Di Alessio Pisanò

BRUXELLES – “Quello che non è proibito può essere fatto, cambiare i trattati Ue non è un tabù”. Così all’agenzia Dire Guy Verhofstadt, eurodeputato liberale (Renew Europe), copresidente dell’executive board per l’Europarlamento della Conferenza sul futuro dell’Unione europea.

Verhofstadt risponde a quanti, soprattutto a livello di governi nazionali, non vorrebbero alcun cambiamento ai trattati fondamentali dell’Ue, ovvero delle regole in base alle quali l’Unione europea funziona dal punto di vista legislativo e in termini di competenze dirette e sussidiarietà con gli Stati membri.

“Stiamo valutando quali riforme, proposte e visioni sono necessarie in un prossimo futuro e poi ci chiederemo se siano attuabili con i trattati attuali” spiega Verhofstadt, secondo il quale si tratta di “una questione aperta”.

L’eurodeputato affronta così una delle questioni più annose di un’ipotetica modifica ai trattati Ue: il diritto di veto che ogni governo nazionale ha in sede di Consiglio Ue. “L’unanimità tra i governi nazionali è uno stallo per l’Unione Europea, un fatto evidente in casi come l’immigrazione, il recovery fund, la politica estera e tanto altro”.

Sostanzialmente, spiega Verhofstadt, accade che “un piccolo partito al governo di uno degli Stati membri – per motivi prettamente nazionali – oggi può bloccare l’intera l’Unione europea”. Un problema, questo, che “un consistente numero di stati membri, tra cui anche i più grandi come la Germania, stanno cominciando a realizzare”.

Verhofstadt è convinto che “il principio di base debba essere la maggioranza qualificata per ogni decisione politica a livello europeo”. Una rivoluzione che implicherebbe, appunto, una modifica ai trattati europei. A questo proposito, l’eurodeputato esprime ottimismo nei confronti della Conferenza sul futuro dell’Unione europea: “Si tratta, per la prima volta, di un’iniziativa congiunta delle tre istituzioni dell’Unione europea e di tutti i parlamenti nazionali, con il coinvolgimento dei cittadini che saranno rappresentati da oltre cento delegati”.

L’appuntamento, insomma, “non sarà un mero esercizio di ascolto bensì di partecipazione diretta”.E proprio sui cittadini, Verhofstadt non ha dubbi: “Gli ultimi sondaggi Eurobarometro mostrano come i cittadini europei siano a favore di un’Ue più forte ma la vogliono diversa, in grado di risolvere i problemi reali”.

Secondo Verhofstadt, sarà solo nel momento in cui si arriverà “a un possibile accordo circa le azioni concrete che dovranno essere intraprese a livello europeo, come la reazione alla pandemia, la lotta al cambiamento climatico, l’immigrazione”, che “si renderà evidente come il cambiamento dei trattati è una cosa fondamentale”.

Quella degli “Stati Uniti d’Europa” – evoluzione ultima di un cambiamento radicale dell’Unione europea di oggi in senso federalista – per Verhofstadt è una “vecchia idea”, ma ormai “non esiste altra scelta”.
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