ROMA – “Se vogliamo vincere a Roma occorrono delle precondizioni”. Lo scrive in un lungo post su Facebook il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut. L’ex assessore all’Urbanistica della Giunta Veltroni, elenca in dieci punti la sua ricetta.

“1. Grande umiltà- scrive- non abbiamo nulla da insegnare, molto da capire. La nostra storia migliore può consentirci di elaborare l’ascolto in proposta politica, in tempi rapidi. Ma bisogna iniziare. E siamo indietro”.

“2. Roma ha bisogno di un nuovo ordinamento. Serve una linea forte. Non serve una linea finta e conformista. Bisogna porre la questione della riforma costituzionale per la Capitale. Il Pd alla Camera ha accolto la mia proposta. Chiedo diventi la proposta del Pd in campagna elettorale”.

“3. Chi si candida fa le primarie. Ma davvero. Ed il Pd resta arbitro. Nel 2016 non fu così. Il Pd, ad ogni livello, non fu arbitro. Dal Governo guidato da Renzi, fino all’ultima cordata romana, il candidato sostenuto fu Giachetti, poi uscito dal Pd. Per questo non parteciperò alle primarie. Ma darò il mio contributo liberissimo di idee”.

“4. Lotta alla destra che vuole tornare e chiarezza sul disastro Raggi. È l’unico modo per far emergere una posizione coerente che pagherà meglio di qualunque altra nel rapporto col sentimento della opinione pubblica romana. Non so se basterà a vincere. Ma ci restituirà coerenza, che per noi è il pane principale”.

“5. Ristabilire un giusto rapporto con la nostra storia di governo a Roma. Niente agiografie. Forti innovazioni programmatiche. Ma la storia del movimento democratico romano, da Petroselli e Veltroni, per me è e resta la parte migliore dell storia politica di Roma moderna. Goffredo Bettini insieme a molte e molti altri fa parte di questa storia che rivendico. E non la confondo né con la destra criminale e affarista che ha invaso Roma dopo il 2008 né con il disastro Raggi”.

“6. Le correnti del Pd, per favore, vadano in time-out. Certi comportamenti, anche di queste ore, non possono che portare acqua al mulino degli avversari dei Democratici. SI PARTE MALE. Vale sia per il livello politico che per quello dei governi dove amministriamo”.

“7. Il Pd si presenti in modo diverso. Che vuol dire “aprire porte e finestre”? Roma può essere un laboratorio per l’innovazione del Pd. Il Pd dovrebbe fare una lista “Democratici” con le sue migliori esperienze di partito e tante esperienze provenienti dal tessuto civico. Oltre a tante altre liste civiche che autonomamente si proporranno. Occorre dare un segno “estetico” di una nuova storia che inizia da Roma”.

“8. Orgoglio. Andare a viso aperto. Ma per farlo occorre dire la verità. E presentarsi con le carte in regola. Per questo vale tanto più il punto 6”.

“9. Mi aspetto un’iniziativa del Partito Democratico che, a prescindere dai candidati, metta in piedi un lavoro di costruzione della proposta politica che coinvolga tutte le nostre migliori risorse, interne ed esterne, a largo raggio. Non tutto può essere delegato ai candidati. Il Partito non è un “semaforo” ma un soggetto politico”.

“10. Dieci camper per iniziare a girare Roma dai prossimi giorni. L’ho fatto per due anni. Senza campagne elettorali. Ed è stata una esperienza entusiasmante. Circoli mobili. Costano poco e rendono molto”.

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