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    Studio europeo sullo smart working: per il 28% degli intervistati il carico di lavoro è aumentato

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    Le prime pagine dei quotidiani di Mercoledì 5 Ottobre 2022

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    Rapporto ‘NFON Survey Attack Rapporto sul benessere nel lavoro da casa 22’
    Roma, 22 set. (askanews) – Qual è l’impatto della pandemia Covid e dell’home working sui lavoratori in Italia e a livello europeo? NFON, fornitore europeo di soluzioni integrate per la comunicazione aziendale in cloud, in collaborazione con Statista Q, società specializzata nella raccolta, nell’analisi e nella ricerca di mercato dei dati a livello mondiale, ha condotto in Europa un sondaggio su un campione di lavoratori. Partendo da alcune domande sul livello di soddisfazione nei confronti della vita, spiega una nota, lo studio ‘NFON Survey Attack Rapporto sul benessere nel lavoro da casa 22’ affronta in modo approfondito le diverse questioni relative ai numerosi fattori di stress e di disturbo che emergono nell’ambito del lavoro da casa, alle ambizioni di cambiamento di lavoro, alle tendenze verso l’automedicazione e ai risultati sul paradosso del lavoro da casa. Alla ricerca ha inoltre contribuito il Professor Christian Montag (Professore di Psicologia Molecolare, autore di libri ed esperto in materia di influenza delle tecnologie digitali sulla psicologia umana). ‘I risultati dipingono un quadro in parte preoccupante dietro le porte chiuse quando si lavora da casa. In psicologia, sappiamo che un nuovo ambiente di lavoro, ma anche nuove circostanze lavorative, possono causare stress. Il ‘Rapporto sul benessere nel lavoro da casa 22′ mostra che dobbiamo affrontare una nuova realtà: l’attenzione deve essere rivolta al benessere e alla soddisfazione della vita vita delle persone che lavorano da casa. L’ufficio a casa si sta trasformando nella nuova casa, richiede attenzioni e cure costanti in modo che il nuovo modello di lavoro in Europa non debba andare in terapia,’ dichiara Montag. Lo studio è stato condotto in Italia, Germania, Austria, Spagna, Gran Bretagna, Francia, Polonia e Portogallo in collaborazione con Statista Q ed è rappresentativo di oltre 1.000 partecipanti per paese. Con il cambiamento della volontà delle aziende a far lavorare i dipendenti da casa, il presente studio traccia un quadro in parte contraddittorio del rapporto tra lavoro e tempo libero. A prima vista, ad esempio, i risultati relativi alla domanda legata a cosa è cambiato da quando si lavora da casa durante la pandemia Covid sembrano contrastanti. Il 28% degli intervistati nei Paesi europei afferma che la quantità di lavoro da svolgere (carico di lavoro) è aumentata e per il 25,2% sono aumentate le ore di lavoro. Allo stesso tempo, il 36% dichiara però di aver raggiunto un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata e di avere più tempo per la famiglia e gli amici. Questo è ciò che Christian Montag definisce il ‘paradosso del lavoro da casa’: ‘Le persone possono certamente lavorare di più e avere comunque più tempo libero. Evitando lunghi spostamenti e con una programmazione generalmente più flessibile nell’arco della giornata, se l’organizzazione è buona, è possibile avere più tempo a disposizione. Anche l’orario di lavoro personalizzato, l’alfabetizzazione digitale e altri fattori di benessere possono contribuire’. Ad esempio, il 29,4% dichiara di dedicare più tempo allo sport e di avere un’alimentazione più sana. Lo stress ha molte cause e lo studio europeo Rapporto sul benessere nel lavoro da casa 22 cerca di tracciarne una mappa selezionando i fattori di stress. Il 37% dei partecipanti ha dichiarato di sentirsi stressato in varia misura. Tra i fattori di stress sono stati citati la necessità di dover cucinare (8,7%), la scarsa qualità della connessione a Internet (17,2%) e il dover sempre essere reperibili (19,7%). La mancanza di interazione sociale con i colleghi è un fattore di stress per il 35,3% delle persone intervistate e la mancanza di flessibilità per bilanciare vita privata e professionale è causa di stress per il 30,3% del campione analizzato. Un numero minore di persone ha invece riferito di considerare il rumore ambientale (15,9%) e la scarsa retribuzione (9,3%) fattori di stress. Christian Montag: ‘Le aree di lavoro sono anche aree di vita e nell’era della digitalizzazione cambiano costantemente e molto rapidamente, ogni settore e ogni datore di lavoro ha esigenze diverse a cui i dipendenti devono subordinarsi. In futuro, le aziende europee devono sapere che la digitalità e la psicologia sono inscindibili. Le discussioni sul burnout nell’era digitale o sul tecnostress stanno diventando sempre più importanti. Tra l’altro, il campione complessivo del sondaggio mostra che il 20,5% soffre di tecnostress, causato ad esempio da carenze tecniche come router difettosi, apparecchiature inadeguate, problemi di batteria e altro ancora!’. Il lavoro da casa sta cambiando anche la volontà non solo di migliorare in modo specifico il proprio benessere e la salute fisica e mentale con integratori non soggetti a prescrizione medica, ma anche di aumentare la capacità di concentrazione e favorire il rilassamento. La tendenza all’automedicazione sta emergendo negli europei che lavorano da casa. Il 34,4% di tutti i partecipanti dichiara di aver assunto integratori non soggetti a prescrizione medica (ad esempio melatonina, prodotti a base di canapa legali, estratti vegetali, vitamine, thè calmanti) per migliorare il proprio benessere dall’inizio della pandemia, il 18,2% per aumentare la concentrazione, il 13,4% per il recupero. Sorprendentemente, mentre i dati di sei paesi sono molto simili, la situazione in Italia e in Austria è diversa: in Italia, il 49,7% ha dichiarato di aver assunto integratori non soggetti a prescrizione medica per aumentare il benessere, mentre in Austria la percentuale è inferiore alla metà, pari al 22,1%. ‘È noto da numerose ricerche – sottolinea ancora Montag – che la pandemia di COVID è ancora oggi un fattore di stress che si manifesta con una significativa riduzione del benessere psicologico di molte persone e, come dimostra il presente studio, alcuni lavoratori hanno fatto ricorso a vari integratori non soggetti a prescrizione medica. In questo studio ‘Rapporto sul benessere nel lavoro da casa 22’, il 28,9% degli intervistati ha dichiarato che la propria soddisfazione di vita è peggiorata rispetto al periodo pre-pandemia. Quando le persone devono continuare a svolgere la propria vita quotidiana in una situazione di pericolo personale e globale, vengono continua a leggere sul sito di riferimento

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