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    Vincere o stravincere? No, governare. Questo il dilemma di Giorgia Meloni

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    ROMA – Mentre la macchina organizzativa di Fratelli d’Italia viaggia a tutto regime per la grande manifestazione di chiusura della campagna elettorale, dietro le quinte ci si prepara per il dopo, che non sarà facile. Prima di tutto la manifestazione: si terrà il 22 settembre alle 17.30 a Piazza del Popolo a Roma, casa e ‘piazza’ di Giorgia Meloni. Per questo il partito è mobilitato al massimo perché la giornata diventi memorabile, soprattutto gli occhi delle centinaia di giornalisti di tutto il mondo che stanno sgomitando per accreditarsi. Sul palco Meloni e Salvini, mentre non si sa ancora se il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi sarà presente, magari apparirà in ologramma scherza qualche buontempone, o si collegherà a distanza. Con i leader ci saranno tutti i dirigenti e i principali candidati del Centrodestra.

    “Vincere o stravincere? Vero, per noi è il dilemma- osserva un esponente dei Fratelli d’Italia che segue la partita da vicino- perché bisognerà vedere a chi prenderemo i voti, se prosciugheremo al Lega di Salvini e Forza Italia oppure riusciremo a prendere voti anche da altre parti”. Che sia questa la vera partita lo si capisce se con la mente si torna agli ultimi sondaggi pubblicati prima dello stop, dove era ormai chiara la tendenza: Fratelli d’Italia che doppiava la Lega, forse anche di più, e Forza Italia che sprofondava.

    “Chiaro che questo ci creerebbe dei problemi – sottolinea l’esponente ‘meloniano’ – sicuramente potrebbero crescere le pretese per una super compensazione a livello di ministeri e posizioni di rilievo, magari a scapito dei nostri”. A livello di prime cariche istituzionali dentro Fratelli d’Italia le idee sono abbastanza chiare: “Con Meloni premier, alla presidenza del Senato in pole position c’è la Lega, e Calderoli potrebbe ben avanzare la sua candidatura molto autorevole – ragiona il Fratel d’Italia-  mentre a Forza Italia andrebbe la presidenza della Camera”. All’opposizione niente, a quanto par di capire, anche perché da quella parte ci son troppi galli che sicuramente non perderanno l’occasione di gareggiare a ‘bruciarsi’ tra di loro.

    Per quanto riguarda il dopo elezioni, con la probabile nascita del Governo Meloni, si ragiona sulle implicazioni per il nostro Paese e i rapporti con l’Europa. Macron in Francia dopo il voto è un presidente in difficoltà, costretto a guardare più alla politica interna che fuori visto il successo elettorale della destra di Le Pen e della sinistra di Melenchon.

    La Germania, a guida socialdemocratica dopo l’uscita della Merkel, sembra tentennare soprattutto dopo la minaccia di Putin di tagliare il gas. A casa nostra abbiamo mandato via Mario Draghi, che in questa fase poteva forse garantire una linea più decisa.

    Chiaro che la vittoria della destra sovranista in Italia andrebbe immediatamente a rafforzare quelle posizioni a cui non frega niente di marciare spediti per una Europa più inclusiva e aperta agli altri. Assai probabile, visti i vincoli che comunque sono e restano forti, che il Governo Meloni metta giù una mappa dei problemi che stanno a cuore con i confini da non superare ma è lì su quel limite che si giocherà la battaglia politica nei prossimi anni. Come si è visto fare con alcuni paesi che hanno affrontato il ‘governo’ europeo con tono muscolare e puntando sempre al proprio tornaconto economico, facendo prevalere sempre la legislazione nazionale rispetto alle direttive comunitarie.

    E questo lo vedremo sui temi cari al centrodestra, dalle politiche sull’immigrazione alla rinegoziazione del Pnrr e aumento del debito, politiche della concorrenza, diritti sensibili come aborto, fine vita ecc. Insomma, avremo un governo che appoggerà l’Unione europea solo e quando potrà vantare un immediato vantaggio per il nostro paese. Bisognerà sicuramente proseguire con aiuti a parte della popolazione e delle imprese che si ritroveranno nei guai se dovesse venire a mancare l’energia, quindi costrette a pagare super bollette o chiudere le attività. Questo perché, lo si è visto nel passato recente, altrimenti si correrà il rischio di ritrovarsi a dover fronteggiare delle vere e proprie rivolte di piazza. Il vento della ripresa, infatti, si è molto indebolito e il prossimo anno si rischia la recessione. Già le agenzie di rating stanno mettendo l’Italia nel mirino, con Fitch che oggi valuta i titoli italiani appena un gradino sopra quelli ‘spazzatura’. A questo punto forse per Giorgia Meloni il tema più vero non sarà quello di vincere (o stravincere) ma quello di mettere in campo un governo capace di governare e risolvere i grossi problemi che già si stagliano all’orizzonte.

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