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    I presidi: “Mancano insegnanti, concorsi centralizzati non funzionano”. Bianchi: “Nessun problema cattedre, supplenti sono 5%”

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    di Chiara Adinolfi e Manuela Boggia

    ROMA – Oggi in molte regioni italiane si torna in classe, per la prima volta dopo due anni senza distanziamenti e mascherine. A preoccupare resta però il tema della mancanza degli insegnanti, come sottolinea Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp), intervenuto in diretta questa mattina a Coffee Break su La7. “Le criticità della scuola sono sempre le stesse. Accantonata l’emergenza Covid, restano sempre gli stessi problemi. Il primo è che non ci sono tutti i docenti che ci dovrebbero essere. Il ministro si è impegnato- spiega Giannelli-, ma è il meccanismo che non funziona. Circa un quarto di tutti i docenti sono precari, e questo è dovuto al meccanismo di concorsi centralizzati. In tutti gli altri Paesi le assunzioni le gestiscono le scuole, e questi problemi non ci sono. Noi per motivi ideologici non vogliamo attuare questo meccanismo, ma è l’unica soluzione, altrimenti il problema non si risolverà mai”.

    Di tutt’altro avviso il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi secondo cui “Non c’è un problema di cattedre- ha ribadito Bianchi- ci sono 40-44mila supplenti ossia il 5% del totale”. “Credo che i sindacati abbiano lanciato una provocazione per riportare la scuola al centro dell’attenzione. Ma noi abbiamo lavorato per fare le supplenze prima del primo settembre, non dopo come si faceva un tempo”, dichiara questa mattina Bianchi, a RaiNews 24 rispondendo a una domanda sull’ incognita cattedre di cui si è parlato nelle ultime settimane.

    “Non c’è nessun balletto delle supplenze- continua Bianchi- abbiamo 801mila insegnanti e di questi 91mila sono insegnati di sostegno in deroga, ossia insegnanti che sostengono i bambini in difficoltà e si chiamano ‘in deroga’ perché devono essere fatti anno per anno”. Poi “abbiamo un tema di 25mila insegnanti che stanno concludendo il concorso. Noi abbiamo fatto 7 concorsi in un anno e mezzo- ricorda Bianchi- abbiamo assunto 61mila insegnanti l’anno scorso, 50mila più 25mila li assumeremo entro fine anno e poi l’impegno con l’Europa è di assumerne altri 70mila per l’anno prossimo”.

    “Non c’è un problema di cattedre- ribadisce il ministro- ci sono 40-44mila supplenti ossia il 5% del totale, sono insegnanti che coprono quelle naturali e necessarie situazioni di chi è in malattia, maternità o svolge altra attività politica e sindacale”. La via maestra “è fare i concorsi e continuare in questo lavoro che abbiamo fatto ossia di riportare l’idea che per entrare nel pubblico impiego serve il concorso”, sottolinea il ministro.

    In riferimento al rientro a scuola senza mascherine Bianchi ricorda: “c’è grande allerta e siamo attentissimi a vedere tutto quello che succede”. Infine sulla didattica a distanza, non più prevista per gli alunni positivi, il ministro evidenzia: “la dad nei momenti dell’emergenza è stata importante perché ha tenuto unite le classi e agganciati i nostri ragazzi, in altri paesi questo non lo hanno fatto e lì le perdite sono state veramente molto pesanti. Oggi torniamo in presenza, vogliamo rimanere in presenza e lavoreremo per questo. Ma lavoreremo anche per una didattica più compartecipata, più di laboratorio e più all’aperto”.

    Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

    L’articolo I presidi: “Mancano insegnanti, concorsi centralizzati non funzionano”. Bianchi: “Nessun problema cattedre, supplenti sono 5%” proviene da Ragionieri e previdenza.

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