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    Catarci (Verdi-Si): “A breve superpoteri per Municipi di Roma, se eletto sarò parlamentare di quartiere”

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    ROMA – Andrea Catarci è l’assessore in carica al Decentramento e alla Partecipazione del Comune di Roma. Già presidente del VIII Municipio della Capitale, oggi è chiamato ad una nuova sfida: la corsa per l’elezione al Senato, nel collegio Lazio 03. Oggi è stato intervistato alla Dire. Con lui abbiamo parlato di temi romani e Catarci ha anticipato la prossima approvazione, entro ottobre, del nuovo regolamento per il decentramento, che darà nuovi poteri ai Municipi. Ma poi si è affrontato anche il tema dell’energia e quello del sociale. Oltre alla riforma di Roma Capitale.

    “Sono stati dieci mesi estremamente intensi. Sul decentramento abbiamo fatto un lavoro incredibile e siamo pronti con il nuovo regolamento sul decentramento”, ricorda Catarci alla Dire. “In un percorso partecipato con Municipi, presidenti e direttori dei Municipi abbiamo riscritto le regole del decentramento nell’ottica di valorizzare i Municipi. Ad ottobre andiamo in Giunta – aggiunge l’assessore-candidato – Da lì partirà l’iter istituzionale, nelle commissioni e nei Municipi per i pareri. Realisticamente entro la prima metà del 2023 Roma può avere il suo regolamento che sostituisce quello del 1999 che parla ancora di circoscrizioni”.

    Catarci annuncia poi cosa bisogna aspettarsi: “Le novità più importanti sono il potenziamento dei Municipi nella formazione del bilancio. Avranno più voce in capitolo su come si forma il bilancio e come si utilizzano le risorse. Quindi più poteri ai Municipi nella formazione e nella gestione della spesa e più poteri ai Municipi nei rapporti con le aziende pubbliche e con la Polizia locale. Istituiamo delle sedi in cui Municipi potranno dare indirizzi, fare confronti, verifiche e interagire con le Istituzioni”.

    “Il lavoro che abbiamo svolto nei rapporti tra strutture territoriali e centrali è un pezzo della riforma di Roma Capitale – osserva l’assessore – L’altra parte è legate alle leggi ordinarie, o leggi costituzionali, che devono sancire lo status di Capitale di Roma, visto che il Governo non l’ha mai riconosciuto davvero. Questo vuol dire risorse certe per fare la Capitale e potestà legislativa sul modello, non rigido, di una mini regione, che non espropri quindi la regione Lazio delle sue competenze. Uno status che Londra, Berlino, Parigi e Bruxelles hanno già da decenni. Tutte città che hanno una mole incredibile di risorse e che, ad esempio, sui trasporti trattano direttamente con lo Stato”.

    “Questa è la prima cosa da riprendere con il Governo. Oltre a questo c’è anche una questione democratica – prosegue Catarci – un collegio come il mio, di 870mila persone, ovvero come la quarta città italiana, ha diritto ad avere un rapporto governanti-governati durante la legislatura. Io ho quindi coniato un’espressione: a me piacerebbe fare il ‘parlamentare di quartiere’. È il mio modo di fare politica. Il vincolo con chi ti da un voto e parla con te, ma anche con chi ti critica, deve esserci. Invece non ho mai visto nel collegio la mia antagonista – rimarca il candidato dell’Alleanza Verdi Sinistra – Con lei non ho avuto occasione di discutere. Questo per dire che, nella mia visione politica, anche il ruolo di parlamentare va agito dentro le comunità locali e dentro una coalizione sociale, e non come individuo. Nessuno di noi è risolutivo da solo”.

    Catarci si sofferma poi sul tema dello stadio della Roma dando interessanti novità:  “Si sta procedendo in maniera spedita – assicura – L’area è idonea. La società sta facendo le cose seriamente così come il Comune. In questo momento si sta trattando per sminare il problema rappresentato dai vecchi proprietari delle aree espropriate per lo Sdo che potrebbero avanzare delle pretese. Ma da un lato, secondo gli avvocati della Roma, al massimo potranno chiedere indennizzi senza bloccare il progetto. E poi c’è la pubblica utilità e il percorso previsto per cui lo stadio tornerà pubblico dopo ‘X’ anni. Si andrà avanti speditamente e questa volta sarà davvero quella buona per dare alla Roma il suo stadio di proprietà, tra l’altro in una zona ben collegata”.

    “Mi dispiacerebbe dimettermi se eletto, perché fare l’assessore è una cosa bellissima e farlo a Roma di più – nota Catarci proiettandosi al post-voto – Però qualora fossi eletto al Senato dovrò fare quello, e il sindaco sceglierà un’altra figura. Il pensiero ora è condurre fino in fondo questa battaglia finale, e io sono onoratissimo di farla nel più difficile dei collegi senatoriali per il centrosinistra”.

    Infine Catarci tocca alcuni temi nazionali. “Io penso che la lista di sinistra raggiungerà l’obiettivo di superare il 3% e penso che ci saranno delle sorprese. Nei dieci giri quotidiani che svolgo, soprattutto in luoghi di frontiera, avverto disincanto e opposizione alla politica ma non sento questo sentimento di destra e di uomini forti. La demonizzazione dell’avversario non paga mai e la destra si esprime benissimo già da sola sulle politiche sociali, internazionali e sui diritti. Non bisogna stare lì a sottolinearlo. La demonizzazione non ha fatto parte della mia campagna. Ho messo al centro, invece, la questione sociale dicendo che dobbiamo ringraziare il reddito di cittadinanza. Ci sono stati certamente dei furbi ma il reddito va ripreso e migliorato ma anche ampliato. Deve diventare reddito minimo garantito”.

    “La questione sociale però non è solo reddito – puntualizza Catarci – c’è il lato del lavoro, che emerge di nuovo in questi momenti drammatici: secondo i dati di luglio ci sono poco più di 23 milioni di occupati in Italia, con dentro, però, tanto lavoro povero, precario e partite iva. Bisogna ridare dignità al lavoro a partire dal salario minimo garantito a 12 euro l’ora, da forme di tutela per il precariato e le partite iva e riformando il meccanismo di collegamento con l’istruzione: non si può morire sul lavoro a 18 anni andando al lavoro come successo tante volte, ultima delle quali tre giorni fa vicino Venezia”.

    “L’alternanza, così come è, non va bene e va tolta”, afferma l’assessore capitolino in continuità con il governatore Zingaretti. Si tratta, per Catarci, di “una polpetta avvelenata di politiche che vanno riviste del tutto. Infine c’è la questione giovanile: la pandemia ha aumentato ansia, depressione, comportamenti autolesionisti e tendenze continua a leggere sul sito di riferimento

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