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    Elisabetta II, Teti (docente): “Le code a Londra sono l’apologia della corona”

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    ROMA – “Di quante guerre e conflitti odierni la corona britannica è responsabile? Si fa prima a dire di quali non lo è”. Risponde così all’agenzia Dire Andrea Teti, professore associato di relazioni Internazionali all’università di Aberdeen, in Scozia, con molte pubblicazioni sul medio oriente. L’intervista avviene a poche ore dai funerali di Stato per la regina Elisabetta II, mentre da giorni migliaia di persone restano in fila per ore, anche di notte o sotto la pioggia, per rendere omaggio al feretro della sovrana a Edimburgo prima e nel palazzo di Westminster poi.

    Fiori, lacrime e code anche in autostrada per raggiungere Londra da tutto il Paese: le immagini televisive raccontano la profonda commozione di una parte della popolazione, “ma stiamo assistendo anche all’apologia di monarca e monarchia che hanno molti lati oscuri, passati e presenti” dice Teti. Per il docente non sono pochi: “La corona britannica è passata da apice del vecchio imperialismo coloniale europeo dopo la Grande Guerra, a parte integrante dell’odierno impero globale del capitale finanziario”. Oltre al Regno Unito e all’Irlanda del Nord, molti dei quattordici “reami” su cui gli Windsor regnano “sono paradisi fiscali”, come Antigua e Barbuda, nei Caraibi, oppure Guernsey, Jersey e l’Isola di Man, che sono dipendenze dirette della Corona, ma non parte del Regno Unito. Luoghi che “rappresentano gli snodi di molte delle crisi che soffriamo oggi- denuncia Teti- perché tramite canali come questi i mercati finanziari impediscono uno sviluppo più equo e sostenibile, sia economico che ambientale che energetico”. Teti ricorda, infatti, che la ricerca dimostra che società meno diseguali prosperano, sono più stabili, felici e sane, mentre decenni di neoliberismo hanno aumentato povertà, sfruttamento, migrazioni, guerre civili e disastri ambientali.

    Tensioni politiche e disuguaglianze economiche radicate nel colonialismo sono alla radice di tanti conflitti odierni, “dall’Africa sub-sahariana al medio oriente, dallo Yemen (nuovamente in guerra dal 2015, ndr), al subcontinente indiano, alla questione israelo-palestinese” che, come ricorda il docente “è nata proprio durante il Mandato”, anche grazie al fatto che i britannici “permisero l’afflusso in Cisgiordania di rifugiati ebrei europei in fuga dal nazi-fascismo che Londra, Parigi, Washington e altri si rifiutarono di accogliere”.

    E Carlo? “È più probabile che sia un monarca debole. In un periodo di istituzioni fragili e partiti che si perdono in una deriva populista di destra, è un pessimo presagio per la democrazia britannica. Da lui- prosegue il docente- tutti si aspettano una svolta verde, dato che su questo si è espresso tanto. Ma la Corona- avverte ancora Teti- per convenzione si astiene da un ruolo politico esplicito, curando invece i propri interessi”. “Indelicata” e “poco umana” anche la scelta di notificare a un centinaio di dipendenti della regina il possibile licenziamento, “pare proprio durante la commemorazione per la madre nella cattedrale di Edimburgo”. E quei pochi che in questi giorni nel Regno Unito hanno protestato contro la famiglia reale invocando la Repubblica, “sono stati arrestati, tra loro persino un attivista che a Londra ha esposto cartelli contro Andrew e i suoi discutibili trascorsi giudiziari”. Il principe è rimasto coinvolto nell’inchiesta per molestie sessuali a carico del miliardario Jeffrey Epstein. Elisabetta II reagì estromettendo pubblicamente il figlio dalla famiglia reale.
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