ROMA – “Siamo contrarissimi alla chiusura anticipata. Una cosa del genere va contro tutti i tentativi che stiamo facendo per mantenere basso il livello di diffusione dell’infezione nelle scuole, quindi la chiusura anticipata vorrebbe dire sconfessare tutto quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo. E sarebbe anche un grave problema per i ragazzi, che tornerebbero in Dad”. Lo dice all’agenzia Dire il presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma, Mario Rusconi, in riferimento all’ipotesi circolata negli ultimi giorni di un’eventuale chiusura anticipata degli istituti, per frenare l’aumento dei contagi. “I contagi si stanno diffondendo a macchia d’olio, soprattutto alle medie e nelle primarie- spiega Rusconi- nelle superiori molto meno, perché anche se i ragazzi più grandi fanno una vita più attiva, moltissimi sono vaccinati. Speriamo quindi che la campagna di vaccinazioni per i più piccoli possa procedere velocemente, altrimenti c’è il rischio di una forte infezione”. Tuttavia i presidi restano dell’idea che la chiusura anticipata delle scuole non sarebbe la soluzione più giusta. “Non decidiamo noi, siamo dirigenti della scuola, per cui dobbiamo rispettare le decisioni che verranno prese, ma speriamo vivamente che non si arrivi a questo punto”.

“RISOLVERE PROBLEMA CLASSI POLLAIO”

“Il problema è sempre quello: le classi pollaio. Nelle scuole le misure di sicurezza profilattiche sono rispettate al 99%: non ci sono assembramenti, vengono indossate le mascherine, e si utilizza il gel disinfettante. Ma se ci sono classi con 28-30 alunni in spazi ristretti, tutto ciò non basta”. Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma, fa il punto sulla condizione delle scuole a pochi giorni dall’interruzione della didattica per la pausa natalizia e in vista della ripresa di gennaio. “Avevamo chiesto una norma che impedisse di formare classi con più di 23 alunni, ma non è stata presa in considerazione- commenta Rusconi all’agenzia di stampa Dire- il problema non sarebbe neanche quello di trovare gli insegnanti perché ora, con i fondi del Pnrr, i soldi ci sono. Il problema è trovare gli edifici. Se riduciamo le classi pollaio, che sono qualche centinaio di migliaio in tutta Italia- spiega il presidente dell’Anp Roma- avremmo circa 10mila classi in più: dove le mettiamo? Ci vorranno almeno 4 anni per vedere realizzati gli edifici ipotizzati dal Pnrr. E cercare situazioni esterne alle scuole si è rivelato insufficiente: si sono offerte le parrocchie, non bastano. I Comuni hanno fatto pochissimo. A Roma alcune scuole hanno chiesto di utilizzare spazi del Comune completamente vuoti, ma la risposta è stata un secco no, senza spiegazioni”. Un problema, quello delle classi sovraffollate, che si aggiunge a un altro nodo ancora irrisolto: la gestione dei tamponi. “È stato detto dal generale Figliuolo che ci sarebbero stati gli hub dell’esercito. Li aspettiamo. Speriamo che siano organizzati e pubblicizzati, perché il tampone zero richiede un’organizzazione capillare- aggiunge ancora Rusconi- altrimenti diventa a carico della famiglia. Tutti questi aspetti creano difficoltà a scuole e famiglie, che spesso non vengono presi in considerazione”. Sotto controllo, invece, la verifica dell’obbligo vaccinale per i docenti e il personale della scuola, che entrerà in vigore da mercoledì15 dicembre. “L’app per verificare il super green pass è già attiva, ma la percentuale di docenti non vaccinati è comunque molto ridotta”, conclude Mario Rusconi.

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