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    FOTO | Dopo le bollette, a Bologna in vetrina le buste paga “di merda”

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    BOLOGNA – I commercianti hanno messo in vetrina le bollette per denunciare i rincari dell’energia? E a Bologna, il sindacato ‘risponde’ affiggendo buste paga povere; anzi, per dirla con i promotori dell’iniziativa, la sigla di base Sgb, “da fame” o “di merda”. In via Zampieri 10, zona Bolognina, “mettiamo una vetrina a disposizione delle lavoratrici e dei lavoratori che, nel rispetto dell’anonimato, ci chiedano di affiggere la loro” busta paga. E ce ne sono già cinque in bella vista.

    IMPIEGATO DA 18 ANNI, MA PERDE L’ANZIANITÀ OGNI DUE

    La prima, spiega sempre il sindacato in una nota, appartiene ad un lavoratore che da 18 anni è impiegato in una delle portinerie della Regione Emilia-Romagna “dove ogni giorno si recano assessori vari”. Questo lavoratore ha percepito un netto di 1.048 euro, tredicesima inclusa. “Ogni due anni si svolge un cambio di appalto ed ogni due anni la sua anzianità si azzera, come se fosse un nuovo assunto”, aggiunge Sgb specificando che il contratto applicato è il ‘Safi’, 1.072 euro lordi per 40 ore settimanali. “E non si può neppure dire che è un contratto pirata perché sottoscritto da una delle organizzazioni sindacali ‘maggiormente rappresentative’. Tra le altre cose, nella busta si evince che vengono detratte (in ogni busta) 25 euro per la divisa che però non è stata mai consegnata”.

    LA LAVORATRICE IN ALLATTAMENTO (CHE ‘DEVE’ INDOSSARE LA GONNA)

    Poi c’è la busta paga di “una lavoratrice in allattamento”; stesso appalto, ma portinerie della Regione in viale Silvani: “Stessa azienda, stesso lordo, stesso orario lavorativo di 40 ore settimanali, ma paga giornaliera inferiore, perché a differenza del suo collega (maschio) il suo è un part-time al 95,24%”. Netto di 992 euro, “incluso rateo di tredicesima. Perché il contratto nazionale ‘Safi’ prevede che l’orario lavorativo, a parità di salario possa essere di 40 o di 42 ore settimanali”. Anche a questa mamma lavoratrice vengono “mensilmente detratti 25 euro” per la divisa. Ma a differenza del suo collega, le è stata consegnata: maglia e gonna di due taglie in meno. Ha richiesto inutilmente un paio di pantaloni, ma nella città più progressiva d’Italia la donna mette la gonna, l’uomo il pantalone”, sferza il sindacato di base.

    LO STIPENDIO ‘DIMAGRITO’ DI GIUGNO PER CHI LAVORA NELLA SCUOLA

    Affissa è anche la busta paga di una lavoratrice dei servizi scolastici in appalto al Comune di Bologna; ha il contratto nazionale delle coop sociali. In questo caso è la paga di giugno, mese in cui finisce la scuola e “educatrici ed educatori, pur avendo un contratto indeterminato per 12 mesi l’anno e un preciso monte orario contrattuale, non percepiscono lo stipendio alla chiusura della scuola”, quindi d’estate come a Natale e Pasqua. Così ha portato a casa 285 euro più il bonus statale di 200 “che corrisponde ad una sola settimana di lavoro”.

    LA BUSTA PAGA IN CUI ‘SALTA’ LA MALATTIA

    Passando oltre, ecco il caso di un addetto al picking lavora in una delle aziende in appalto dei magazzini Coop: “Turni di 40 ore alla settimana, con inizio alle 5 del mattino. Il contratto è quello della Logistica, sezione speciale per le imprese cooperative” e il lavoratore in questione, fa notare Sgb, “in questo mese ha avuto la sfortuna di ammalarsi e soprattutto la sfortuna di ammalarsi come socio-dipendente di una cooperativa”. Quindi niente primi tre giorni di malattia pagati. Risultato: 1.068 euro al mese, “6,36 euro l’ora. La paga è di novembre 2021, ma da allora nulla è cambiato: unico aumento l’elemosina a gennaio 2022, 8,70 euro lordi al mese (un aumento di cinque centesimi di euro per ora)”.

    Infine, una busta paga di 1.091 euro al mese che, senza trattamento integrativo 21/2020, “diventano poco più di 990 euro”: li prende un addetto alle pulizie nello stabilimento Marcegaglia di Ravenna con il contratto Multiservizi. Con 166 ore pagate in un mese il risultato è “meno di 6 euro all’ora”, segnala Sgb.

    Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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