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    A Capri una serata d’onore per Raffaele La Capria

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    Un ricordo a ridosso dei 100 anni dalla nascita
    Roma, 18 set. (askanews) – “Serata d’onore a Raffaele La Capria” in occasione della II edizione del Festival internazionale di Capri, in corso nel meraviglioso palcoscenico naturale di Capri e Anacapri dall’8 al 24 settembre, con la direzione artistica di Geppy Gleijeses. Per ricordare il grande autore scomparso sulla soglia dei cento anni, una serata speciale con Marino Lembo, sindaco di Capri, Gabriella Lonardi Buontempo, segretario generale del Premio Malaparte, Alexandra La Capria figlia amatissima che ha letto una magnifica lettera, la giornalista Michela Tamburrino, i sindaci di Capri e Anacapri. Uno dei momenti più toccanti quando Geppy Gleijesess ha letto alcuni brani dalle sue opere. L’autore fu insignito del riconoscimento di cittadino onorario della città di Capri e tutt’ora è sepolto sull’isola presso il cimitero degli artisti vicino alla moglie Ilaria Occhini. Raffaele La Capria avrebbe compiuto cento anni il prossimo 3 ottobre, ma il 26 giugno se n’è andato lasciando a noi il mito di una terra – e di un mare e di un costume – che sempre risuonerà nei suoi libri. Perché attraverso una scrittura raffinata, ma senza il timore di risultare moderna – e modernista – ha costruito il mondo che ruota attorno alla Costiera amalfitana e all’isola più prestigiosa del Mediterraneo. E lo ha costruito a partire da quel Ferito a morte del 1961 che gli valse il Premio Strega e che tutt’oggi viene considerato uno dei capolavori della letteratura italiana, vero e unico Bildungsroman italiano e al tempo chiave di lettura per una città difficile e magnifica come Napoli. Ma, forse, per entrare nel mondo dello scrittore napoletano, è a Capri che bisogna puntare. È Capri il luogo in cui si aveva la possibilità di incontrarlo seduto in Piazzetta o di vederlo sfilare al premio Malaparte – polo o camicia scura sotto una giacca chiara, questo il suo tradizionale e sempre elegante outfit – partecipante al festival letterario in veste di ospite fisso, lui che proprio di quell’isola ha contribuito a costruire l’immagine nel mondo. Ci sono, infatti, fotografie che lo ritraggono insieme a Umberto Eco, Lina Wertmüller, Václav Havel, Furio Colombo a bordo di un motoscafo, negli anni Ottanta, oppure mentre legge un libro, su una terrazza, con in testa un panama bianco e alle spalle i Faraglioni. Perché Raffaele La Capria ha costruito quel mondo fatto di lustri, prestigio e decadenza con i suoi romanzi a metà fra Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald e L’urlo e il furore di William Faulkner, fatti di palazzi decadenti e chic come palazzo Donn’anna a Napoli, fatti di tradizioni in luoghi prestigiosi come il presepe di Positano, fatti di motoscafi, giovani vitelloni che non vogliono crescere ma vogliono vivere – come nella sceneggiatura scritta per il film di Vittorio Caprioli Leoni al sole. L’influenza di La Capria la si nota nei diversi autori e cantori di Napoli e della Costiera: da Massimo Troisi a Pino Daniele fino ad arrivare, oggi, al napoletano più internazionale di tutti, Paolo Sorrentino. Tutti questi grandi artisti hanno ereditato da La Capria la chiave di lettura per descrivere quella terra, forse l’unica lettura possibile per descriverla in modo proprio e limpido: andarsene, staccarsi per poi rimpiangerla, avere nostalgia del cielo azzurro che contrasta con il blu scuro del mare, rimpiangere una terra che promette ma poche volte mantiene, avere la malinconia di quell’eterno provincialismo che ha reso immortale e unico il triangolo Napoli-Capri-Positano. continua a leggere sul sito di riferimento

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