “Siamo qui per Mahsa, per tutte le donne, i ragazzi e tutte le persone che scendono per le strade in Iran per chiedere democrazia e che la violenza si fermi, continua Lepore, sottolineando che “la Dichiarazione universale dei diritti umani dice che le donne devono essere pari agli uomini e questo deve valere anche in un Paese come l’Iran”. Tra gli altri interventi, hanno preso la parola Rita Monticelli (delegata del sindaco per i diritti umani e il dialogo interreligioso e interculturale), rappresentanti di Amnesty international e della Cgil.
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