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    Pirrotta (Asi): ecco cosa farà LiciaCube nello spazio profondo

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    Il Program manager racconta la missione del gioiello made in Italy
    Roma, 15 set. (askanews) – Separarsi con successo dalla sonda della Nasa Dart è stato per LiciaCube, il Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids dell’Agenzia spaziale italiana nato all’Argotec di Torino, solo il primo passo della sua missione nello spazio profondo. Coprotagonista della prima missione dimostrativa al mondo di difesa planetaria, il piccolo satellite – grande più o meno come una scatola per scarpe (30x20x10 cm) provvisto di strumenti per il targeting ottico di corpi celesti – dovrà immortalare gli effetti dell’impatto di Dart sull’asteroide Dimorphos, il più piccolo del sistema binario Didymos, per confermare la possibilità per un veicolo spaziale di viaggiare autonomamente verso un asteroide bersaglio e colpirlo intenzionalmente per modificarne la traiettoria nel caso in cui uno in futuro rappresenti una minaccia per la Terra. L’impatto avverrà nella notte tra il 26 e il 27 settembre e LiciaCube sarà lì a testimoniarlo. Sganciato lunedì scorso dalla sonda madre Dart (Double Asteroid Redirection Test), dove si trova ora LiciaCube? E cosa dovrà fare per portare a termine il suo compito? A raccontarlo ad askanews Simone Pirrotta, Program Manager dell’Agenzia spaziale italiana per LiciaCube. “Ora Dart si sta avvicinando a Dimorphos volutamente in rotta di collisione. Diversamente da altre missioni interplanetarie in cui, avvicinandosi a un corpo celeste si cerca di minimizzare la velocità relativa perché ad esempio si vuole atterrare sulla superficie, la sonda della Nasa ha volutamente una velocità di avvicinamento all’asteroide molto alta perché vuole trasferire energia con l’impatto. LiciaCube – spiega Pirrotta – viaggiando su Dart fino al rilascio, ha ereditato questa velocità di avvicinamento piuttosto elevata, quindi la sfida maggiore per il nostro satellite è osservare l’impatto della sonda sull’asteroide Dimorphos e i suoi effetti contribuendo a confermare la capacità di deflessione dell’orbita, quindi la riuscita della missione, ma poi effettuare investigazioni scientifiche autonome, durante un flyby molto rapido. Diciamo pure che LiciaCube sfreccerà accanto alla scena dell’impatto e dovrà quindi essere molto accurato nell’inserirsi nell’orbita ottimale e agile nel ruotare per mantenere i target nel campo di vista”. “Tutto questo – sottolinea il program manager Asi – a oltre 10 milioni di km dalla Terra e in condizioni di spazio profondo. Siamo davvero orgogliosi di avere il primo satellite italiano in Deep Space,con un team nazionale al comando e un centro di controllo in Italia. Primo italiano e terzo del mondo, dopo i due cubesat americani MarCO che hanno volato verso Marte con la sonda InSight nel 2018”. In attesa dell’impatto di Dart con l’asteroide, che avverrà nella notte tra il 26 e il 27 settembre a una velocità di circa 21.000 km/h, LiciaCube effettuerà 2 (o 3, se necessario) manovre orbitali per immettersi nella sua traiettoria di avvicinamento che consente un passaggio a circa 50 km dall’asteroide tre minuti dopo l’impatto di Dart. “Un distanza – spiega Pirrotta – che rappresenta un compromesso: abbastanza vicino da avere immagini con una buona risoluzione, ma abbastanza lontano da garantire la sicurezza del cubesat dallo sbuffo di detriti che si solleverà dopo lo scontro. Analizzare in tempo reale i materiali sprigionati dall’impatto e la loro evoluzione è proprio il valore aggiunto della nostra missione, perché la deflessione della traiettoria si potrà misurare anche con i telescopi da Terra. Inoltre LiciaCube, proseguendo nel passaggio ravvicinato oltre l’asteroide, sarà in grado di vederne anche il lato nascosto a Dart e questo consentirà di ricostruire anche la forma dell’asteroide che insieme alle stime di massa e quindi densità serviranno a caratterizzarlo ulteriormente”. Non solo la distanza ma anche il momento di sorvolo non è casuale. Dopo l’impatto ci si aspetta che Dart finisca in mille pezzi e LiciaCube, per tenersi al sicuro ed essere certa di trovare quello che cerca, passerà tre minuti dopo l’impatto, quando il team di missione si aspetta che si sia ben sviluppato lo sbuffo di detriti. “Il cubesat catturerà le immagini dell’impatto e dei suoi effetti, poi scatterà le foto anche del lato nascosto dell’asteroide, quindi si allontanerà nello spazio profondo”. “Nei due mesi successivi – prosegue Pirrotta – scaricherà tutte le immagini che avrà in memoria. Il cubesat è progettato per sopravvivere almeno 6 mesi nell’ambiente di missione, quindi abbiamo altri 4 mesi a disposizione per eventuali ulteriori download di dati e test tecnologici. Quando si deciderà di terminare la missione, il satellite verrà reso passivo e viaggerà nello spazio diventando un oggetto orbitante nel Sistema Solare”. Le prime immagini saranno rese pubbliche 2 o 3 giorni dopo l’impatto, quindi entro fine mese anche noi potremo vedere da vicino Dimorphos. Gli scienziati avranno materiale importante per le loro ricerche, materiale che servirà anche alla missione dell’Esa Hera – l’ultimo step del test dimostrativo di difesa planetaria iniziato con Dart – che sarà lanciata nell’ottobre del 2024. Hera orbiterà a lungo nell’ambiente della coppia di asteroidi, raccogliendo informazioni chiave su Dimorphos come la massa e la struttura interna, oltre alle dimensioni del cratere generato dall’impatto con Dart. I dati extra di Hera aiuteranno a trasformare l’esperimento di deflessione Dart in una tecnica ben compresa e ripetibile nel caso in cui in futuro fosse necessario proteggere la Terra da un asteroide. Il successo di LiciaCube testimonia anche il ruolo crescente che nano e microsatelliti stanno avendo nel settore spaziale. Un trend intercettato diversi anni fa dall’Agenzia spaziale italiana che di recente ha creato un’unità dedicata e avviato il programma Alcor. “Con costi e tempi di realizzazione molto più contenuti – osserva Pirrotta – ma con satelliti completi in termini di architettura, i cubesat sono piattaforme che possono essere lanciate più facilmente ed essere aggiunte a una missione classica con una funzione specifica. Hanno dimostrato questa potenzialità già in missioni in prossimità della Terra e adesso la stanno dimostrando in Deep Space”. Il caso questo di LiciaCube ma anche di ArgoMoon, altro continua a leggere sul sito di riferimento

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