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    Unrae: Italia ultima fra principali mercati Ue per auto alla spina

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    Cardinali: transizione stenta a decollare
    Milano, 16 set. (askanews) – “Per vari motivi in Italia la transizione stenta a decollare, e secondo alcuni osservatori rappresenta una seria minaccia per il futuro della filiera”. Così il direttore generale dell’Unrae, l’Associazione delle case auto estere in Italia, Andrea Cardinali commentando il calo delle quota di mercato delle auto “alla spina” (elettriche e ibride plug-in) che a luglio e agosto si attesta al 7,5%, collocando il nostro paese all’ultimo posto fra i 5 principali mercati europei. La Germania è l’unico mercato in cui la quota di auto alla spina è cresciuta di un punto al 27%, mentre scende al 19,7% in Francia, al 18% nel Regno Unito e al 7,9% in Spagna. Secondo Cardinali l’Italia deve puntare sulla “riconversione industriale, ormai inevitabile, che potrebbe avvenire senza troppi danni se il mercato tornasse ad essere florido e virasse con decisione verso le nuove alimentazioni, rendendo il nostro Paese più attrattivo per gli investitori stranieri”. L’Italia, infatti, pur con il frequente alternarsi di governi diversi, “beneficia di una sostanziale stabilità e sicurezza, di una tradizione consolidata, di una manodopera qualificata con una formazione di eccellenza, senza contare i fondi del Pnrr: requisiti che la rendono possibile destinazione di investimenti diretti esteri nel settore, anche da parte dei Costruttori che Unare rappresenta”. “Ma per attrarre nuove produzioni – aggiunge Andrea Cardinali – è importante una buona salute della domanda e l’Italia, dopo essere stata il secondo mercato dell’auto in Europa – con volumi pari al 70% della Germania principale mercato – da 12 anni è scesa al quarto posto, con dimensioni ridotte a circa la metà del numero uno”. Per Cardinali il rilancio strutturale della domanda deve passare “necessariamente attraverso una fiscalità dell’auto meno penalizzante. Nello specifico – spiega il direttore generale dell’Unrae – le auto aziendali dovrebbero usufruire di una detraibilità Iva più vicina alla normativa europea, secondo la proposta in chiave “green” sostenuta da un fronte molto ampio di stakeholder, ma anche di una deducibilità dei costi in linea con i maggiori mercati stranieri: sono riforme non più rinviabili, nella nuova legislatura che sta per iniziare”. continua a leggere sul sito di riferimento

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